La Puglia non solo mare, sole e cielo azzurro

La Puglia non solo mare, sole e cielo azzurro

C’era una volta la Puglia dei trulli, delle gite ad Alberobello cui si affiancava, al massimo, la visita alle Grotte di Castellana.

Poi è arrivata la Puglia delle vacanze, quella degli italiani che scoprirono il mare del Gargano: difficile da raggiungere a causa delle sue vie strette con curve e tornanti a gomito ma bellissimo ed intrigante, tutto da vivere, con fantastiche scogliere a picco antropizzate da grotte con acque azzurre e cristalline come Pugnochiuso, Baia delle Zagare a Mattinata e con panorami mozzafiato che ripagavano la fatica del viaggio.

Al soggiorno dei turisti si sono nel tempo aggiunti  quelli dei pellegrini diretti  sempre sul Gargano a San Giovanni Rotondo  per visitare la tomba del miracoloso Padre Pio da Pietrelcina  divenuto nel nuovo millennio San Pio; altra meta scelta dai numerosi   pellegrini è la Grotta di San Michele Arcangelo, elevata dall’Unesco a bene dell’umanità .

Con il passare degli anni è arrivato, poi, il boom del Salento: in un primo momento, come avvenne per il Gargano, per semplice spostamento di flussi turistici nelle zone meno conosciute ma anche misteriose e avvolte da leggende metropolitane che volevano la punta dello stivale, denominata anche  “finibus terrae”, luogo privilegiato di banditi, predoni  e masnadieri e con il rischio di andate senza ritorno.

Luoghi che a dispetto delle malelingue con il passare del tempo sono diventati  sempre più accessibili con epicentro Santa Maria di Leuca ed il suo santuario;  posto incantevole dalla cui terrazza  si può osservare come il  mare Adriatico si sposa  con lo Ionio. Non sono mancati in questi anni   anche gli “stimoli” provenienti dal sistema Puglia (amministrazioni, enti, associazioni, imprenditori, operatori del settore), capaci di trasformare una rappresentazione locale in un evento internazionale qual è diventata in pochi anni la Notte della Taranta in quel di Melpignano nel leccese.

Lo stesso dicasi per Il Festival Internazionale della Valle d’Itria che ogni anno porta turisti ed appassiona di musica classica ed operistica  nella incantevole  Martina Franca, città stupenda per il suo barocco dallo splendore e dalle forme architettoniche uniche.  Appuntamenti che hanno reso nel tempo ancor più piacevole soggiornare nelle località che si affacciano sullo splendido mare del Salento.

Ma la Puglia non è soltanto taranta, mare e barocco, per quanto Gargano e Salento continuino a essere tra le mete preferite di chi sceglie di trascorrere le vacanze in Italia e nella Puglia per ben tre volte definita dal New York Times  la Regione più bella del mondo Né la si può identificare con i trulli o Padre Pio.

La Puglia è anche tante altre cose che si possono scoprire facendo ad esempio trekking nella Foresta Umbra o volando in elicottero sull’arcipelago delle Tremiti; o tuffandosi nella natura incontaminata delle tante aree protette.

E non solo in estate. Perché, per esempio, i Monti Dauni non perdono il loro fascino in inverno, così come i musei dall’Archeologico di Taranto il MARTA alla Pinacoteca De Nittis di Barletta ma anche i Parchi archeologici di Canosa o del Metapontino che mettono in mostra i loro capolavori senza pausa per tutto l’anno.

Lo hanno capito anche i produttori cinematografici, e non solo perché il fenomeno del grande schermo – Luca Medici alias Checco Zalone – è pugliese di nascita e nei suoi film ma anche perchè gli stessi trovano in Puglia una ospitalità  unica al mondo, location straordinarie in cui ambientare qualsiasi tipo di sceneggiatura, un clima piacevole ed amico per tutto l’anno oltre che sentirsi circondati dall’entusiasmo dei pugliesi che vedono in questo modo valorizzato in tutto il mondo le grandi peculiarità turistiche della Regione.

