Il velo della discordia

Il velo della discordia

A due anni e mezzo dall’uccisione di Masha Amini il velo ghettizza ancora le donne in Iran

di Sagida Syed

Cosa è accaduto dopo la morte della povera Masha Amini quel giorno di settembre del 2022?

Ci ricordiamo tutti che la ragazza era stata arrestata e picchiata a morte per non aver indossato bene l’hijab che copre la testa delle donne iraniane e tante altre musulmane, anche nel nostro paese. Una grande insurrezione era nata a seguito di quel fatto sanguinoso e migliaia di donne e uomini erano scesi in piazza intonando in coro: Donna, Vita, Libertà.

Anche in Occidente si erano levate voci a sostegno di queste donne che chiedono solamente la possibilità di decidere del proprio corpo e della propria vita. La Repubblica islamica dell’Iran aveva accusato il colpo ma la Guardia Nazionale, il piu’ potente braccio armato del governo islamico, era intervenuta con incarceramento in massa di uomini e donne. Ancora una volta il pugno duro.

A due anni e mezzo di distanza lo status quo sembra essersi ripristinato e non piu’ tardi dello scorso dicembre è entrata in vigore la Legge sulla Protezione della Famiglia attraverso la Promozione della Cultura della Castità e dell’Hijab. Ciò inasprisce, se possibile, le gia’ durissime pene per chi trasgredisce con una detenzione fino a 15 anni oltreché salatissime sanzioni economiche.

https://youtu.be/0kAudnJ6Lhg?feature=shared

Una rivoluzione e’ possibile?

Nell’unico paese islamico da cui potrebbe partire una rivoluzione a favore dei diritti delle donne, per ora, l’unica rivoluzione rimane quella del 1979 legata al nome di Khomeini. Ma perché? Perché una nazione per lo piu’ giovane (quasi la metà della popolazione ha meno di quarant’anni)

Iran – foto di Ghadeer Adnan

non riesce a trovare una soluzione a quelle terribili imposizioni volute dall’Ayatollah

all’indomani del suo ritorno dall’esilio parigino?

Donne che prima erano avvocati, giudici, professori universitarisiritrovarono senza lavoro e senza nessun rispetto da parte degli uomini, anche dei ragazzini che potevano fermarle per strada e sgridarle per non essere vestite correttamente o per portare un velo di rossetto sulle labbra?

https://www.progetto-radici.it/2023/06/20/storie-di-non-amore-premio-naz-le-di-poesia-e-narrativa-cio-che-caino-non-sa/

 

Quali sono le ragioni?

Le ragioni sono varie. La prima è il potere nelle mani degli Ayatollah, chi piu’ chi meno, ancora legati ai dettami imposti dalla Rivoluzione islamica nonché dalla legge della Shari’a. La seconda è una ragione culturale. Molte donne vorrebbero togliersi il velo ma nessuna di loro si sognerebbe di trasformarsi in una brutta copia di una sua sorella occidentale.

Iran – Foto di Ghadeer Adnan

Il disprezzo per la decadente cultura americana ed europea è fortissimo in tutti e l’orgoglio di appartenere ad uno dei piu’ antichi imperi d’oriente, l’impero persiano, è radicato nel DNA di uomini e donne.

Basta pensare che in Iran si parla il Farsi, la lingua che fu di Dario il Grande.

Da una parte dunque c’e’ la spinta verso il giusto riconoscimento dei diritti umani, dall’altra l’allergia verso l’Occidente con l’America in testa (Il grande Satana). In un periodo in cui la guerra è entrata praticamente in Europa, a Gaza si è compiuta una strage al fine di creare una riviera in stile hollywoodiano, è evidente che il velo delle iraniane sia all’ultimo posto nelle preoccupazioni geopolitiche mondiali.

Il velo

Eppure il nodo di tanti conflitti sta anche in questo velo che separa l’una civiltà dall’altra senza situazione di continuità. In Italia pochi giorni fa ha fatto scalpore una preside di Monfalcone che ha permesso a quattro ragazze di frequentare la scuola con il niqāb che a differenza del hijab copre praticamente tutto il viso lasciando una fessura per gli occhi.

In Italia il velo che copre il viso non è compatibile con la nostra cultura. Giustamente. Eppure le ragazze che pure parlano bene la nostra lingua lo vogliono indossare in quanto fa parte della loro religione e tradizione, ovvero vogliono rimarcare la loro differenza dalle loro coetanee. Difficile parlare di integrazione con quello stesso velo che in Iran delega le donne ad una posizione di sottomissione.

Quindi…….

Il nocciolo della questione è dunque questo: le donne iraniane si disferanno del velo quando lo vorranno loro e soprattutto mai e poi mai lo faranno per diventare come noi. Sono troppo orgogliose e forse hanno un altro concetto di libertà, diverso da come viene inteso da tante donne occidentali.

Cio’ detto, la violenza contro un altro essere umano e’ deprecabile. Figuriamoci quando lo è per come una donna indossa il proprio velo.

Redazione

2 pensieri su “Il velo della discordia

  1. Non e’ facile comprendere le diversita’ culturali e, da donna occidentale, so che non e’ facile comprendere i motivi dell’uso del velo. La morte di Masha Amini e’ inaccettabile e ingiustificabile. Tuttavia, ho l’impressione che noi occidentali tendiamo a giudicare realta’ complesse con uno sguardo semplificato. Come se non ci fosse una reale intenzione di comprendere. Non mi riferisco al caso specifico ma ad un approccio generale. Questo chiaramente non significa giustificare atti di violenza, di alcun genere. I diritti umani devono essere tutelati. Ma e’ una grande sfida sostenere questi diritti con fermezza, senza cadere in giudizi stereotipati. D’altra parte la critica, se proprio ci deve essere, sarebbe piu’ efficace se supportata dalla comprensione del contesto. Ricordandoci che comprendere, non significa accettare.

  2. L’articolo offre una riflessione profonda e ben articolata su una tematica di straordinaria rilevanza. La vicenda di Masha Amini ha acceso una fiamma di protesta che continua a bruciare, nonostante le repressioni. È interessante come l’autore metta in evidenza la complessità della questione, andando oltre la semplice dicotomia tra libertà e oppressione. Il richiamo alla cultura persiana, al senso d’identità nazionale e alle contraddizioni del rapporto tra Iran e Occidente aggiunge una prospettiva ricca e sfaccettata. In un mondo in cui i diritti delle donne sono ancora spesso messi in discussione, articoli come questo aiutano a mantenere viva l’attenzione su battaglie fondamentali.

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