Biennale di Venezia 2022 e non solo. Le ripercussioni del conflitto Ucraina/Russia nell’ Arte

Biennale di Venezia 2022 e non solo. Le ripercussioni del conflitto Ucraina/Russia nell’ Arte

Finestre sull’arte rubrica di Arte e Comunicazione curata da Sonia Strukul 

Continuano, nonostante le criticità causate dal momento storico attuale, i preparativi per la prossima Biennale Arte di Venezia, in programma dal 23 aprile al 27 novembre 2022 all’insegna de Il latte dei sogni, il tema scelto dalla curatrice Cecilia Alemani.

Le conseguenze della guerra in Ucraina hanno infatti avuto ripercussioni anche sulla Biennale, con la sospensione dei lavori da parte del team del Padiglione Ucraino e il ritiro del team del Padiglione Russo, oltre alla netta posizione presa dalla Biennale, che ha recentemente dichiarato di collaborare “in ogni modo con la Partecipazione nazionale dell’Ucraina alla 59.

Esposizione Internazionale d’Arte” e di non accettare “la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo”.

Pavlo Makov, Lizaveta German, Maria Lanko e Borys Filonenko, rispettivamente artista e curatori del Padiglione dell’Ucraina.

A Venezia, l’artista presenterà The Fountain of Exhaustion, la Fontana dell’Esaurimento, una scultura cinetica composta da una serie di imbuti e flussi d’acqua, avviata nel 1995 e tuttora in corso che, alla luce degli ultimi, drammatici eventi, si è caricata di ulteriori significati.

Ispirata idealmente all’intersezione tra i fiumi Lopan e Kharkiv, con i suoi imbuti che convogliano e separano l’acqua l’opera esprime una riflessione sullo sfruttamento delle risorse naturali ma anche la difficile situazione dei Paesi più piccoli dell’ex URSS, che mancano di capitale politico, sociale, finanziario e infrastrutturale per ricomporre i detriti urbani dell’era sovietica.

La Fontana dell’Esaurimento mette in primo piano il rapporto tra geografia e umanità ma anche tra risorse di vario genere e politica. Vederla a Venezia, nel Padiglione dell’Ucraina sarà emozionante ma anche destabilizzante, considerando ciò che è successo e che potrebbe succedere.

«In un modo o nell’altro, dobbiamo essere a Venezia. Siamo determinati a rappresentare l’Ucraina a Venezia e faremo tutto il possibile per realizzarlo», ha sottolineato Katya Pavlevych, responsabile delle comunicazioni del padiglione ucraino, a nome di tutto il team.

Tutti ci auguriamo di poter vedere l’ opera del team ucraino alla 59° Biennale di Venezia, nella città lagunare ci sono altre prese di posizione nette di dissenso verso la Russia.

Francesco Manacorda ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttore artistico della V-A-C Foundation, istituzione culturale moscovita con un avamposto a Venezia, tra le sale di Palazzo Zattere. Dal 28 febbraio scorso tutte le attività della sede lagunare sono sospese.

Si susseguono senza sosta, da un capo all’altro dello scacchiere globale, le dimissioni da parte delle figure all’apice di istituzioni culturali di matrice russa. Anche Francesco Manacorda (Torino, 1974), dal 2017 direttore artistico della V-A-C Foundation ha interrotto la propria collaborazione con la fondazione creata nel 2009 a Mosca da Leonid Mikhelson e Teresa Iarocci Mavica allo scopo di supportare gli artisti sul terreno della sperimentazione transdisciplinare.

Dal 2017 V-A-C Foundation ha scelto Palazzo Zattere a Venezia come luogo di incontro e dialogo fra la cultura russa e quella internazionale, mentre risale a dicembre 2021 l’inaugurazione di GES-2 House of Culture, a Mosca. Nuova sede della V-A-C Foundation, l’ex centrale elettrica moscovita è stata oggetto di una importante campagna di restauro e rifunzionalizzazione affidata allo studio di Renzo Piano.

L’ arte ha da sempre avuto il compito di unire i popoli in un linguaggio universale, è una delle forme più alte di civiltà, in questo frangente tutto il mondo dell’ arte è chiamato a schierarsi, a combattere con i mezzi che le sono propri in un messaggio universale di pace affinchè questa guerra cessi.
Sembra di rivivere scene belliche di un secolo fa, con una corsa disperata per tutelare le opere d’arte.

Oleksandr Tkachenko, Ministro della Cultura ucraino, ha lanciato un appello per chiudere i cieli sull’Ucraina e proteggere i sette siti riconosciuti patrimonio mondiale dall’Unesco, mentre nel Museo di Odessa sono conservati un quadro di Caravaggio La cattura di Cristo,  opere di  Rubens, Gerard, David, Guercino.

LE OPERE DELL’ANDREY SHEPTYTSKY NATIONAL MUSEUM A LEOPOLI CHE DESTINO AVRANNO….

Fondato nel 1905, l’Andrey Sheptytsky National Museum ha superato due guerre mondiali e vanta una delle più grandi collezioni della cultura ucraina, con oltre 170.000 oggetti. Tra questi c’è la collezione di arte ecclesiastica ucraina del XII-XVIII sec. con oltre 4.000 icone sacre del XIV-XVIII sec. Tra le preziose opere d’arte, si annoverano le tele dei più illustri artisti ucraini quali: Taras Shevchenko, Kornylo Ustyianovych, Teofil Kopystynsky, Mykola Murashko, Serhiy Vasylkivsky, Fotiy Krasytsky, Petro Levchenko, Kiriak Kostandi, Oleksandr Murashko, Mykola Ivasiuk, solo per citarne alcuni.

Da quando l’esercito russo ha attaccato l’Ucraina, il 24 febbraio 2022, l’Andrey Sheptytsky National Museum ha chiuso i battenti e ora che l’avanzata delle truppe si fa più incombente, il Direttore Generale Ihor Kozhan ha ritenuto opportuno imballare le opere per preservarle da eventuali attacchi. Molte istituzioni culturali europee hanno contattato il Direttore per offrire ospitalità alle opere conservate nel Museo Nazionale di Leopoli, ma le operazioni di messa in sicurezza prima e di trasporto poi non sono affatto semplici, data l’enorme mole di oggetti.
https://youtu.be/lZ0LLQz7-1A

La Russia Agisce

Dopo la mobilitazione delle istituzioni culturali contro l’aggressione russa all’Ucraina a Milano si è materializzata anche nell’allontanamento del conduttore russo ospite alla Scala, Valery Gergiev che si è rifiutato di prendere le distanze dal conflitto. I prestiti dell’Ermitage di San Pietroburgo rilasciati in due grandi musei di Milano, Palazzo Reale e le Gallerie d’Italia, devono rientrare entro la fine di marzo, e così anche alla Fondazione Fendi di Roma.

Per decidere le prossime mosse, il Comune di Milano si sta confrontando con il Ministero della Cultura, ma non sono ancora stati fatti annunci pubblici riguardo alle mostre. “Il ministero non ha competenza in materia, sono due mostre organizzate dal Comune di Milano e dalle Gallerie d’Italia. Ma mi pare evidente che quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere queste debbano essere restituite“, ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini.

Sonia Strukul 

Redazione Radici

 

 

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