Alla Puglia arcinota fa da contraltare un’ altra Puglia meno nota ma non meno ricca di fascino, di bellezze paesaggistiche, ambientali, architettoniche e monumentali alcune delle quali patrimonio unico e straordinario della Puglia. Evidenziamo questo aspetto. non perché ci sia una Puglia migliore rispetto a quella decantata nelle guide turistiche tradizionali.

Ma per sottolineare che la Puglia è una regione tutta da vedere e visitare. Anche nei suoi meandri più nascosti, ben simboleggiati, ad esempio, l’Abbazia di Pulsano di Monte Sant’Angelo eletta a “Luogo del cuore” Fai degli italiani e diventata nel tempo un’oasi di pace, di fede e spiritualità apprezzata dai tanti turisti che la inseriscono nei loro itinerari vacanzieri.

Non meno spettacolare il paesaggio offerto dalle isole Tremiti, che in molti definiscono  unico al mondo: un mix irripetibile disegnato dalla roccia che spunta nel blu del mare Adriatico che nei suoi fondali custodisce un parco marino. Con 800 chilometri di costa, il mezzo migliore per visitare la Puglia in estate è sicuramente la barca.

Ma è anche il più scontato. Per andare oltre, c’è l’elicottero. E non solo per i ricchi. Le Isole Tremiti, chiamate anche diomedee, grazie a un accordo di code sharing tra Darwin Airlines  e Alitalia  possono oggi essere raggiunte da Parigi o Amsterdam con un unico piano di volo;  in Europa si tratta di un’ autentica rarità (l’altro caso è in Cornovaglia, Gran Bretagna, tra Penzance e l’isola di Scilly).

Singolare la leggenda di Diomede: dopo la morte del re Adrasto, infatti, egli ebbe la signorìa di Argo e diventò re dell’Etolia. Fu reputato dai greci il più forte e il più valoroso in battaglia e partecipò, quindi, all’epica guerra di Troia che vinse con l’arte dell’astuzia.

Al suo ritorno, però, scoprì l’adulterio della moglie Egialea e fuggì con la sua flotta in occidente. Poi l’intreccio con le Isole: durante una tempesta nel mar Adriatico le sue navi si ritrovarono casualmente presso le Tremiti alle quali, una volta sbarcato, Diomede diede il proprio nome.

L’arcipelago è composto da “diamanti” incastonati nell’acqua: sono le isole di San Nicola, San Domino, Cretaccio, Caprara e Pianosa. Il centro amministrativo e storico è San Nicola, un museo a cielo aperto dove le tracce del passato spuntano in ogni angolo del borgo. L’isola di San Domino è in buona parte ricoperta da boschi e spiccano lo scoglio dell’Elefante e i Pagliai, monoliti a forma di piramide.

Da visitare le grotte delle Viole, del Bue Marino e delle Rondinelle e le incantevoli spiagge tra le quali Cala delle Arene, Cala Matano e i Pagliai. L’isola del Cretaccio è invece un ammasso roccioso d’argilla, mentre Caprara  ospita il faro. A 22 chilometri di distanza si erge l’isola di Pia senza vegetazione e disabitata ma raccolta e misteriosa.

Ma non è tutto: le Isole Tremiti sono entrate lo scorso anno in un ampio circuito turistico internazionale che porta sulle isole dell’arcipelago decine di migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.

Dal mare  alla terra ferma, siamo sul promontorio del Gargano e qui è d’obbligo raggiungere e visitare la  Foresta Umbra, chi ne ha la possibilità sceglie di solito di visitarla a piedi parcheggiando il proprio automezzo ai bordi della foresta. Le escursioni possono essere organizzate in mountain bike, a cavallo e addirittura su calesse o carri trainati.

La Foresta Umbra, il regno dell’Ombra, è il cuore del Gargano, la parte più significativa del suo Parco nazionale da un punto di vista strettamente naturalistico.

