Il coltello dalla parte del manico

Il coltello dalla parte del manico

Di Donatello D’Andrea

È notizia di qualche giorno fa che nel 2022 gli italiani pagheranno in media 900 euro in più a famiglia sulle bollette del gas e della luce. Si tratta di un rincaro del 68% rispetto all’anno precedente, una cifra enorme che, complice la scarsa dimestichezza degli italiani con la politica estera, diviene inspiegabile e incomprensibile.

I rincari sono figli soprattutto della tensione geopolitica tra l’Unione Europea e la Russia.

Tutto è cominciato con i ritardi burocratici sul Nord Stream 2, a cui è seguita la chiusura del gasdotto più piccolo, responsabile del 10% della fornitura europea, lo Yamal. Il calo dei volumi ha avuto un impatto immediato sui prezzi.

Poi c’è l’Ucraina, dove la situazione non accenna a raffreddarsi. La tensione ha raggiunto le stelle con il dispiegamento di 100mila soldati russi e centinaia di mezzi pesanti al confine. La Germania ha risposto con l’espulsione di due diplomatici russi da Berlino. La questione è davvero delicata, anche se per ora si continua a escludere l’intervento militare. Biden ha recentemente dichiarato sostegno assoluto al suo omologo ucraino ma i fatti dimostrano che, almeno per ora, il coltello dalla parte del manico ce l’ha Putin.

Gli alleati europei, cioè i primi a subire gli effetti di queste continue tensioni, sono ormai stati resi inoffensivi. Le istituzioni europee stanno discutendo sul da farsi mentre sono alle prese con altri argomenti delicati, come la questione polacca, e sulle tensioni tra alcuni stati circa le fonti da includere nella Tassonomia Verde, un elenco di investimenti green da operare con fondi europei, e in particolare sulla contrarietà di Germania, Spagna e altri Paesi all’inserimento del nucleare. L’ambiguità di Berlino è forse l’indice più evidente della difficoltà dell’Europa di diversificare le fonti.

 
È evidente che Putin, attraverso Gazprom, stia giocando con i volumi di gas pompati verso l’Europa. In sostanza la Russia sta usando le sue armi migliori, le fonti energetiche, come mezzi geopolitici per perseguire obiettivi di politica estera. Nelle ultime settimane l’UE ha cercato di allontanarsi dalla Russia aumentando il volume delle importazioni di gas liquefatto dall’Asia, ma non basta.

Dal canto suo, Biden non può permettere che la Russia si avvicini ulteriormente a Pechino. Anche Putin preferisce una soluzione conciliante con l’Occidente, poiché teme che subordinandosi alla Cina, la Russia possa perdere l’iniziativa. In un’alleanza basata sulla necessità di evitare l’isolamento, Mosca verrebbe declassata a potenza di secondo piano. Una prospettiva che all’ex KGB non alletta per niente.

L’unica strada è il dialogo. Putin, questa volta, però ha più di una carta da giocare. L’Europa ha bisogno di gas, almeno fino a quando non saranno trovate fonti alternative – o fornitori diversi – mentre gli americani sono consapevoli della indispensabilità di una Ucraina “cuscinetto” per non isolare la Russia e spingerla verso Pechino.

Appuntamento al 10 gennaio per l’incontro Biden-Putin.

Donatello D’Andrea

Redazione Radici

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