I treni dei bambini

I treni dei bambini

E’ un inverno freddo, quello del 1945 a Milano. Da Nord a Sud l’Italia è stremata: ha sofferto per la violenza degli eserciti stranieri ed i disastrosi bombardamenti che si sono protratti per mesi. In ogni città sorgono comitati per risolvere i problemi contingenti: la distribuzione dei viveri, lo sgombero delle macerie belliche, la tutela dell’infanzia. E’ proprio l’infanzia a preoccupare maggiormente: tanti, infatti, sono i bambini abbandonati a se stessi: orfani, profughi e poveri.
La situazione balza agli occhi soprattutto nelle periferie delle grandi città e nelle campagne del Sud dove mancano tutti gli elementi di base a cui l’infanzia dovrebbe aver diritto: cibo, vestiti, casa, scuola, condizioni che saranno ribadite di lì a poco nelle convenzioni internazionali.
Teresa Noce, dirigente comunista battagliera e appassionata (da poco rientrata dal campo di concentramento di Ravensbrük), intuisce che solo un gesto di solidarietà può risolvere, seppur temporaneamente, la drammatica situazione di bisogno dei bambini. Con ciò che rimane dei ‘Gruppi di Difesa della Donna’ (formazioni partigiane pluripartitiche, simbolo dell’apporto femminile nella lotta al fascismo) poi confluiti nella nascente ‘Unione Donne Italiane’ (Udi), chiede ai compagni di Reggio Emilia (realtà prevalentemente agricola e quindi con maggiori risorse alimentari rispetto a Milano) di ospitare per l’inverno qualche centinaia di bambini (all’inizio così si pensa).
Il 16 dicembre 1945 parte per Reggio E. il primo treno speciale con 1.800 bambini di Milano e provincia (col tempo diventeranno 4.212): altrettante famiglie, per la massima parte composte da militanti comunisti, li ospiteranno fino al giugno successivo. Questa esperienza è ripetuta il mese dopo da Torino, con un primo treno carico di 1.275 bambini che andranno a Bergamo, Mantova e Cremona.
Il 19 gennaio 1946 parte dalla stazione di Roma il primo treno con i bambini delle periferie della capitale; un mese dopo tocca a 3.500 ragazzini di Cassino, del Frusinate e della Ciociaria che durante la guerra avevano spesso dormito con i maiali o nei pagliai infestati da topi.
Nel 1947 si replica con il trasferimento da Napoli verso il Centro-Nord di circa 10.000 sciuscià sottratti alla strada ed allo sfruttamento.
L’operazione dei treni dell’accoglienza finisce nel 1948 con la rottura dell’unità antifascista ma sarà in seguito applicata in occasione degli scioperi dei minatori sardi (1948-’49), a seguito dell’alluvione in Calabria (ottobre 1951) o in Polesine (novembre 1951).
Il totale dei bambini temporaneamente affidati ad altre famiglie nel periodo 1945-‘52 sfiora le 70.000 unità.

Il racconto di questa bella pagina di solidarietà italiana dell’Italia del dopoguerra, purtroppo quasi sconosciuta (I treni dell’accoglienza) è valso alla giornalista pesarese Paola Cecchini una menzione d’onore nell’ambito del ‘Premio Culturale Internazionale Unicamilano 2019’, dopo esser stata premiata dalla critica in seno al Premio Artistico Letterario Nazionale ‘Persephone’, organizzato dal ‘Centro Studi Atlantide’.

P.C.

Paola Cecchini

Paola Cecchini

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