Si parla molto ma si ascolta poco

Si parla molto ma si ascolta poco

Andiamo alla ricerca dell’ascolto consapevole per un giornalismo di qualità

L’ascolto consapevole è un meraviglioso esercizio di consapevolezza che ci consente di essere più presenti ed empatici nelle nostre interazioni quotidiane. La comunicazione oggi presenta sempre più difficoltà e limitazioni. Ci si può sentire invalidati, ignorati o addirittura mancati di rispetto quando si tenta di parlare con qualcuno. Ogni giorno capita sempre più spesso di dover  competere con un telefono o un tablet per attirare l’attenzione del proprio interlocutore.

Quando si cerca una comunicazione autentica e costruttiva il multitasking è un ostacolo che blocca le opportunità di scambio reciproco e limita moltissimo la profondità delle interazioni. Molti di noi apprezzano immensamente il comportamento di chi non sta lì a controllare costantemente il proprio telefono e non invia messaggi mentre condividiamo un pasto, facciamo una passeggiata o ci impegniamo in una conversazione. La pratica della consapevolezza include l’attenzione al qui e ora, con uno spirito di ricettività e di non giudizio.

Non è possibile ottenere un coinvolgimento ottimale quando si è in costante interazione con la nostra mente o i nostri dispositivi. Il ritorno alle origini nel regno della comunicazione di persona include il “distacco digitale” e la piena presenza. Questo, in sostanza, è l’ascolto consapevole di cui dovrebbero fare buon uso soprattutto i giornalisti e i grandi comunicatori.

La comunicazione non verbale, ad esempio l’espressione facciale e il linguaggio del corpo, fanno parte del processo di comunicazione totale. Se non diamo all’interlocutore (o interlocutori) la nostra piena attenzione è facile perdere di vista questi piccoli segnali che spesso sono vettori di informazioni importanti. Credo che uno dei motivi principali per cui la psicoterapia e il coaching stanno diventando sempre più popolari è che le persone hanno la certezza di avere un ascoltatore pienamente presente, concentrato e dedicato per un periodo di tempo stabilito. Mentre continuo ad evolvermi nel mio percorso di vita, ho imparato ad apprezzare le sfumature dell’ascolto in modi nuovi.

L’ascolto è un’abilità mente-corpo, che coinvolge tutti i sensi e fornisce informazioni su altre persone e sulla loro storia, sui loro stati d’animo, desideri, sfide, intenzioni.  Prima di emettere giudizi affrettati e negativi su un’altra persona, l’ascolto consapevole può fornire uno spunto per capire cosa la motiva, di cosa ha paura e come può sentirsi invalidata. Quando siamo veramente consapevoli, siamo pazienti e non reattivi, osserviamo pienamente, accettiamo ciò che sta accadendo e lo riconosciamo.

 

Una comunicazione efficace inizia proprio con l’abilità dell’ascolto consapevole, che include: il concentrarsi su ciò che l’altra persona sta dicendo; il fare caso alla sua espressione facciale, ai gesti, al volume e al tono della sua voce; il tenere conto della sua storia e della sua personalità prima di giudicare ciò che dice; il fare domande o commenti pertinenti; il non interrompere; l’essere empatici e validare il suo punto di vista prima di esporre il nostro. Per praticare l’ascolto consapevole la consapevolezza e l’osservazione sono i primi passi necessari  per affinare le tue capacità di ascolto. È naturale pensare a cosa dirai dopo mentre qualcun altro sta ancora parlando. Quando ti accorgi che lo stai facendo, rallenta, respira e reindirizza delicatamente i tuoi pensieri a ciò che sta dicendo il tuo interlocutore. Ascolta attentamente con un atteggiamento ricettivo. Tutti abbiamo interrotto qualcuno mentre parlava.

