Taranto – Falanthra, terrazza e caffè Alzheimer
Ridere alla vita è un gioco da ragazzi è il refrain della canzone di Lucio Corsi “Volevo essere un duro” il quasi vincitore dell’ultimo Sanremo. Ridere è la ragione fondante dei Caffè Alzheimer, una specialità dell’associazione Falantrha Odv di Taranto.
Sulla Terrazza Falanthra ieri sera musicoterapia sotto le stelle con gli animatori che collaborano con l’associazione, con la visita gradita del dr Giovanni D’Ayala Valva e consorte che, con la Fondazione Duca e Duchessa di Valverde sostiene le organizzazioni del terzo settore che si occupano dei fragili.
Agire sulle emozioni, che restano inalterate durante l’aggressione della malattia, significa offrire quel magico incontro con sé stessi, con le cose belle della vita, che vale più di ogni farmaco. I caffè Alzheimer sono la dimostrazione che con la demenza si può convivere tendendo alla normalità, così come è normale ridere e ballare.
Questo lo spirito che accumuna tutti gli operatori che nelle organizzazioni si occupano di Alzheimer e demenza: cercare di creare un sentimento di accoglienza, una comunità dove vince l’amicizia, un toccasana di felicità che contamina la città, il quartiere, le famiglie.
Ieri è stata una vera festa a coronamento di un anno di lavoro nei laboratori bisettimanali di recupero cognitivo e animazione nei quartieri che ha creato nuove adesioni di amici.
Quello da aggiungere, alle immagini che mostrano alcuni tratti con discrezione, è che Falantrha oramai è all’undicesimo anno di attività grazie all’impegno di Daniela Lelli e Cesare Natale, già paramedici, che con la loro costanza e talvolta sana caparbietà cercano di sussistere il settore sanitario con le iniziative associative.
Il cronista vede gente felice, Mario – uso nomi di fantasia – che ti saluta ricordando mangiate insieme, Pino dice di conoscermi, poi ognuno rientra in quel mondo di suoni, delle nacchere, dei taburelli, del tamburo, ritmi che saltellano nella mente, creando una atmosfera festosa.
Li lascio così rientrando nel solito tran tran, ma il passo è più leggero ancora pervaso dal ritmo, ma anche da buone endorfine.