Ed è uno scrigno di tesori, che dal centro più impervio arriva fino al mare, nella zona di Peschici. Si tratta di una riserva naturale che si estende nella zona centro-orientale del Gargano, arrivando a quasi mille metri di altitudine nelle parti più elevate, ed è un monumento della natura rimasto quasi completamente allo stato primitivo e selvaggio.

Il nome Umbra deriva dal latino e significa cupa, ombrosa, come ancora oggi appare. Il territorio boschivo occupa un’area di circa 15mila ettari sui complessivi 118mila del Parco nazionale del Gargano, istituito nel 1991, una delle aree protette più grandi d’Europa.

La foresta è stata divisa in quattro zone più o meno concentriche. La zona D, quella più esterna, è quella di maggior tolleranza dal punto di vista ambientalistico, in quanto è la zona dei paesi compresi nella foresta (Vico del Gargano, Monte Sant’Angelo, Vieste, Carpino e Peschici).

Nella zona C è interdetto l’ingresso ai veicoli a motore ma è possibile circolare liberamente a piedi o in bicicletta e fermarsi nelle apposite aree attrezzate; la zona B comprende poi la parte più incontaminata della Foresta Umbra, dove è severamente vietato produrre rumori molesti, alzare la voce o avere comportamenti che possono essere percepiti in qualche modo dalla popolazione animale; infine la zona A è il cuore nascosto della foresta, è inaccessibile al pubblico e vi si riproduce la maggior parte degli animali. La Foresta Umbra ha diverse vie d’accesso, è attraversata da 23 chilometri di strade, sentieri pedonali e percorsi di interessante valore naturalistico segnalati, sicuri e controllati dal corpo forestale.

Al centro della Foresta Umbra si trovano l’azienda forestale, l’albergo rifugio, la chiesa di Sant’Antonio, il laghetto artificiale e il museo. In quest’ultimo si possono ammirare alcuni animali impagliati, resti di utensili preistorici e cartine geografiche del territorio della foresta. Scegliendo un singolare percorso sacro, sempre all’interno della Foresta, si possono toccare sia Monte Sant’Angelo che Mattinata, passando per Monte Sacro.

Sulla sua cima si conservano i suggestivi resti dall’antica abbazia della Santissima Trinità del Monte Sacro, un antico villaggio monastico nel quale si possono ancora distinguere il pronao in antis del portale d’ingresso, le tre navate della chiesa, il chiostro e la vicina chiesetta.

Optando, invece, per un itinerario che porta da Vico del Gargano a Peschici, sul mare, si può ammirare il bellissimo ex monastero di Calena o lo stesso centro storico di Vico, tra i più interessanti del Gargano. Il trekking (a piedi e non) è naturalmente il modo migliore per scoprire le meraviglie di questa foresta, che offre moltissimo sia da un punto di vista floricolo che faunistico.

La flora, in particolare, è molto varia e particolare: si contano circa 2.200 specie botaniche, circa il 35% della flora nazionale. Nella parte superiore si trovano essenzialmente faggi, aceri e carpini; in quella intermedia cerri, querce e faggi; mentre in quella bassa del bosco mediterraneo si trovano lecci e specie minori.

Negli ultimi decenni si è proceduto ad un   rimboschimento con pini neri, castagni, abeti, aceri e frassini. Un albero caratteristico della foresta Umbra è il cerro di Vico, vecchio di almeno 300 anni che si trova davanti alla chiesa francescana.

A Monte Sant’Angelo, nel cuore della Foresta Umbra, si trova il sito più amato dagli italiani, ovvero il più votato tra i “luoghi del cuore“ nell’ambito dell’ormai tradizionale censimento organizzato dal Fai insieme al gruppo Intesa-San Paolo: la splendida Abbazia del VI° secolo e gli eremi dell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano, qui si possono visitare le grotte anticamente utilizzate dai monaci per viverci e pregare, sono stati recuperati ed inseriti nel circuito turistico  alcuni anni or sono grazie alla comunità monastica di Pulsano fondata nel 1997.

