Rabarama: vivere , modellare, sentire
Una bambina plasmò un mondo unico, modellando la creta e dando voce alle sue emozioni. Ci sono fanciulli che con i giocattoli fantasticano e, nel loro mondo immaginario, creano eroi e salvano il pianeta. Ma questa, invece, è la storia di una bambina che amava stare all’aria aperta, in mezzo alla natura, e si chiedeva l’origine del mondo: da dove venisse, cosa potesse creare lei da sola. E poi, ogni tanto, pensava: “Gli alieni mi salveranno da questo mondo e mi porteranno via?”
Due genitori artisti che la amano profondamente le dicono: “Sei nata libera di scegliere il mestiere che più ti piace .”
E poi: “Un’unica direzione per tutta la vita.”
Sei solo una bambina, ma puoi trasformare un pacco di creta e farlo diventare ciò che più desideri. Una, due, tre, quattro volte, in tante maniere diverse. Le mani creano e che sia amore, delusione, rabbia tu cresci ,diventi adulta insieme a queste opere.
Rabarama, questo il suo nome d’arte.
Artista contemporanea , originaria di Roma vive in Veneto .Quando è sola con sé stessa, guarda il mondo fuori dal suo atelier vicino Padova, e trovano spazio pensieri nuovi, perché sta già creando per sentirsi ancora più viva di ieri.

Le persone si riconoscono in queste opere. Queste opere, che si adagiano silenziose in ogni angolo del mondo, opere che si posano lievi, e questi occhi profondi ti guardano.
Dal loro corpo, scolpito a nido d’ape , come nella visione di Rabarama ,
il rosso si riflette su quello accanto, azzurro.
Così, via dicendo, danzano insieme, liberi, si muovono, sorretti dalla terra, guardando l’orizzonte.
Felici. A volte hanno compreso che la tristezza è una nuvola passeggera, ma ognuno di loro ha la propria consapevolezza.
Oggi l’arte è spesso interattiva e digitale. Secondo lei, questa fruizione immediata rischia di ridurre l’esperienza artistica, rispetto alla contemplazione profonda che richiede una scultura?
Tutto evolve nella vita e comprendo questa forma diversa di esperienza rispetto a ciò che propongo io. Sono cresciuta in un laboratorio: papà scultore e mamma ceramista. Ho ricevuto basi classiche e manuali che nel tempo si sono plasmate. Preferisco nutrire un rapporto approfondito con l’arte.
Il mio passaggio è di accoglienza verso questi nuovi mondi digitali, e alla base sento comprensione e apertura. Qualsiasi forma di comunicazione può scatenare delle scintille interiori . Tuttavia, c’è una perdita di valori: a volte si smarrisce conoscenza e sapere.
In ogni caso, chi ama l’arte ha curiosità di conoscere. Io sono una donna tangibile e mi rivolgo al concreto della contemplazione di un’opera che puoi vivere .
Nelle sue opere si percepisce un dialogo tra terra e cielo: è un confronto simbolico tra materia e spirito?
Inizialmente il mio approccio era molto terreno. Vedevo l’essere umano come una sorta di “computer biologico”, modellato dalla genetica e dall’ambiente, privo di vero libero arbitrio. Da bambina mi arrampicavo sugli alberi e osservavo il mondo, cercando di immaginare la storia di ognuno di noi in relazione alla vita terrena. Con il tempo, soprattutto viaggiando, la mia visione si è ampliata. Ho compreso che le esperienze sensoriali il tocco, gli odori, i profumi sono solo una parte della nostra esistenza. Quel dialogo tra terra e cielo, tra materia e spirito, non è stato immediato per me: è una simbologia che ho scoperto negli anni, attraverso l’osservazione, la ricerca e l’esperienza.
Quando modella un umanoide in creta, lo percepisce come una presenza reale? Sente vita in ciò che crea?
Assolutamente sì. Per me la creazione è un processo di trasformazione che attraversa il cuore, il corpo e si manifesta attraverso le mani. Ogni volta che la creta grezza comincia a prendere forma, sento come se qualcosa di vivo stesse emergendo. È il momento più emozionante: quando la materia inerte si trasfigura in presenza.
Ogni scultura è poi dipinta a mano, con cura e attenzione. Seguo personalmente tutte le fasi della realizzazione, perché ogni opera è un’estensione di me, un frammento di vita che prende corpo.
