Il pronto soccorso che non soccorre

Il pronto soccorso che non soccorre

di Paolo Pagliaro

I macchinari e i posti letto di cui si doteranno gli ospedali grazie ai miliardi del Piano di ripresa e resilienza, in assenza di personale rischiano di ridursi a semplici arredi. Così dice Carlo Palermo, segretario del sindacato della dirigenza medica, che lancia l’allarme.
La situazione è particolarmente critica nei servizi di pronto soccorso, dove mancano duemila medici. I concorsi per assumere nuovi specialisti vanno semideserti, come si è constato ieri a Roma e come accade regolarmente altrove. In Toscana i sindacati hanno informato i cittadini che potrebbe non essere più garantito l’accesso all’assistenza. In Piemonte chirurghi e cardiologi devono lasciare i loro reparti per coprire i turni in accettazione. In Sicilia per l’assenza di personale sono stati chiusi pronto soccorso appena inaugurati.
La pandemia ha avuto effetti pesanti sui medici. Sono aumentati carichi di lavoro, complessità assistenziale, stress fisico e psichico. Complice il Covid, i pronto soccorso si sono trasformati in cronicari dove i pazienti stazionano per giorni sulle barelle in attesa di un posto in reparto. Per i giovani specializzati in medicina d’urgenza la strada è in salita: notti, festivi, monte ore che spesso è il doppio del dovuto, violenze verbali, aggressioni, rischi medico-legali. Per i dettagli si rinvia al blog del loro sindacato, Simeu.
Se ne esce, dice Carlo Palermo, con un investimento straordinario sugli organici, che nel Pnrr non c’è. E che invece è indispensabile anche per affrontare la pandemia sommersa creata dalle decine di milioni di prestazioni negate e rinviate a causa del coronavirus.9Colonne

Redazione

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