Oggi si può ammirare non solo la splendida abbazia del VI secolo, ma anche gli eremi. Diffuso nella Foresta Umbra è l’albero del tasso, che preferisce vivere in solitudine in quanto le sue radici tendono a soffocare la vegetazione circostante.

Il tasso è detto anche “albero della morte”, poiché da esso si ricava un veleno mortale, la tassina, che ha effetto narcotico e paralizzante sull’uomo e su alcuni animali, in quanto blocca la respirazione anche se ingerita in piccole quantità. Secondo la leggenda la tassina sarebbe stata usata da Federico II di Svevia per uccidere le sue amanti scomode.

E comunque dalla tassina si ricava il tamoxifene, un farmaco utilizzato nelle cure oncologiche; mentre il legno del tasso, particolarmente elastico, veniva usato anticamente per la produzione degli archi. Oltre ai magnifici oliveti, agrumeti e mandorleti disseminati un po’ ovunque, orgoglio del Parco del Gargano si incontrano anche le raffinate orchidee selvatiche: se ne contano 85 specie.

Il 14 febbraio di ogni anno a Vico del Gargano si festeggia con San Valentino la festa degli innamorati, in detta ricorrenza  la città si riempie di arance che adornano, porte, negozi, vie, piazze, case e monumenti conferendo in uno con le festose luminarie un aspetto fuori dal tempo,  suggestivo, incantevole e romantico, insomma  da non perdere.

La Foresta Umbra ospita specie animali comuni come cinghiali, caprioli, picchi e donnole; ma anche altre specie più rare come, volpi, gatti selvatici e gli splendidi daini. I volatili contano 170 specie diverse.

Spiccano per la loro simpatica bellezza le varie specie di picchi, ma si trovano anche fieri rapaci come il falco pellegrino, la poiana o lo sparviero e altri, notturni, come lo spettacolare gufo reale o il barbagianni. A cui si aggiungono gli aironi rossi e quelli cinerini. Un  territorio unico e straordinario, bello da vivere e da visitare; se poi al turismo religioso, paesaggistico  e naturalistico aggiungiamo l’itinerario dei sapori tipici del Gargano il pranzo è completo e ben servito.

Dal Gargano alla penisola salentina passando per il Parco Nazionale dell’Alta Murgia;  il Parco è sato  istituito nel 2004  e si estende con i suoi 68.033 ettari  tra le province di Bari e di Barletta-Andria-Trani. Coincide con una parte della più estesa zona di protezione speciale istituita per proteggere la steppa a graminacee, habitat del falco grillaio (sito di importanza comunitaria).

Da visitare nel Parco oltre a Castel del Monte, uno dei più famosi castelli  fatto costruire da Federico II° nonché patrimonio dell’umanità anche  numerose altre location alcune delle quali di particolare interesse ed originalità. Il nostro percorso potrebbe snodarsi attraverso: le miniere di bauxite in località Murgetta in territorio di Spinazzola; il museo erbario ed il famoso museo Jatta di Ruvo di Puglia; il parco comunale Robinson con l’annessa pineta di Gravina in Puglia; la pineta Galietti di Santeramo in Colle; il bosco Mesola di Cassano delle Murge; la pineta comunale Lagopetto di Grumo Appula; la foresta Mercadante nel territorio di Cassano delle Murge e di Altamura; la grotta di Lamalunga, una cavità che ospita l’Uomo di Altamura; la cava dei dinosauri, ad Altamura, dove nel 1999 sono state ritrovate circa quattromila orme di dinosauri; il Pulo di Altamura, la più grande dolina carsica del territorio, a circa 6 chilometri a nord della città di Altamura; il Pulicchio di Gravina, una dolina carsica molto estesa, a 10 km dall’abitato di Gravina in Puglia; la Grave di Faraualla, un profondo inghiottitoio di origine carsica nel territorio di Gravina in Puglia; il parco archeologico di Botromagno e Padre Eterno di Gravina in Puglia; la gravina di Gravina in Puglia: dove nascono le gravine della Basilicata e dell’arco ionico tarantino; la necropoli di San Magno a Corato; la grotta di Santa Maria degli Angeli a Cassano delle Murge; particolari sono gli jazzi, costruzioni rupestri utilizzate durante i periodi di transumanza, frequenti soprattutto nel territori di AndriaGravinaRuvoMinervino e Spinazzola. La vegetazione dell’Alta Murgia cambia a seconda della zona.

