L’istruzione secondo la prospettiva peggiore
La gente cresce e si abitua al mondo, alla società in cui viviamo, una società che si può definire un ammasso di letame in putrefazione.
Mi chiedo come un professore nella scuola che frequento possa essere minimamente felice di lavorare in un ambiente del genere: un luogo di lavoro in cui non ci sono neanche bagni adeguati per i dipendenti. Alcuni bagni non sono dotati di maniglie, altri addirittura non hanno una porta che garantisca la privacy di chi li utilizza.
Eppure ci accontentiamo anche di questo.
I lavoratori si accontentano di questo, nonostante non siano pagati profumatamente, il che potrebbe almeno giustificare il chiudere un occhio su tali carenze. Tutt’altro: gli stipendi sono bassi, le condizioni precarie, ma ci si abitua.
Intanto, invece di investire nella scuola e nell’istruzione, si procede a tagliare fondi. Anziché aggiornare i programmi (spesso non vengono insegnati gli ultimi 80 anni di storia per mancanza di tempo), si pensa di obbligare i docenti a insegnare il regresso.
Le recenti proposte avanzate dal Ministro Valditara sembrano prive di un’analisi approfondita a supporto.
Scrivo della scuola perché è l’unico ambito che mi compete, ma il fatto che le scuole superiori di oggi siano in questa condizione la dice lunga su come sia la società negli altri campi. La dice lunga anche su come sarà il futuro di questa società: siamo cresciuti nel letame e, di conseguenza, ne genereremo altro, perché non abbiamo mai avuto la possibilità di vedere il bello che ciascun individuo potrebbe creare.
Non ho le competenze per elaborare un piano concreto su come migliorare la vita scolastica, ma nel nostro piccolo potremmo certamente fare qualcosa. Tuttavia, se da chi ha realmente le capacità non arrivano azioni concrete, è difficile che il “piccolo” possa fare una grande differenza. Serve quella grande rivoluzione che spetta a noi, e soprattutto al futuro, come un diritto.
Le argomentazioni che potrei portare per evidenziare quanto la “vita” di oggi sia stantia sono infinite, e anche solo una di esse basterebbe a far crollare le basi fittizie su cui si fondano le istituzioni odierne. Tuttavia, il mio obiettivo è denunciare la realtà malsana che vivo e che vivono le persone intorno a me.
Il tempo che stiamo attraversando non è il migliore, ma è necessario un occhio di riguardo affinché non si cada definitivamente nel baratro. L’istruzione permette al popolo di generare ricchezza e, di conseguenza, anche allo Stato (che è il popolo) di arricchirsi. Eppure, quante persone abbandonano la scuola? Quante non hanno neanche la possibilità di frequentarla?
Se non fossero le passioni a mandarci avanti, l’amore per certe materie, l’impegno degli insegnanti, pochi potrebbero dire che si va a scuola perché la scuola è un bel luogo.
Eppure, non dovrebbe essere così.
Kavidu Ratnayak
