Alto Medioevo: gli Slavi e la penisola italiana

Alto Medioevo: gli Slavi e la penisola italiana
Carlo Magno attraversa le Alpi, di Eugène Roger, 1837. Museo del Castello, Versailles / Art Archive

Contatti tra mondo slavo e penisola italiana nel periodo dell’Alto Medioevo

Le fonti storiche risalenti al periodo dell’Alto Medioevo che fanno riferimento alle popolazioni slave sono poche e frammentate, soprattutto quelle inerenti all’area occidentale. Fonti più precise provengono, infatti, da Oriente, l’area in cui gli Slavi entrarono, fin dal VI e VII secolo, in contatto con il mondo bizantino. Tuttavia, questo popolo entrò a far parte anche in quelle dinamiche che coinvolsero la parte occidentale dell’Impero, tra cui la penisola italiana.

Slavi e Longobardi in Italia

Nel 568 i Longobardi, provenienti dalla regione pannonica, si incamminarono verso la penisola italiana occupando, dapprima, l’area friulana, area in cui sorgerà, poco dopo, il primo ducato longobardo di Cividale. In questo scenario ai Longobardi della Pannonia si sostituì il popolo degli Avari, di origine quasi ignota e sconosciuta, il quale iniziò a costituire un Khanato che dominò su una popolazione in cui la componente slava era maggioritaria. Proprio al VI e al VII risalgono le prime fonti che attestato una prima presenza slava in Italia. È probabile, infatti, che molti Slavi subirono il forte dominio degli Avari seguendo le scorrerie di questi ultimi, mentre altri vennero coinvolti nella calata nei Longobardi verso la penisola. Qui, per la prima volta, il mondo slavo entrò in contatto con quello occidentale subendo gli influssi della cultura latina occidentale, nonché quella germanica. Al VI secolo, inoltre, risalgono i primi contatti tra il mondo slavo e la cultura cristiana che deve aver favorito, negli anni successivi, una più complessa e organizzata struttura sociale.

Le azioni missionarie da parte occidentale

Nel VI e VII secolo gli Slavi erano ancorati agli antichi riti ancestrali, estranei al cristianesimo. Pagani erano anche i Longobardi, i quali, successivamente, si convertirono all’arianesimo, una visione più “semplicistica” del cristianesimo e, forse, più conforme alla loro mentalità.
Al VII e VIII secolo risalgono le prime azioni missionarie provenienti dal Patriarcato d’Aquileia, la cui sede, sotto la minaccia dei Longobardi venne spostata in un primo momento a Grado, poi a Cormons e, infine, a Cividale, territori soggetti alle minacce provenienti da Oriente da parte del Khanato avaro-salvo.
In questo scenario gli storici hanno rintracciato i primi tentativi di evangelizzazione e di conversione provenienti proprio dal dal Patriarcato sotto la spinta del Patriarca Callisto risalenti all’VIII secolo.
L’azione missionaria non è mai stata, finora, confermata, ma se questa avvenne non fu necessariamente rivolta agli Slavi, i quali in quel periodo, sotto il dominio avaro, rappresentavano una grave minaccia. È confermato, però, che questi primi tentativi (tra VII e VIII secolo), non corrispondono a progetti ben organizzati, infatti non produssero i risultati sperati; moltissimi Slavi rimasero pagani per lungo tempo, nell’Europa Orientale e centro-orientale fino all’XI e XII secolo.
Tornando al VII e VIII secolo, non è esclusa una totale assenza di conversioni da parte dell’elemento slavo. Le conversioni, però, coinvolsero quegli Slavi che facevano parte degli strati più alti della società e che, per questo motivo, diedero vita a stretti contatti con i vari capi longobardi, i quali, già a partire dal VI secolo sperimentarono la conversione al cattolicesimo, soprattutto grazie all’influenza della regina Teodolinda, cattolica. Una buona parte dei Longobardi, in questi anni, era, ovviamente, ancora ariana e pagana.

L’impero Carolingio

Gli Slavi convertiti nei secoli anteriori ai Franchi erano solo una piccolissima parte. Il mondo slavo, però, sperimento una più profonda influenza con la successiva espansione del dominio Carolingio; un’espansione che si muoveva sotto la spinta dell’ideologia cristiana.
I Franchi, rappresentanti della nuova grande potenza, ottennero immediatamente l’appoggio papale che sperava di liberarsi dal dominio longobardo sulla penisola. Fu, infatti, Carlo Magno ad eliminare tale dominio con la vittoria, nel 774, sull’ultimo sovrano longobardo, Desiderio. Successivamente, anche il Khanato Avaro giunse al termine, il più antico dominatore degli Slavi e, nel frattempo, i Sassoni venivano convertiti con la forza delle armi.
In questo scenario si intensificarono i contatti tra mondo slavo e cristiano: l’organizzazione dell’Impero Carolingio in marche e contee giocò un ruolo principale.
Le marche, territori di confine, arrivavano fino nell’Est europeo e, dunque, in quei territori abitati ormai da secoli da popolazioni slave. La vicinanza di questa grande potenza cristiana non risparmiò gli Slavi, eretici e pagani.
Ha inizio così il fenomeno di germanizzazione e occidentalizzazione del mondo slavo, tale fenomeno, non escludeva, ovviamente, una più profonda influenza ideologica in seno al cristianesimo.
Questo dinamismo sociale che si muove sotto la spinta ideologica del cristianesimo e che muove i rapporti tra Slavi e cristiani ha contribuito, progressivamente, al delineamento dei confini di una Slavia Latina e di una Slavia Ortodossa.

 

Redazione

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