Trump il colonialista

Trump il colonialista

Il presidente col ciuffo fa il gradasso con i soldi altrui.

Il suo piano di deportazione di stampo nazista della popolazione di Gaza e la costruzione della nuova Dubai del sudest del Mediterraneo non sarà finanziato dagli USA.

Viste le reazioni contrarie da parte dei paesi arabi, tutti anche quelli legati indissolubilmente con Washington, come Egitto, Arabia Saudita e il Qatar, adesso scendono in campo i pompieri.

Il suo ministro degli esteri, Rubio, ha spiegato che la deportazione “non sarà definitiva, ma temporanea, il tempo di ricostruire la Striscia”.

La diplomazia dell’unione europea è in un silenzio assordante.

Nessuna opposizione ad un piano che rappresenta un crimine di guerra. Il massimo di dissenso è stato espresso dalla Spagna: “«Gaza è la terra dei palestinesi gazawi e questi devono continuare a restare a Gaza», dice senza mezzi termini José Manuel Albares, ministro degli Esteri della Spagna, uno dei pochi Paesi Ue che riconoscono ufficialmente lo Stato di Palestina.

Secondo il ministero degli Esteri francese, l’avvenire della Striscia passa per «un futuro Stato palestinese» e non per il controllo «di un paese terzo». Parigi ribadisce quindi la sua contrarietà a qualsiasi trasferimento forzato della popolazione palestinese di Gaza, che – si legge in una nota ufficiale – rappresenterebbe una violazione grave del diritto internazionale e un attacco alle aspirazioni legittime dei palestinesi.

A criticare il piano di Trump sono altri due governi europei: Regno Unito e Germania. Per Londra il ministro degli Esteri, David Lammy, a parlare: «I palestinesi devono poter vivere e prosperare» a Gaza in Cisgiordania”. Un messaggio molto simile arriva anche da Berlino. «La Striscia di Gaza appartiene ai palestinesi», ha affermato la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock. «La popolazione civile di Gaza non deve essere espulsa e Gaza non deve essere occupata”. La più vergognosa posizione è stata assunta dal governo italiano. Tajani invece di esprimere una posizione nel merito, si è semplicemente nascosto dietro il rifiuto di Amman e del Cairo. “mi pare che sia un po’ difficile metterla in atto”.

La risposta più decisa alle proposte di Trump è arrivata dal segretario dell’Onu: ““Si deve rispettare il diritto internazionale e porre fine all’occupazione dei territori palestinesi”. Il portavoce facendo proprio riferimento alle dichiarazioni di Trump ha affermato: “Le soluzioni devono migliorare le condizioni della gente, non peggiorarle. “Qualsiasi deportazione forzata di persone equivale a pulizia etnica”.

Il senatore democratico Al Green ha dichiarato che “il piano Trump è una deportazione, non è uno scherzo. È un crimine contro l’umanità. È una pulizia etnica”.

La Nakba palestinese

Tutte le organizzazioni palestinesi hanno respinto e condannato le dichiarazioni di Trump. “Questa è la nostra terra. Non ce ne andremo!”, dice la gente di Gaza intervistata dai media e sui social. “No passeran!”.

La deportazione forzata dalla Striscia di Gaza rischia di trasformarsi in un nuovo capitolo della diaspora del popolo palestinese, che già si trova costretto a vivere disperso, spesso in campi profughi, non solo in paesi arabi limitrofi ma in diverse aree del mondo. Si stima che nei territori palestinesi occupati vivano circa 6 milioni di persone, di cui circa due milioni mezzo nella Striscia di Gaza e tre milioni e mezzo in Cisgiordania e Gerusalemme est. Lo Stato che ospita il maggior numero di cittadini palestinesi (circa 3,5 milioni) è la Giordania, mentre un altro milione e mezzo è rimasto a vivere nella sua terra d’origine trasformata nel 1948 in Israele. La condizione dei palestinesi in Israele è di una aperta discriminazione, denunciato dalle organizzazioni non governative come  un Apartheid alla luce del sole. Gli altri Paesi che ospitano più cittadini palestinesi sono: Siria (675mila), Cile (500mila), Libano (455mila) e Arabia Saudita (374mila).

La risoluzione dell’Onu che riconosce ai profughi palestinesi il diritto al ritorno risale all’11 dicembre 1948 (il giorno dopo della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) e porta il numero 194, che prevedeva il ritorno ed il risarcimento (non il ritorno o il risarcimento, come hanno tentato alcuni negazionisti di affermare). È stata ribadita per 135 volte, con la sola opposizione di Israele (dopo gli accordi di Oslo, anche gli Usa lo hanno avversato). Una risoluzione che da allora non è stata mai applicata. (Anbamed)

Redazione Radici

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