La creazione di una scultura è anche un viaggio interiore? Le capita di sentirsi più leggera, come se stesse scolpendo anche sé stessa?
Ho un ricordo di quando mi hanno detto: “Tu, con la tua arte, ti salverai sempre.” È così! Un viaggio, un addentrarsi nella parte profonda del proprio io per scaricare quello che accade intorno.
In realtà non scolpisco proprio me stessa. Tuttavia, le mie emozioni parlano attraverso le mie sculture. È un’evoluzione. Trasformo emozioni brutte e le faccio mutare in bello.
C’è tutta la mia verità in ciò che creo. Sono profondamente cambiata anche attraverso le esperienze difficili che ho vissuto: sono proprio quelle che mi hanno portato a essere la persona che sono oggi.
Ci sono opere a cui è profondamente legata e da cui non riuscirebbe mai a separarsi? Perché?
Sì, ci sono. Ho un legame profondo con la seconda opera che ho creato, la sento profondamente rappresentativa per me. Successivamente abbiamo eseguito un lavoro a posteriori per farmi “entrare” dentro questa scultura, e sono state realizzate delle foto in collaborazione con Hikari Kesho.
Sono rannicchiata dentro questa creatura , e lì mi sento protetta. Amo molto stare in compagnia di me stessa, ma questa opera mi ha dato la forza per uscire dal mio bozzolo. È questo il motivo per cui mi sento profondamente legata a lei.
Esplorando la sua anima attraverso l’arte, sente sempre un legame profondo con ogni opera, o a volte alcune le sembrano sfuggire, come se non le appartenessero più?
Dipende . Dipende da quanto l’esterno intercede rispetto al mio mondo. Può capitare che io senta il bisogno, una mattina, di parlare attraverso una mia creazione. Se vengo limitata in questo, mi sento costretta a seguire delle regole e l’artista è l’essere più libero che esista.
La mia connessione con ciò che realizzo è sinonimo di libertà.
Le sue opere toccano temi come trasformazione, mutazione, codici genetici, destino e simbolismo. C’è una tematica che l’ha risvegliata interiormente e da quel momento si è sentita cambiata?
Tutte mi hanno attraversato. Utilizzare il simbolismo ti apre la mente . Esci dai condizionamenti dell’ambiente in cui cresci . In un’epoca dove è facile cadere nella disumanizzazione io ho scelto la via per raccontare agli altri quello che mi accadeva attraverso le mie opere . E anche di raccontarmi a queste creature dalle sembianze umane sin dal principio. Questo già quando avevo 9 anni , con la mia prima esperienza di esposizione opere .
La sua sensibilità viene colta subito, o a volte sente che la sua forza interiore la sovrasta, rendendola meno visibile?
La fragilità viene percepita meno perché ci siamo abituati a nascondere quello che, per gli altri, è debolezza, ma in realtà amplifica la sensibilità interiore. Chi mi vede da fuori vede la durezza, ma poi tutto il resto me lo vivo nella mia vita privata. Preferisco proteggere quella parte di me. Perchè quella è solo mia.
Che tipo di legame sente con chi osserva le sue opere? È un dialogo, una condivisione, o qualcosa di più sottile?
Generalmente, chi si avvicina alle mie opere ha qualcosa in comune con la mia interiorità. Poi ognuno ha una propria lettura personale. Mi piace lanciare degli input, anche attraverso i social. Ho un dialogo con le persone proprio grazie ai social. Ci avviciniamo anche durante le inaugurazioni: le persone mi parlano molto delle opere e mi dicono quello che pensano. È bellissimo perchè questo mi da tanta energia . Sempre a piccole dosi perchè io sono abituata nella vita a stare tanto tempo per conto mio . Il dialogo di spessore avviene tra l’opera e chi ne sta fruendo . Io a un certo punto esco di scena .
Il suo desiderio è quello di creare per sempre o immagina un tempo nuovo , solo per sé stessa.Dove si immagina tra dieci anni, come artista e come donna?
Penso che lavorerò fino all’ultimo respiro. Creare è una mia necessità, e lo farò sempre. Mi vedo sicuramente più rilassata tra dieci anni, e farò questo lavoro con meno scadenze.
Luisa Muttin
Foto Archivio fornite da Rabarama
