Pizza e portafogli: quando anche una margherita diventa un lusso

Pizza e portafogli: quando anche una margherita diventa un lusso

Chi l’avrebbe mai detto che ordinare una margherita potesse diventare un atto rivoluzionario?
E invece eccoci qua: sei anni, +18,3% e la pizza che da comfort food popolare è passata a status symbol urbano.
Il Centro di Ricerca sui Consumatori (Crc) ci comunica che per una serata in pizzeria, pizza e bevanda incluse, oggi si sborsano in media 12,14 euro.
Ma se avete il portafoglio tenero, evitate Reggio Emilia (17,58 euro), Siena (17,24) e Macerata (16,25).
Città che, a quanto pare, credono di servire pizze placcate in oro o cotte nel magma di Stromboli.

Ma non temete, il delirio non finisce qui: se siete a Palermo o a Venezia e vi viene voglia di una pizza “gourmet”, preparatevi a sborsare 28 e 26 euro rispettivamente.
Praticamente il prezzo di un biglietto aereo per Napoli andata e ritorno, inclusa pizza e caffè. E vi avanza pure il resto per un babà.

Il presidente del Crc Furio Truzzi, con un tono che definire diplomatico è un complimento, ci ricorda che tra pandemia, guerra, caro energia e crisi delle materie prime, il costo è salito.
Ma la vera chicca è questa: “La pizza è un bene a domanda rigida”.
Tradotto: anche se vi costa quanto una cena in trattoria, ve la mangiate lo stesso. Perché l’italiano medio senza pizza è come un reality senza trash: inutile.

E Napoli? La patria della pizza? Il tempio dell’impasto leggero, della mozzarella filante e del “cornicione” da manuale?
Tradita, spodestata, superata.
Non è più la città più economica per gustare una pizza, ma rimane la capitale morale dell’impasto perfetto.
Lì si respira ancora il culto della pizza vera, anche se qualche furbetto del gourmet ha iniziato a farsi pagare il topping come fosse caviale Beluga.

Nel frattempo, città minori con meno storytelling e più sostanza iniziano a farsi notare per prezzi umani e qualità degna.
Magari senza foto su Instagram, ma con la pancia piena e il portafoglio salvo.

Morale della favola? Forse è tempo di rivalutare la pizza fatta in casa, o di iniziare a portarsi il trancio da casa come fosse il panino del liceo. Perché se il trend continua, a breve ci sarà da accendere un mutuo per una capricciosa.

E voi? Quanti euro siete disposti a spendere per una pizza con la coscienza pulita e il conto in banca ancora vivo?

Vera Tagliente

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