Questo habitat è un susseguirsi di formazioni rocciose, fitti boschi e vaste distese steppiche.

In queste praterie rocciose ritroviamo alberi tipici della vegetazione mediterranea come il cipresso comune oltre ad aree più o meno estese di querceto. Nei boschi della murgia oggi si ritrovano perlopiù esemplari di roverellafragno, la quercia spinosa, il leccio, il cerro e il farnetto.

Il sottobosco è ricco di piante come il caprifoglio, il biancospino, il pungitopo, il cisto e il mirto. Sulle rocce è facile trovare le piante di cappero, coi loro bei fiori, oltre a piante aromatiche quali la pianta del rosmarino e dell’origano.

Nel parco crescono anche piante o arbusti ad interesse alimentare, come l’asparago, il noce, il fico, il mandorlo, il nespolo, il prugnolo, il lampone e la mora selvatica. Numerose i fiori quali la clematide, il ciclamino, la rosa canina, il gigaro e la rosa di San Giovanni e la peonia.

Tra le specie fungine troviamo il fungo cardoncello e la gallinella, fungo commestibile dall’intenso colore giallo, oltre a numerose altre specie non commestibili.

Sempre nel comprensorio dell’Alta Murgia  troviamo il Bosco di Acquatetta un bosco artificiale situato tra i comuni di Minervino Murge e Spinazzola; con i suoi 1083 ettari è il più esteso della Provincia di Barletta-Andria-Trani, nonché uno dei più grandi di Puglia.

Nel parco nazionale alberga una buona varietà di fauna, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che possono trovare una discreta gamma di alimenti in questo singolare e vasto ambiente, caratterizzato dall’alternarsi di vaste distese erbose, formazioni rocciose, campi coltivati e fitte selve.

Altro fattore agevolante per gli animali è la presenza di numerose grotte, anfratti e formazioni rocciose, che offrono loro rifugio. Purtroppo mancano i corsi d’acqua e  le piogge sono ormai diventate una rarità, caratteristica d’altronde un po’ tipica di tutta la Puglia. Tra la popolazione di mammiferi troviamo le donnolefaineistricilepriscoiattoli, piccoli roditori (quali il moscardino, il ghiro, il topo quercino, il mustiolo, l’arvicola di Savi, il topo selvatico), volpi e tassi. Di particolare interesse naturalistico risultano i grossi e schivi gatti selvatici. Numerose le specie di uccelli presenti nel parco, alcune di notevolissima importanza conservazionistica quali la gallina prataiola e l’occhione.

Si rinvengono poi varie specie di tordi, di merli, l’usignolo, il pettirosso ed è possibile anche ritrovare con una certa frequenza il picchio rosso e il picchio verde. Non è rarissimo, in alcuni periodi, imbattersi nel fagiano, nell’allodola e nella quaglia. Di importantissima presenza a livello europeo, quella del falco grillaio, adattatosi all’ambiente urbano al punto di nidificare sui campanili romanici e sugli edifici più alti dei centri storici e, proprio per questo, ad alto rischio in questo contesto storico. Lasciamo il Parco Nazionale dell’Alta Murgia ed ormai siamo  al sud del sud della Puglia nell’area ionico-salentina; qui è d’uopo visitare la Riserva Naturale e Oasi WWF de Le Cesine che si estende per 348 ettari e rappresenta l’ultimo tratto di paludi costiere che un tempo caratterizzavano la costa salentina. L’area si compone di diversi habitat che la rendono un notevole scrigno di biodiversità: stagni temporanei, boschi a pino d’Aleppo, boschi di leccio, gariga e paludi costiere. L’Oasi si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione nel Comune di Vernole (LE) ed è anche una Zona di Protezione Speciale.

