A Forlì la suggestione di Maria Maddalena nella storia dell’arte

A Forlì la suggestione di Maria Maddalena nella storia dell’arte
La Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì propone per il 2022 un nuovo appuntamento espositivo dedicato a un grande mito femminile della nostra storia, figura misteriosa e travisata: Maria Maddalena.

Dal 27 marzo scorso e sino al 10 luglio 2022, le sale dei Musei San Domenico ospitano “Maddalena. Il mistero e l’immagine” a cura di Cristina Acidini, Fernando Mazzocca e Paola Refice, dove circa 200 opere di grandi artisti, dal III secolo a.C. al Novecento, indagano il mistero irrisolto di una donna che ancora oggi inquieta e affascina.

Chi era davvero la Maddalena? Perché si è sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità? A lei la letteratura e il cinema hanno dedicato centinaia di opere ed eventi, così come l’arte, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che hanno segnato, nel corso dei secoli, la storia stessa dell’arte e i suoi sviluppi.

La sua fortuna artistica, a partire dal Medioevo fino ad arrivare a noi, si è andata arricchendo di elementi leggendari, mutuati anche dallo sviluppo della devozione nei suoi confronti. Ella è stata così volta a volta, peccatrice, santa, cortigiana e penitente, intellettuale e apostola. Sempre amante. A fianco di San Francesco nella riforma mendicante del Duecento e Trecento, dama cortese nel Quattrocento, e venere cristiana a partire dal Cinquecento e lungo i secoli successivi, fino a simboleggiare la rivoluzione femminile nell’Ottocento e nel Novecento.

Il “secolo breve” la vede anche come emblema del dolore e della protesta.

Il percorso espositivo di “Maddalena. Il mistero e l’immagine” si sviluppa in 12 sezioni che comprendono straordinari esempi di pittura, scultura, miniature, arazzi, argenti e opere grafiche, dal Cratere apulo con morte di Meleagro (360-340 a.C. ca.) del Museo Archeologico di Napoli a La deposizione dalla croce (1968-1976) di Marc Chagall del Centre Pompidou di Parigi; dal Noli me Tangere del Veronese proveniente dal Musée de Grenoble a quello di Graham Vivian Sutherland della Pallant House Gallery di Chichester. Tra le opere in mostra anche Acceptance di Bill Viola e alcuni capolavori di Antonio Canova e Francesco Hayez che più volte si dedicarono a questo soggetto.

La mostra attraversa millenni di fascinazione per la figura della Maddalena e la sua trasformazione nel corso dei secoli grazie alle interpretazioni che ne diedero i più importanti artisti di ogni epoca, che ne aggiornarono la leggenda e le sue letture. Tra le opere in mostra ricordiamo quelle di Donatello, Andrea Della Robbia, Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, il Tintoretto, Annibale Carracci, Lorenzo Lippi, Guercino, Artemisia Gentileschi, Guido Reni, Anthon Raphael Mengs, Jòzef Wall, Eugène Delacroix, Arnold Böcklin, Gaetano Previati, Fausto Melotti, Giorgio De Chirico e Renato Guttuso, solo per citarne alcuni.

Nel percorso di mostra, inoltre, entra per la prima volta, in piena coerenza con il tema dell’esposizione, un’ala al primo piano della Pinacoteca Civica, nella quale è possibile ammirare due magnifici arazzi cinquecenteschi, rari esemplari di manifattura fiamminga.

“Maddalena. Il mistero e l’immagine” disegna anche un viaggio trasversale attraverso la mappa dei prestiti, che comprende, tra gli altri, il Museo d’Orsay di Parigi, l’Hamburger Kunsthalle di Amburgo, il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Centraal Museum di Utrecht, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Neue Pinakothek di Monaco, The San Diego Museum of Art, il Sursock Palace di Beirut.

A questi si affiancano i prestigiosi prestatori italiani, come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, la Galleria d’Arte Moderna e Pinacoteca Ambrosiana di Milano, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e i Musei Vaticani.

Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli. Il progetto espositivo, corredato da un pregevole catalogo edito da Silvana Editoriale, porta in Italia capolavori provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali.

“Maddalena è il maggior mito femminile della storia dell’arte. La venere cristiana”, ha affermato il direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli.

“L’esposizione forlivese racconta come la nostra storia, la nostra cultura occidentale, attraverso i maggiori capolavori dell’arte, abbia catturato l’antica discepola di Gesù e ne abbia fatto in ogni tempo il proprio emblema. In fondo ciascun tempo si è identificato in lei. Siamo Maddalena”.

In riferimento alla figura della Maddalena, la curatrice Cristina Acidini ha parlato di una “peccatrice pentita dai lunghi capelli e dalle belle vesti, panneggiata di rosso. È la pia donna dolente. È la premurosa mirrofora, simbolo della cura per il corpo amato in vita e in morte. È la penitente votata alla meditazione. Nella sua solitaria maestà, ella impersona davvero la patrona di tutte le numerose istituzioni, ecclesiastiche e civili, che in Europa s’erano venute costituendo in suo nome per l’accoglienza a donne traviate, sia redente sia da redimere”.

