Migranti: Trump e i respingimenti

Migranti: Trump e i respingimenti
Gli Stati Uniti e una miniatura della Statua della Libertà Foto di Ralf1403 per Pixabay

Migranti: i campo di Trump in Florida

Migranti: la Florida ora ha la sua versione di Alcatraz o di un campo di sterminio? Questa è l’ultima questione in ordine di tempo che divide i sostenitori di Trump e i suoi critici. 

Lo scorso giugno, il governatore della Florida Ron De Santis ha infatti ordinato la costruzione di una nuova struttura di detenzione per gli immigrati illegali nelle paludi delle Everglades. 

Foto di una mappa
Mappa della Florida
Foto di Neil Mewes per Unsplash

Secondo l’ufficio del governatore, il campo di prigionia è progettato per essere completamente autonomo. I migranti saranno ospitati in roulotte della FEMA (Federal Emergency Management Agency) e in strutture temporanee a pareti morbide (cioè tende normalmente utilizzate per ospitare gli sfollati in fuga da disastri naturali).

Alligator Alcatraz

Attualmente, il campo (ribattezzato “Alligator Alcatraz” dai sostenitori di Trump) può ospitare fino a 3000 prigionieri, ma De Santis ha già dichiarato che entro luglio verrà espanso ulteriormente al punto da poterne contenere 5.000. 

Prigionia in condizioni precarie

La struttura si trova in un’area spesso soggetta a uragani, dove le norme edilizie richiedono che gli edifici siano progettati per resistere al vento. Secondo i progettisti, le strutture del campo sono progettate per resistere a venti di 110 miglia orarie (la velocità massima dell’uragano Milton dello scorso anno ha raggiunto le 180 miglia orarie).

Diversi prigionieri hanno denunciato di vivere in condizioni disumane, tra cui mancanza di accesso all’acqua, cibo inadeguato e mancanza di privacy. Secondo queste denunce, i prigionieri non hanno accesso a strutture sanitarie adeguate, ricevono da mangiare solo una volta al giorno e il cibo è spesso avariato. Inoltre, alcuni prigionieri non hanno accesso alle loro medicine e soffrono a causa della costante presenza di zanzare nel campo.

Anche diversi politici della Florida hanno criticato la situazione nel campo. A seguito di una visita guidata, Wasserman Schultz, membro democratico della Camera dei Rappresentanti in Florida, ha denunciato le condizioni delle celle nella struttura. Secondo la politica, ogni cella ospita fino a 32 prigionieri costretti a vivere in spazi angusti e in condizioni igieniche precarie.  La sua collega Angie Nixon ha invece definito la struttura in Florida un vero e proprio campo di concentramento

Una bandiera sventola al vento
La bandiera di El Salvador
Foto di Wd Tor Mc per Unsplash

Deportazioni in tutto il mondo

Il campo di prigionia in Florida è solo l’ultima delle strutture di detenzione per gli immigrati illegali, volute da Trump in ordine di tempo. Già in febbraio, la sua amministrazione aveva iniziato a deportare immigrati illegali a Cuba, nel campo di prigionia di Guantanamo.  A seguito degli ordini di Washington, Guantanamo era stata poi espansa ulteriormente per arrivare ad ospitare fino a 30.000 persone.

Oltre a Guantanamo, Trump ha siglato un accordo anche con il presidente salvadoregno Nayib Bukele per la deportazione e l’imprigionamento di immigrati arrestati dalle autorità statunitensi. Il governo di El Salvador ha infatti accettato di detenere questi detenuti nella Cecot, la più grande prigione nel continente americano costruita da Bukele nel corso della sua controversa lotta contro i narcotrafficanti salvadoregni. 

Nuove deportazioni

Attualmente, si pensa che vi siano ospitati tra i 10.000 e i 20.000 prigionieri, e gli ultimi arrivati sono le 261 persone espulse in questi ultimi mesi dall’amministrazione Trump dagli Stati Uniti (238 accusate di appartenere alla gang venezuelana Tren de Aragua e 23 presunti membri dell’organizzazione criminale internazionale MS-13).

All’inizio di luglio, la politica anti-migratoria di Trump ha ottenuto un’ulteriore vittoria grazia alla Corte Suprema. L’organo giudiziario ha infatti stabilito che Trump può deportare immigrati in Paesi diversi da quelli da cui sono provenuti

Oltre ad El Salvador e Guantanamo, Trump ha ordinato la deportazione di immigrati illegali in diverse strutture presenti in Eswatini e nel Sudan del Sud.

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Prigionieri senza precedenti penali

Secondo l’amministrazione Trump, questa mossa è necessaria in quanto i Paesi d’origine di questi migranti spesso non accettano il loro rimpatrio.  Tuttavia, i critici sostengono che l’amministrazione Trump stia deportando gli immigrati in Paesi con una lunga storia di abusi dei diritti umani, mettendo così le loro vite in pericolo

I critici hanno poi sottolineato che molti dei detenuti in questi campi di prigionia non hanno precedenti penali. Secondo un esame preliminare delle oltre 700 persone detenute nella struttura in Florida, solo un terzo di loro ha precedenti penali. Circa 250 dei detenuti hanno invece violato le norme sull’immigrazione, un reato civile normalmente non punito con la detenzione. 

Allo stesso tempo, molti dei nuovi detenuti a Guantanamo e a Cecot sono immigranti non considerati pericolosi dalle autorità giuridiche statunitensi e spesso senza alcun precedente penale. 

Nonostante le controversie e le critiche, Trump non sembra però intenzionato a fare marcia indietro. Al contrario, la sua amministrazione ha abolito molti programmi per favorire l’arrivo e l’integrazione di immigrati e rifugiati negli Stati Uniti. A causa di questa politica, numerosi cittadini stranieri che attualmente vivono negli Stati Uniti rischiano di essere deportati o arrestati in quanto sono ora considerati immigrati illegali. 

Raffaele Gaggioli

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