Robert Doisneau a Roma

Robert Doisneau a Roma
Lo scatto al bacio della giovane coppia, indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi, è una delle fotografie più conosciute al mondo. L’autore è Robert Doisneau, il grande maestro della fotografia al quale è dedicata la mostra che si è aperta il 28 maggio a Roma, al Museo dell’Ara Pacis.

L’esposizione, a cura di Gabriel Bauret, è promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Silvana Editoriale, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura e il catalogo Silvana Editoriale. Sarà allestita negli spazi dell’Ara Pacis sino al 4 settembre.
Insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada.

Con il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati.

In mostra a Roma sono esposte oltre 130 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau Montrouge. È in questo atelier che il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi.

Il percorso è articolato in 11 sezioni: Concierges (1945-1953); Enfances (1934-1956); Occupation et Libération (1940-1944); L’Après-Guerre (1945-1953); Le Monde du travail (1935-1950); Le Théâtre de la rue; Scènes d’intérieur (1943- 1970); Mode et Mondanités (1950-1952); Portraits (1942-1961); Une certaine idée du bonheur (1945-1961); e Bistrots (1948-1957).

Concierges (1945-1953) raccoglie una serie di scatti dedicati ai portinai di Parigi poiché, come afferma Doisneau, “La vera Parigi non può essere concepita senza i suoi portinai”. Nascono così ritratti memorabili come Concierge aux lunettes, Les Concierges de la Rue du Dragon e Madame Augustin.
In Enfances (1934-1956) i soggetti fotografati da Doisneau sono spesso complici delle sue intenzioni, in particolare i bambini che popolano e animano le strade di periferia. Il fotografo si sente a suo agio in loro compagnia, come testimonia il gran numero di scatti che li vedono protagonisti fin dalla metà degli anni Trenta.

Occupation et Libération (1940-1944): quando Robert Doisneau raggiunge finalmente lo status di fotografo indipendente, il suo slancio viene spezzato dalla guerra e dall’Occupazione. La vita quotidiana e gli inverni sono duri, ma la Liberazione gli offrirà l’occasione di restituire l’effervescenza che in quel momento regna sovrana a Parigi, come nello scatto intitolato Camouflage, [Libération de Paris].
In L’Après-Guerre (1945-1953) la rinascita del Dopoguerra è ritratta nel passo incerto di un bambino ne Les Premiers Pas o nelle ragazze vestite a festa di Dimanche matin o ancora nei sorrisi sui volti di Les Habitants de la Rue du Transvaal.
Come testimonia Le Monde du travail (1935-1950), Doisneau lavorò cinque anni nel reparto pubblicitario delle officine Renault che, racconta, gli permisero di “conoscere il mondo di coloro che si svegliano presto”. In mostra alcuni degli scatti che Doisneau fece agli operai dei sobborghi parigini.
Le Théâtre de la rue è la scuola della strada, ben più ricca e accattivante di qualsiasi altra formazione scolastica, dove Doisneau trova una bellezza, un disordine e uno splendore che lo seducono.

Dal venditore ambulante di verdure ritratto ne Les Oignons al Pêcheur à la mouche sèche o ancora al Père de famille, nessuno sfugge allo sguardo attento di Doisneau.

Scènes d’intérieur (1943- 1970), ovvero scene di interni in cui, citando Jean-Claude Lemagny, “il lato ridicolo delle situazioni è accettato in primo luogo dalle sue vittime. Non ci interessa sapere se i modelli sono consapevoli di essere divertenti o commoventi”, come in Créatures de rêve.

Mode et Mondanités (1950-1952): nel 1950 Robert Doisneau incontra Edmonde Charles-Roux, giornalista di “Vogue” e diventa un cronista della vita parigina e della vita artistica del tempo. Questa sezione raccoglie dunque alcune fotografie di Doisneau in veste di testimone dei grandi balli e dei sontuosi matrimoni del Dopoguerra.

