La scrittrice e sociologa transessuale Neviana Calzolari: “Il Ddl Zan fa una sovrapposizione confusiva tra sesso e genere”

La scrittrice e sociologa transessuale Neviana Calzolari: “Il Ddl Zan fa una sovrapposizione confusiva tra sesso e genere”

Neviana Calzolari è una voce critica e libera nel dibattito sui diritti civili e nello specifico sulla questione DLL ZAN. Neviana è scrittrice transessuale, intervenuta circa un anno fa, sul quotidiano “La Verità”, attraverso un’intervista rilasciata al vicedirettore della testata, Francesco Borgonovo, il quale ha voluto sottolineare la recente aggressione subita sui social da parte della donna a seguito di alcune idee espresse su “MicroMega” e riprese proprio da “La Verità”.

Neviana Calzolari è nata in provincia di Reggio Emilia 61 anni fa; laureata in Sociologia all’Università di Trento nel 1988, ha lavorato nell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Modena dal 1986. Ha pubblicato due libri di liriche e un libro di storia sociale tratto dalla propria tesi di laurea, ha portato in scena parti del suo ultimo libro di liriche Elegie nel 2021 per la rassegna “Il Rumore Del Lutto” a Parma con l’accompagnamento musicale di Tying Tiffany e nel 2022 con la regia di Christian Caiumi ha messo in scena uno spettacolo teatrale che è stato portato in Uruguay al Teatro Solis di Montevideo con la promozione dell’Istituto Italiano di Cultura.

A Neviana Calzolari, che non fa della propria scelta una bandiera da sventolare in ogni dove, si addice la frase di George Carlin <<Conosco una ragazza transessuale la cui sola ambizione è di mangiare, bere, ed essere felice>>. La sociologa emiliana infatti non si è fatta intimidire dalle volgari parole della comunità LGQTB: “si è bevuta il cervello”, che “si è fatta strumentalizzare dalla Destra”, “una fascista”; la sociologa non è omologata al pensiero unico della comunità LGQTB che taccia di fascismo, omofobia, omostransfobia e via discorrendo, chiunque non la pensi come loro, anzi ha posto l’accento su un aspetto molto più importante e delicato, quello della salute.

Il mondo transessuale è un mondo ricco di ostacoli e non si possono trascurare aspetti importanti quali la dimensione psichica e spirituale dell’individuo e la differenza tra genere e sesso. In tal senso, come sostiene la stessa Calzolari, il Ddl Zan è un’arma di distrazione di massa dai veri problemi dei transessuali. 

1 Chi è Neviana Calzolari?

Sono una donna transessuale; mi sono operata a Bangkok nel 2012. Nasco in Provincia di Reggio Emilia 61 anni fa; mi sono laureata in Sociologia all’Università di Trento nel 1988. Lavoro nell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Modena dal 1986. Sono scrittrice: ho pubblicato due libri di liriche e un libro di storia sociale tratto dalla mia tesi di laurea. Sono anche stata performer in alcuni progetti video e teatrali: ho portato in scena parti del mio ultimo libro di liriche Elegie nel 2021 per la rassegna “Il Rumore Del Lutto” a Parma con l’accompagnamento musicale di Tying Tiffany e nel 2022 con la regia di Christian Caiumi abbiamo messo in scena uno spettacolo teatrale che è stato portato in Uruguay al Teatro Solis di Montevideo con la promozione dell’Istituto Italiano di Cultura.

2 Ha espresso il suo disappunto per il DDL Zan, può spiegare nel dettaglio?

Molto in sintesi: il mio disappunto risiedeva nel fatto che in quel DDL la transessualità non veniva neanche menzionata come condizione diversa dalla identità di genere, che era in realtà l’unica cosa che veramente interessava ai promotori. Il Ddl fa una sovrapposizione confusiva tra sesso e genere e le stesse definizioni identitarie lasciano il tempo che trovano creando una rigidità che non ha riscontro nella realtà. Non si possono imporre alla società cambiamenti culturali e antropologici per vie normative e repressive, ma solo attraverso una via proattiva  che faciliti i cambiamenti stessi in modo informale ed extranormativo.

3 Ci sono delle “correnti” all’interno delle comunità LGBTQ?

Esiste sicuramente una complicità simbiotica tra le istanze proprie dell’associazionismo gay con quelle delle associazioni Trans collegate alla gestione dei consultori: non ci si disturba e ci si mette in discussione ma, anzi, essi si sostengono a vicenda escludendo chiunque  abbia l’ardire di prendere posizioni diverse dai rappresentanti dell’attivismo mainstream, quello cioè che tiene i rapporti con le forze politiche, in particolare del centrosinistra. In questo periodo storico comunque i bisogni e le necessità delle persone veramente transessuali (non quelle semplicemente che si autodichiarano come appartenenti a un genere diverso senza avere cambiato fisicamente niente di sé) non sono rappresentati da nessuno.

