A due a due

A due a due

Nous n’irons pas au but un à un mais par deux
Nous connaissant par deux nous nous connaîtrons tous
Nous nous aimerons tous et nos enfants riront
De la légende noire où pleure un solitaire.
Paul Eluard Le temps déborde (1946)

Non giungeremo alla meta ad uno ad uno ma a due a due
Se ci conosceremo a due a due noi ci conosceremo tutti
Noi ci ameremo tutti e i nostri figli rideranno
Della leggenda nera dove un uomo è solo e piange.

                                                      Paul Éluard (1895-1952)
(traduzione libera )

Di Giorgio Pizzol

Invidio questo poeta-filosofo per questi versi. Ha scritto, in poche righe, un trattato completo di filosofia morale. Una filosofia semplice, comprensibile da tutti, in tutti i luoghi e in tutti i tempi.

Più che per la bellezza apprezzo questa poesia per il concetto che essa esprime. Essa, a mio parere, espone e propone infatti un particolare metodo per la comunicazione tra gli esseri umani.

Il poeta, a mio parere, ha voluto dire che le persone incontrandosi mentre compiono il cammino della loro vita possono trovare il modo di mettersi una di fronte all’altra, a due a due, e comunicarsi reciprocamente il proprio sentire, il proprio pensare, il proprio modo di vedere il mondo.

Quando due persone avranno avuto modo di compiere questa esperienza ognuna di esse sarà in grado di conoscere quanto vi è di comune e di diverso e nel sentire e nel pensare di ciascuna. Quante più volte l’esperienza sarà ripetuta tanto più alta sarà per ogni persona la capacità di conoscere quanto di uguale e quanto di diverso vi è nel sentire e nel pensare di ogni altra che avrà avuto l’occasione di incontrare.

In sintesi, qualunque persona sia capace di rapportarsi “a due a due” svilupperà la sua capacità di conoscere e di comunicare con qualsiasi altra. E quindi di amare e di essere amata da ogni altra. Vale a dire la capacità di vivere amando la vita e il bene proprio e, nello stesso tempo, la vita e il bene altrui.

Il risultato di questo modo di conoscersi e amarsi reciproco degli esseri umani, in ogni caso, sarà

quello di vincere quella terribile sofferenza che viene causata dal “senso di solitudine”. Una sofferenza che, forse, è più acuta di quella causata dalla paura della morte.

Può essere naturalmente che questa idea di Eluard sia solo un’utopia. A chi scrive piace pensare che l’idea sia buona e realizzabile concretamente e che essa sia tale da far sorridere i nostri posteri sul tempo in cui gli uomini erano succubi della leggenda nera dove un uomo è solo e piange.

Giorgio Pizzol

Redazione Radici

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