Portraits (1942-1961): una parte forse meno conosciuta dell’opera di Doisneau è costituita dai numerosi ritratti, spesso realizzati su commissione. Davanti al suo obiettivo sfilano pittori, disegnatori, scrittori, teatranti, cineasti, attori, scienziati come Picasso, Dubuffet, Alberto Giacometti, Jean Cocteau e molti altri con i quali il fotografo instaura amicizie sincere che influenzeranno il destino delle sue fotografie.

Une certaine idée du bonheur (1945-1961): “Quello che cercavo di mostrare era”, ricorda Doisneau, “un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”.

Che sia in una danza improvvisata in strada come ne La Dernière Valse du 14 juillet o nei ritratti dei matrimoni o ancora nell’iconico Le Baiser de l’Hôtel de Ville.
Bistrots (1948-1957): trascinato da Robert Giraud, Doisneau scopre l’ambiente dei bistrot e della banlieue di Parigi; la strada lascia così il posto all’esplorazione metodica degli universi più inaspettati dove Doisneau finirà per sentirsi a proprio agio; ne nasceranno ritratti memorabili come quello a Mademoiselle Anita.
Un’attenzione particolare per questa mostra è stata dedicata all’accessibilità: per le persone con disabilità visiva è stato progettato, in collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero, un percorso dedicato, dotato di disegni a rilievo e relative audio-descrizioni.

Oltre a questi supporti, sarà disponibile un calendario di visite tattili gratuite, guidate da operatori specializzati. Anche per il pubblico sordo saranno disponibili visite guidate gratuite alla mostra: saranno accompagnati da interpreti della Lingua dei Segni Italiana – LIS, servizio messo a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e realizzato dalla Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio.
Che si tratti dunque di fotografie realizzate su commissione o frutto del suo girovagare liberamente per Parigi, vediamo delinearsi uno stile impregnato di una particolare forma mentis , che traspare anche nei suoi scritti e nelle didascalie delle foto; uno stile che mescola fascino e fantasia, ma anche una libertà d’espressione non lontana dal surrealismo. La moltitudine di personaggi e storie che popolano l’opera di Doisneau si traduce in un atteggiamento artistico e in una filosofia di vita.

Se lo stile è l’uomo, come dice Georges-Louis Leclerc de Buffon, allo stesso modo la fotografia di Doisneau si identifica con alcuni dei suoi soggetti per esprimere una sorta di inquietudine o malinconia. L’opera di Doisneau è infatti espressione di uno sguardo empatico, che diventa persino teneramente partecipe quando fotografa innamorati e bambini.

“Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti”, diceva il fotografo. “Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori”. E ancora: “Il fotografo deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico. La sua tecnica dovrebbe essere come una funzione animale, deve agire automaticamente”.

All’interno del percorso espositivo saranno proiettati spezzoni tratti dal film di Clémentine Deroudille “Robert Doisneau. Le Révolté du merveilleux” e un’intervista al curatore Gabriel Bauret.

Robert Doisneau nasce nel 1912 nel sobborgo parigino di Gentilly. La sua formazione come fotografo inizia con l’apprendistato nel laboratorio di un fotografo pubblicitario. Ma la sua attenzione si trasferisce presto ai quartieri popolari di Parigi e della banlieue , immagini che cominciano a comparire sulle riviste attraverso l’agenzia Rapho, di cui è uno dei membri più importanti. La guerra lo spinge poi a mettersi a disposizione della Resistenza per dare nuova identità ai ricercati. Dopo la Liberazione, ecco alcuni reportages per “Vogue” e nel ’49 il libro realizzato in collaborazione col suo sodale, il celebre scrittore Blaise Cendrars, La Banlieue de Paris , la prima sintesi dei molti racconti per immagini che dedicherà a questo mondo.

Doisneau ne descrive la quotidianità, componendo un racconto visivo in cui si mescolano una profonda umanità e una nota di umorismo, sempre presente nel suo lavoro. (aise)

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.