In riferimento all’età moderna, l’altro curatore, Fernando Mazzocca, ha precisato che, “dopo Batoni e Mengs, sarà Canova ad impadronirsi di questo tradizionale e seducente soggetto pittorico per dimostrare, in una esaltante sfida tra la pittura e la scultura, le possibilità di quest’ultima di estendere i propri confini espressivi e riuscire a rendere effetti cromatici e luminosi che gli sembravano preclusi.

La Maddalena di Canova, vera e propria opera di culto in epoca romantica, ha avuto una enorme popolarità e ha suggestionato molti pittori e scultori. Sul modello canoviano sarà con Hayez che il soggetto della Maddalena riprende un nuovo slancio entrando in una dimensione assolutamente profana, quale emblema di una femminilità moderna e provocante, che non aveva timore di esibirsi in tutta la sua carica erotica, ma anche sentimentale legata al motivo romantico della meditazione e della malinconia”.

Paola Refice, anche lei curatrice della mostra, ha sottolineato come “Maria di Magdala – la Maddalena – è tra le figure più rappresentate nella storia dell’arte. Giovanni (20, 11-18), ripreso dall’esegesi dei Padri della Chiesa, la testimonia unica protagonista della scoperta della Resurrezione e del suo annuncio agli apostoli. Eppure le molteplici iconografie che ne personificano il nome rispecchiano una tradizione complessa e contraddittoria. I Vangeli la citano in Galilea, tra le donne al seguito di Gesù e ancora sul Calvario e poi alla tomba vuota del Risorto, insieme a Maria, madre di Giacomo, e a Maria Salome. Con le Pie donne compare nelle prime rappresentazioni dell’arte cristiana. Ma l’iconografia non si modella sulle fonti primarie quanto, e soprattutto, è dalla miriade di testi canonici e apocrifi che nasce e si diffonde in Oriente e in Occidente. Nel frattempo, con un impulso ancor maggiore, si forma dalle stesse immagini, che si diffondono, perpetuano sé stesse e danno il via a un’infinità di varianti”.

Il progetto di allestimento
Il percorso espositivo si sviluppa dall’ex Chiesa del San Giacomo fino alle grandi sale del primo piano che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico. Il registro del progetto di allestimento, sviluppato dallo Studio Lucchi & Biserni, si sussegue nei diversi spazi con soluzioni espositive spettacolari, che hanno il pregio di valorizzare al meglio le opere esposte, mantenendo quell’atmosfera contemplativa consona al tema trattato dalla mostra. Ne è un esempio straordinario il concetto espositivo, poi tradotto in una realizzazione vera e propria nell’ambito dell’allestimento, che accoglie il complesso monumentale quattrocentesco in terracotta di Guido Mazzoni.
A completamento del progetto di allestimento, con l’obiettivo di creare una uniformità cromatica che accompagni il visitatore nel percorso espositivo, interviene anche la scelta del colore, l’ottanio, simbolo di eleganza e raffinatezza, che restituisce prepotentemente i mille volti della Maddalena che si susseguono in mostra.

Il progetto con i Musei Diocesani italiani
Questa mostra, per la prima volta, collega a sé oltre 60 musei diocesani di arte sacra a livello nazionale. Ogni museo aprirà le proprie porte ai visitatori, mettendo in evidenza espositiva al proprio interno opere che illustrano la figura della Maddalena; tutti collegati, grazie anche all’intesa con l’Associazione musei ecclesiastici italiani (AMEI) e con la Conferenza episcopale italiana. In Italia i luoghi di culto, più o meno noti, dedicati alla figura della Maddalena, sono circa 1188, secondo quanto censito dalla piattaforma BeWeB – Beni ecclesiastici in web. Una ripresa e un rilancio della figura della Maddalena in un paese, l’Italia, che assieme alla Francia, ha fatto della Maddalena anche un’icona devozionale. Arte, devozione, leggenda si fondono in una figura che è all’origine della fede cristiana.

Maddalena & Digital Experience
In occasione della mostra Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Jump, azienda creativa digitale, hanno ideato un’applicazione per rendere la mostra Maddalena. Il mistero e l’immagine un’esperienza unica, indimenticabile ed interattiva, “dando vita” ai capolavori esposti. Scaricando l’app MaddalenaAR sul proprio cellullare sarà possibile, grazie alla realtà aumentata, animare alcuni quadri in mostra: basterà inquadrare le opere contrassegnate dall’apposito simbolo con la fotocamera per godere della potenza dell’arte attraverso la magia del digitale.

Speciale Sky Arte
Anche Sky Arte sarà nuovamente partner della mostra dedicando alla figura della Maddalena il consueto speciale televisivo, prodotto da EGE Produzioni, che andrà in onda in prima visione il prossimo 3 maggio in prima serata e in ulteriori 20 repliche, in diverse fasce orarie, per tutta la durata della mostra.

Redazione Radici

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