Se ti sorprendi a farlo, scusati semplicemente e torna in modalità di ascolto. Un’altra trappola da evitare è finire le frasi di qualcun altro per loro. Anche se conosci molto bene la persona con cui stai parlando, ascoltare consapevolmente significa lasciare all’altra persona lo spazio per esprimere completamente la sua idea, senza interruzioni. Essere consapevoli della nostra tendenza a interrompere, o del nostro essere impazienti al punto di finire le frasi o i ragionamenti di altre persone, è anch’esso un esercizio per aumentare la consapevolezza. Una volta che siamo consapevoli di queste tendenze, siamo in grado di reindirizzare quell’energia verso l’ascolto intenzionale. Questo è un primo passo non solo per partecipare a pieno titolo al processo di ascolto, ma anche una potenziale tecnica per evitare l’escalation e i conflitti. Sentirsi invalidati, mancati di rispetto e non ascoltati può essere un’enorme miccia emotiva per le persone e può avviare una spirale discendente verso il conflitto verbale.

Coltivare l’empatia durante l’ascolto offre un’eccellente opportunità per concentrarci sull’altro, piuttosto che su noi stessi. L’ascolto consapevole include anche risposte all’interlocutore che confermano e riconoscono che abbiamo ascoltato ciò che sta dicendo e che stiamo cercando di chiarire ciò che non abbiamo capito (esempio che calza a pennello per quei giornalisti che si fanno prendere dalla fregola di chiudere l’interlocuzione senza aver esattamente compreso quello che l’interlocutore gli voleva riferire). Questo può essere particolarmente difficile se non siamo d’accordo con ciò che ascoltiamo – perché il più delle volte, in questi casi,  si innesca in noi una risposta emotiva. L’ascolto  include disciplina e moderazione, che sono essenziali per rispondere con giudizio anziché lasciarci andare alla pura reazione automatica.

Il linguaggio del corpo è estremamente importante quando pratichiamo l’ascolto consapevole: cerca sempre di sporgerti in avanti, non incrociare le braccia o le gambe, controllare la tua espressione facciale, i gesti che fai, la quantità e l’intensità del contatto visivo e la quantità di spazio personale che è appropriato per la cultura e le norme sociali dell’interlocutore. È utile anche che i vostri sguardi siano allineati l’uno rispetto all’altro, ad esempio dovreste essere entrambi seduti o in piedi, in modo da trovarvi su un piano uguale. L’ascolto consapevole include sia le risposte non verbali che quelle verbali, che consistono nell’incoraggiare l’interlocutore ad esprimersi, a espandere ciò che sta dicendo e a chiarire ciò che ha detto.

L’FBI e diverse forze dell’ordine hanno incorporato l’ascolto attivo nella loro formazione sulle capacità di negoziazione delle crisi. Alcune abilità nel loro curriculum includono parafrasare, riassumere, rispecchiare e fare una pausa prima di parlare. Fare una piccola pausa prima di rispondere illustra che abbiamo considerato e digerito ciò che l’altra persona ha detto – è in pratica una forma di convalida.

Serve anche a rallentare il processo di comunicazione, infondendo un senso di spazio e calma nella conversazione (soprattutto se è emotivamente carica o pesante). Fornire spazio all’interlocutore per concludere la sua frase o aggiungere qualcosa è importante, poiché potrebbe non aver finito di parlare. Intervenire e rispondere subito potrebbe invece inficiare il flusso di comunicazione. L’ascolto consapevole è l’essenza della ricettività: consentire a un’altra persona di esprimersi senza interrompere, giudicare, confutare o sminuire prepara davvero il terreno per una comunicazione efficace ed è la porta di accesso verso la comprensione e la connessione.

Lo spirito di non difesa è essenziale: si potrebbe non essere d’accordo con ciò che viene detto, ma l’atteggiamento è quello di tentare di capire e riconoscere i sentimenti e il punto di vista dell’altra persona. L’ascolto consapevole ci aiuta a metterci nei panni di un’altra persona, sentire la sua esperienza di vita e il suo processo di ragionamento, oltre che a tornare pienamente al momento presente.

Ci vogliono concentrazione, pratica e un atteggiamento compassionevole verso se stessi e gli altri mentre si coltivano le capacità di ascolto, ma l’esperienza ci dice  che ne vale assolutamente la pena. Nell’immensa galassia della comunicazione, tutto ha inizio con un ascolto consapevole pratica che vale per tutti ma che diventa un’autentica virtù per che svolge la professione del giornalista.

 

Giacomo Marcario

 

Redazione Radici

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