L’Oasi delle Cesine è un ambiente umido tra i più conservati e importanti dell’Italia meridionale, ultimo superstite della vasta zona paludosa e boscosa che si estendeva da Brindisi ad Otranto. L’Oasi WWF Le Cesine si trova lungo una delle principali rotte migratorie e ospita numerosissimi uccelli acquatici. Sono state censite ben 32 specie di orchidee spontanee alcune delle quali presenti nella Lista Rossa nazionale come Anacamptis palustris; altre specie botaniche di notevole pregio presenti sono: la Periploca graeca, l’Ipomea sagittata, la Cytinus ruberLa particolare complessità degli habitat della Riserva rende Le Cesine un’area ad elevata valenza naturalistica.

Il mosaico di ambienti interconnessi è fondamentale per l’instaurarsi della complessa biodiversità tipica dell’habitat mediterraneo.

Numerose le specie di notevole valore faunistico dalle colorate farfalle come la vanessa del cardo e il macaone, agli anfibi, presenti con diverse specie di rane, rospi e tritoni. Tra i rettili spiccano la testuggine palustre e il colubro leopardino. Centottanta specie di uccelli popolani i diversi habitat dell’area nel corso delle stagioni.

Non mancano i mammiferi, tra cui il tasso e la faina; di recente colonizzazione il cinghiale e il lupo. L’oasi WWF Torrè Guaceto inclusa nella Riserva Naturale Marina e riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale. Situata nei Comuni di Carovigno e Brindisi si estende per 1.800 ettari, lungo un tratto di costa tra i più conservati e rappresentativi della costa adriatica, con paludi e dune alte fino a 10 metri e una Torre saracena che racconta la storia di questa zona.

E’ attivo un centro per il recupero delle tartarughe marine L’oasi include diversi habitat: la zona umida d’acqua dolce, la macchia mediterranea, la fascia dunale con dune alte fino a 10 metri, il fondale marino costiero.

La Riserva marina interessa un tratto di mare compreso tra Penna Grossa e gli scogli di Apani, per una estensione di circa 5 miglia marine, delimitata nella parte di mare dalla batimetria dei 50 metri a circa un miglio dalla costa. Gli specchi d’acqua sono alimentati da sorgenti d’acqua dolce che giunge dall’entroterra per drenaggio; attualmente interessata da un esteso canneto. La macchia mediterranea è particolarmente presente nella zona nord e est della riserva.

Nella zona umida si sviluppa il canneto, mentre sulla spiaggia crescono le piante pioniere quali la calcatreppola marittima, l’euforbia marittima, la cakile marittima, la gramigna delle spiagge,il cisto, il timo, il giunco pungente, l leccio. Gli uccelli sono molto numerosi: falco di palude, cannareccione, cannaiola, basettino, forapaglie, gallinella d’acqua, porciglione, corriere grosso, airone rosso, airone cenerino, tarabuso, tarabusino, martin pescatore e folaga.

Sono presenti anche diverse specie di rettili e anfibi.In mare è ricco di pesci, molluschi e altri invertebrati. E’ presente la Caretta caretta e al largo capita di vedere gruppi di balenottere.

Di fronte a tanta bellezza, a location spettacolari e particolari non si può certo parlare di Puglia minore, farlo sarebbe un vero errore, forse sarebbe più corretto parlare di una Puglia meno conosciuta.

A questo punto è preferibile organizzarsi e programmare in forma privata o con l’aiuto delle tante agenzie di viaggio e di tour operator  un itinerario del tutto nuovo veramente da sogno che non mancherà di stupirvi, di coinvolgervi e di emozionarvi.

Una vacanza in Puglia diversa dalle solite ma non per questo meno interessante e rilassante.

Giacomo Marcario

Redazione Radici

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