La Brexit e’ in full swing si potrebbe dire esprimendosi in lingua anglosassone

La Brexit e’ in full swing si potrebbe dire esprimendosi in lingua anglosassone

Di Sagida Syed

Ormai gli effetti post divorzio dalla UE si sentono quotidianamente dopo la sua entrata in vigore ufficiale lo scorso primo febbraio 2020.

Londra non e’ l’unica capitale/metropoli piu’ colpita, al contrario, sono le citta’ di periferia nonche’ gli altri Stati che costituiscono il Regno Unito a soffrirne maggiormente.

Abbiamo chiesto a Giulia Caruso, collega giornalista freelance, calabrese di nascita ma fiorentina di adozione che vive in Irlanda del Nord dal 2012, di descriverci la situazione attuale in un paese che, proprio grazie all’Unione Europea, era riuscito ad uscire dalle condizioni di arretratezza in cui si trovava fino al 1973 quando si compi’ la sofferta unione agevolata  successivamente dalla Iron Lady Margaret Thatcher.

Amante della cultura irlandese in particolare dell’Irlanda del Nord, ad essa  Giulia Caruso ha dedicato il suo romanzo “Il Sentiero del Gigante” (Porto Seguro Editore),

Giulia, possiamo fare già un bilancio di questi primi mesi di Brexit?

Possiamo tracciare, a distanza di sette mesi, uno scenario in divenire partendo dalle problematiche delle quattro regioni che compongono il Regno Unito: Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord, che proprio a causa della Brexit stanno emergendo in tutta loro complessità. L’uscita dall’Unione Europea sta mettendo in discussione l’unità del Regno Unito stesso. Negli ultimi mesi abbiamo registrato un’ulteriore crescita di spinte indipendentiste, soprattutto da parte della Scozia, il cui governo, guidato da Nicola Sturgeon ha lanciato nei primi mesi di quest’anno l’appello a un nuovo referendum. In Irlanda del Nord, il partito dello Sinn Fein rilancia ancora una volta, la proposta di un referendum per una Irlanda Unita. E infine il Galles, dove il Plaid Cymru, partito indipendentista, e lo stesso primo ministro, Mark Drakeford, premono per una maggiore autonomia da Londra. 

Quali sono state le dirette conseguenze della Brexit sui britannici? E quali sono i settori più duramente colpiti?

Inevitabile il contraccolpo sulle catene di approvvigionamento e la distribuzione alimentare con riduzione dell’ offerta di prodotti freschi provenienti dall’UE e una lievitazione dei prezzi sui prodotti alimentari del 20%. In sofferenza anche il settore turistico alberghiero e della vendita al dettaglio.

La Brexit muove i sui primi passi in uno scenario già in crisi. Anche se i livelli di miseria e disagio sociale sono sempre bassi se paragonati a quelli dei paesi più deboli dell’’Ue, i dati del Ministero del Lavoro e delle Pensioni mostrano chiaramente che nel 2020 il numero di famiglie al di sotto della soglia di povertà ha raggiunto il 30%. Secondo un rapporto della Joseph Rowntree Foundation, 4 milioni di lavoratori britannici vivono attualmente in povertà, una cifra che è aumentata di oltre mezzo milione rispetto a cinque anni fa.

Al quadro generale si aggiungono le perdite in materia di finanziamenti subite dalle aree più povere, come il cosiddetto Red Wall, le Midlands e le province del Nord, a cui verranno a mancare i fondi strutturali dell’’Ue.

Quale e’ la posizione dell’Irlanda del Nord?

Teniamo presente che l’Irlanda del Nord, come la Scozia, ha votato compatta “To remain in Europe”, grazie soprattutto a Sinn Fein, il partito nazionalista che mira a un’Irlanda Unita ma all’interno dell’ Unione Europea.

Bisogna tener conto della particolare condizione geopolitica dell’’Irlanda del Nord, regione del Regno Unito in territorio irlandese, per cui è stato concepito il cosiddetto Northern Ireland Protocol, una clausola molto importante che sancisce la permanenza dell’’Irlanda del Nord, nel Mercato Unico Europeo per un periodo di transizione.

Tutto ciò per evitare il ripristino del vecchio confine terrestre con la Repubblica d’Irlanda che potrebbe minare gli Accordi di Pace del 1998(The Good Friday Agreement) che mise fine ai Troubles, il conflitto che ha insanguinato l’Irlanda del Nord dal 1968 al 1998.

A cinque anni dal voto, ti pare che la popolazione sia sempre pro-Brexit oppure ci sono stati dei ripensamenti?

Il quadro generale è piuttosto fluido e mostra scenari contrastanti, per cui è difficile tracciare statistiche accurate. Se si tiene conto della vittoria schiacciante del Partito Conservatore che alle elezioni del dicembre 2019 ha vinto 365 seggi contro i 203 dei laburisti, possiamo dire che i britannici siano ancora contenti di essere fuori dall’unione europea.

Ma se esaminiamo il quadro di crisi e la crescita dei movimenti indipendentisti, i cui principali sostenitori come lo Scottish National Party e lo stesso Sinn Fein in Irlanda del Nord,  a favore del “Remain”, allora si può dire che  in tanti vorrebbero riagganciarsi  di nuovo a Bruxelles.

D. A livello di Unione Europea e soprattutto quale diretta conseguenza della pandemia, credi che ci saranno altre defezioni?

Penso soprattutto all’Ungheria di Orban, con il suo nazionalismo oltranzista anche se non è riconducibile agli effetti della pandemia.  
D. Personalmente, cosa ti auguri per il futuro?

Mi auguro un futuro di pace e stabilità per l’Irlanda del Nord, il paese in cui vivo e in cui mi sono sempre sentita accolta nel pieno spirito europeista.

Sagida Syed

Redazione Radici

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