Italia nella Top 5 per import carne di squalo

Italia nella Top 5 per import carne di squalo

Giornata mondiale dello squalo. Consumo inconsapevole, impatto irreversibile: Italia nella top 5 per l’import di carne di squalo

WWF: molto spesso non sappiamo di averlo mangiato. Necessario implementare informazione, tracciabilità e etichettature

Gli squali, insieme a razze e chimere (elasmobranchi), sono tra le specie più vulnerabili al mondo. A livello globale, la loro popolazione si è dimezzata negli ultimi 50 anni e oltre il 37% delle specie di squali e razze è minacciato di estinzione. Nel Mar Mediterraneo, la situazione è ancora più critica: è un hotspot per la biodiversità con 86 specie note di elasmobranchi, ma più della metà di queste è a rischio estinzione.

Il motivo principale? La cattura accidentale nelle attività di pesca. Eppure, come avvisa il WWF, questi predatori marini svolgono un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio dell’ecosistema e del clima globale. In occasione della Giornata mondiale dello squalo è quindi necessario diffondere informazione anche sui consumatori, che in molti casi non sanno che stanno per consumare carne di squalo.

Il commercio globale della carne di squalo: cosa si consuma e perché

Ogni anno, circa 100 milioni di squali vengono uccisi per carne, pinne, olio di fegato e cartilagine. La carne, spesso considerata un prodotto secondario rispetto alle pinne, è al centro di un mercato in espansione e altamente interconnesso. Gli squali vengono commercializzati anche per la loro pelle, ma è la carne di squalo ad essere sempre più presente nei mercati europei.

Tra le specie più vendute troviamo squali in pericolo come verdesca (Prionace glauca), palombo (Mustelus mustelus), spinarolo (Squalus acanthias) e smeriglio (Lamna nasus). In molti casi, questi prodotti arrivano in tavola senza che il consumatore ne sia consapevole.

 L’Europa e l’Italia nel commercio globale: un ruolo chiave e controverso

L’Unione Europea è uno degli attori principali nel commercio globale della carne di squalo. Secondo uno studio pubblicato su Marine Policy insieme a WWF, Spagna, Portogallo e Italia giocano un doppio ruolo: importatori e centri di redistribuzione. La Spagna, ad esempio, importa da Africa, Asia e America Latina e riesporta verso l’Italia e il Brasile.

L’Italia è nella top 5 dei paesi importatori di carne di squalo, negli ultimi 7 anni di dati disponibili (2017-2023) abbiamo importato oltre 43.000 tonnellate prevalentemente dalla Spagna, seguita dalla Francia.

Questa dinamica solleva forti contraddizioni: da un lato l’UE si impegna nella conservazione marina (es. Politica Comune della Pesca, regolamento “fins naturally attached”), dall’altro i controlli sono pochi, la tracciabilità ed etichettatura sono carenti e le violazioni delle normative frequenti.

Percezioni dei consumatori: tra inconsapevolezza e disinformazione

Un’altra indagine pubblicata su Marine Policy condotta su oltre 600 cittadini milanesi ha evidenziato una preoccupante inconsapevolezza:

  • Il 64% dei partecipanti non sa che la carne di squalo è legalmente venduta in Italia.
  • Il 93% dichiara di non averla mai acquistata, ma quasi un terzo (28%) ha consumato specie come palombo, verdesca o gattuccio senza sapere che fossero squali.

Il problema è anche culturale e comunicativo. Le etichette spesso riportano nomi comuni ambigui, che non aiutano il consumatore a identificare il prodotto. Infine, solo il 30% degli intervistati è consapevole dei rischi per la salute legati alla carne di squalo (accumulo di metalli pesanti e contaminanti).

Etichetta, tracciabilità e informazione: strumenti chiave per cambiare rotta

Per ridurre il consumo inconsapevole di carne di squalo, il WWF invita i cittadini a leggere sempre l’etichetta dei prodotti itticifamiliarizzare con i nomi comuni delle specie di squalo (es. verdesca, gattuccio, palombo), evitare prodotti senza etichetta o con tracciabilità incompleta.

Le informazioni obbligatorie in etichetta sono:

1.        Denominazione commerciale e nome scientifico

2.        Zona FAO di cattura

3.        Metodo di produzione

4.        Tipo di attrezzo da pesca utilizzato

Controllare l’etichetta dei prodotti ittici è fondamentale non solo per evitare di acquistare pesce proveniente dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), ma anche per sapere con quale attrezzo è stato pescato (e preferire quelli meno impattanti), da dove proviene e per identificare con certezza la specie acquistata. In questo caso, no sharks!

 L’appello del WWF

In occasione della Giornata Mondiale dello squalo, il WWF chiede a cittadini dire no al consumo di squali e razze, almeno finché non vengano messe in atto misure di gestione efficaci per garantire una pesca più sostenibile delle specie commerciali e alle istituzioni di attivarsi quanto prima in questo senso, con un adeguato coinvolgimento dei pescatori e sulla base della ricerca scientifica.

In questo senso, sono essenziali formazioni a tappeto per pescatori e autorità deputate al controllo e commercianti per la corretta identificazione e commercializzazione delle specie di squali e razze.

Per proteggere gli squali servono conoscenza, trasparenza e responsabilità. Il Mediterraneo e l’intero pianeta non possono permettersi di perdere questi straordinari animali.

 Un impegno europeo per la protezione degli elasmobranchi

Il WWF è partner del progetto cofinanziato dall’Unione Europea LIFE PROMETHEUS (PROMoting Elasmobranchs conservation THrough by-catch reduction, sustainable tourism, and alternative fisheries), avviato il 1° ottobre 2024. Il progetto mira a migliorare lo stato di conservazione di squali e razze nel Mediterraneo attraverso un approccio integrato che include:

  • Riduzione delle catture accidentali, introducendo misure concrete di mitigazione;
  • Identificazione e tutela di aree critiche per la riproduzione e il foraggiamento di elasmobranchi;
  • Promozione di un turismo sostenibile incentrato sull’osservazione di queste specie;
  • Iniziative per ridurre il consumo inconsapevole di carne di squalo, anche attraverso l’educazione dei consumatori e la valorizzazione delle specie invasive come alternativa

Tra le attività già in corso, ISPRA ha avviato a Castelsardo e Porto Torres (Sardegna) la somministrazione di questionari ai pescatori locali per mappare la presenza storica e attuale di squali e razze. Parallelamente, il CSIC ha condotto una campagna di marcatura e rilascio attorno alle Isole Baleari: 284 esemplari appartenenti a 14 specie sono stati marcati, e un esemplare di razza Rostroraja alba, specie minacciata secondo la Lista Rossa IUCN, è stato dotato di tag satellitare per monitorarne gli spostamenti e individuare le aree di aggregazione.

Per saperne di più: www.life-prometheus.eu

Redazione Radici

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