4 Che tipo di approccio sociologico usa per affrontare le tematiche attuali?

Sono una sociologa che ha sempre operato sul campo, nei servizi sociosanitari; non ho mai lavorato nel campo della ricerca teorica. Mi sono formata in Analisi Transazionale psicosociale al Centro di Psicologia e Analisi Transazionale di Milano dato che penso che l’approccio più efficace ai problemi sociali stia in un utilizzo integrato di strumenti e metodologie non solo sociologiche ma anche psicologiche, pedagogiche, di comunità. Penso che ci sia del positivo in qualsiasi orientamento e in qualsiasi disciplina, anche se indubbiamente l’approccio relazionale e di comunità lo trovo imprescindibile per qualsiasi serio lavoro sociale sul campo.

5 Cos’è la poesia?

E’ la possibilità di approcciare la vita umana in modo non ideologico e banale cogliendone tutto il senso di mistero, di incompiutezza che si cela dietro ciò che conosciamo; è anche la possibilità di cercare una bellezza e una autenticità che non trovano spazio nella vita quotidiana.

6 Come è nato il libro “Il colera a Modena nel 1855. Condizioni di vita e cultura popolare nella Modena di metà Ottocento”?

Come dicevo sopra è tratto dalla mia tesi di laurea in Sociologia che si intitolava: “Classi, culture e morte in tempo di epidemia: il colera a Modena nel 1855”. La contingenza attuale della pandemia di Covid19 mi ha portata a ripescare questo mio interesse per un tema come quello del rapporto con la morte sia in tempi ordinari sia in tempi di emergenza e critici. Scrissi tra l’altro questa tesi nel 1988, cioè in piena crisi sociale dovuta al dilagare dell’AIDS e io a quel tempo lavoravo in una comunità per tossicodipendenti falcidiata proprio da questa malattia allora incurabile.

7  Alla Verità ha affermato: «Il problema del movimento Lgbtq e delle persone che dicono di rappresentarlo solo perché sono a capo di associazioni è che alla fine si pongono sempre in modo estremamente aggressivo e verbalmente violento nei confronti di chi esprime delle posizioni divergenti dal manistream del movimento. Cercano di intimidirti, e se reagisci ribaltano la frittata». Cosa c’è alla base di questa aggressività e mancanza di rispetto di opinioni diverse, dal punto di vista sia sociologico che psicologico?

Ci sono, molto banalmente, questioni di interesse economico e di immagine politica da salvaguardare che vengono smascherate da chi evidenzia, come me, che c’è una contraddizione schizofrenica in questo attivismo tra i proclami ideologici di inno all’autodeterminazione e una realtà quotidiana fatta di collusione con servizi psicologici e sanitari promossi dalle associazioni T che invece ti costringono a rendere conto delle tue scelte. La libertà e l’autonomia tanto sbandierate dalle associazioni T vengono smentite, con la loro complicità, da un sistema professionale rispetto al quale le persone transessuali devono rendere conto.

8 Perché si parla quasi esclusivamente di diritti in merito alle questioni umane e sociale invece di andare in profondità alle questioni?

In questo periodo purtroppo non si va mai in profondità su alcun argomento, non solo sui temi LGBT; la profondità richiede tempo, pazienza, capacità di stare nella incertezza e nella necessità di pensare. Oggi per essere socialmente vincenti e di successo bisogna essere tuttologi che hanno una risposta rapida per qualsiasi domanda. I social hanno dato un grande impulso a questo modo di affrontare superficialmente tutto, come se ci si potesse improvvisare esperti di qualsiasi tema senza studiare e approfondire.

9  Non le sembra che oggi che per sostenere fideisticamente un tema, una campagna, per esempio sull’omotransfobia, si allestisca la cassa di risonanza e ridurre l’avversario al punto più estremo e più basso, per cui la battuta di un politico di terza fila piuttosto che una gaffe fuori onda diventino IL Tema e sostituiscono la vera posta in gioco?

Assolutamente d’accordo; d’altra parte ciò è perfettamente in linea con la tendenza  di cui si è detto sopra a rendere superficiale il confronto e il pensiero su qualsiasi argomento. Piuttosto che approfondire il proprio pensiero meglio limitarsi a liquidare con slogan e battute superficiali quello dei propri avversari. Crisi politica e culturale del centro-sinistra docet.

10 Progetti futuri?

Innanzitutto uscire dagli ultimi anni che sono stati molto pesanti per me su un piano personale e familiare essendomi dovuta far carico di problemi di salute di miei familiari e di persone care; recuperare quindi un po’ più di leggerezza e benessere. E poi spero di andare in pensione abbastanza presto in modo da potermi finalmente dedicare a tempo pieno ai miei progetti di scrittura e artistici. Il lavoro nel sociale mi ha dato tantissime soddisfazioni per molti anni ma è inevitabile che dopo 30 anni subentri stanchezza e, mi permetto di dire, anche un po’ di sconforto nel vedere che il modello dei servizi che sognavamo negli anni 70 e 80 del secolo scorso è rimasto irrealizzato. Non c’è comunque delusione ma orgoglio per averci messo tutto l’impegno possibile e nel non avere quindi rimpianti.

Redazione

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