“La scomparsa di Majorana” al Teatro Drammatico di Belgrado

“La scomparsa di Majorana” al Teatro Drammatico di Belgrado

 In una stagione come quella che stiamo vivendo, caratterizzata dallo sfaldamento dei valori morali, dall’esaltazione dell’ego, dall’ansia del profitto e dalla deriva della scienza, è necessario rievocare figure come quella di Ettore Majorana.
Laros di Gino Caudai, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado e il Teatro Drammatico di Belgrado e col sostegno del Ministero italiano della cultura, presenta “La scomparsa di Majorana”, spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, con la regia di Fabrizio Catalano (nipote di Leonardo Sciascia), che andrà in scena domani, 7 dicembre, alle 19.30 presso il Teatro Drammatico di Belgrado, in lingua italiana con soprattitoli in serbo.


I quattro personaggi sono interpretati da Loredana Cannata, Alessio Caruso, Roberto Negri e Giovanna Rossi. Le scene e i costumi sono di Katia Titolo, le musiche di Fabio Lombardi.
Scomparso nel 1938, partito in nave da Palermo ma apparentemente mai approdato a Napoli, il giovane e promettente fisico siciliano, chiuso in se stesso e concentrato su studi di cui non parlava con nessuno, aveva forse intuito prima d’ogni altro la strada per la creazione di una devastante arma nucleare; e ne era rimasto atterrito, e aveva voluto estraniarsi dal mondo prima che questo precipitasse nel baratro dell’era atomica.Questa, almeno, è la tesi di fondo di uno dei maggiori autori del ‘900 di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita, Leonardo Sciascia, che allo scienziato e al suo dramma interiore ha dedicato uno dei suoi libri più illuminanti: La scomparsa di Majorana.


Questo spettacolo è un’indagine poliziesca, è un thriller ad orologeria, è un sogno ad occhi aperti.Quattro personaggi si trovano in una sala d’ospedale, tra cui un monaco che potrebbe essere lo scienziato scomparso. Poco alla volta, emergeranno i tormenti di un genio che avrebbe potuto cambiare il destino dell’umanità, e che invece ha preferito essere un ragazzo schivo, per nulla in cerca della gloria. Spesso isolato, con rarissimi amici. Alcuni di questi, nella Germania che nel ’45 ha appena perso la guerra. Questa storia è anche la dimostrazione del fatto che non è così semplice dividere il mondo in buoni e cattivi.Per dirla con Sciascia: si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà.


In un contesto come quello attuale, il teatro deve diversificare la propria offerta e accendere il dibattito, stimolare domande e riflessioni, suggerire idee e punti di vista inediti. Deve calarsi nella realtà: scandagliare il passato e contribuire a migliorare il futuro. Una storia vera come quella di Majorana – il tormento struggente di un individuo che vorrebbe salvare il pianeta dalla catastrofe – è al contempo un susseguirsi di emozioni e un monito per l’avvenire. Ognuno di noi può compiere un piccolo gesto, per proteggere l’umanità dall’autodistruzione. Ognuno di noi ha il diritto e l’obbligo di farlo. 

Redazione Radici

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