“L’Italia nell’economia internazionale”: il 35° Rapporto sul Commercio Estero

“L’Italia nell’economia internazionale”: il 35° Rapporto sul Commercio Estero

“L’export sta trainando la ripartenza dell’Italia da protagonista. Le direttrici sono transizione digitale, rafforzamento capitale umano e crescita tecnologica”. Così il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, che oggi a Roma ha aperto la presentazione del 35° Rapporto sul commercio estero “L’Italia nell’economia internazionale” redatto da Ice e Istat con Prometeia, The European House Ambrosetti, Fondazione Masi e Università Bocconi.


Presenti ai lavori anche il Presidente dell’Ice, Carlo Ferro, e quello dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo. A margine dei lavori è stato firmato un accordo Ice, Unioncamere e Assocamerestero per individuare nuove linee di attività per far crescere e consolidare la presenza delle imprese italiane nel mondo.


Dal rapporto emergono dati confortanti; le imprese italiane, ha detto Ferro, “hanno mantenuto stabile la quota di mercato nel commercio mondiale, con 509 miliardi di euro in esportazioni di beni e servizi”, un valore pari a “circa il 30% del PIL”. L’export italiano, ha aggiunto il presidente dell’Ice, è andato meglio di quello di altri Paesi” come Giappone, Usa, Francia e Regno Unito.


L’Ice, quindi, guarda al futuro con “ottimismo”, ha detto Ferro, sulla base del “+8.9% dell’export nei primi mesi del 2021, con recupero dei livelli pre-Covid +6.4% nel 2022”. Ottimismo, ha aggiunto, che “si combina alla consapevolezza di un’importante sfida per le imprese e per l’azione di supporto dell’ICE che intende accompagnarle per vincere la competizione”.


I DATI


LO STATO DELL’ARTE


Durante la pandemia, nel confronto con gli altri Paesi, il contributo dell’export al PIL dell’Italia è stato meno sfavorevole di quello delle altre componenti, consumi e investimenti. Fra i Paesi del G8 l’Italia è seconda per minor flessione dell’export e ha performato molto meglio di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Il risultato dell’export nel 2020 (-9.7%, e -8.8% esclusi i prodotti petroliferi raffinati) riflette la ripartenza delle esportazioni già nella seconda parte dell’anno, con crescite congiunturali del 30% nel terzo trimestre e ancora un +3.3% nel quarto.
Il 2021 inizia positivamente e porta le esportazioni del nostro Paese a risultati superiori ai livelli pre-covid, come si vede dai dati del primo quadrimestre: +19.8% tendenziale, e, soprattutto, +4.2% sullo stesso periodo del 2019. Una crescita tendenziale che riguarda quasi tutti i settori e che, per molti, è largamente positiva anche sul 2019: i prodotti alimentari bevande e tabacco (+5,3% rispetto allo stesso periodo del 2020 e, addirittura, +12,3% sullo stesso periodo del 2019), del settore dei metalli (+29,1% sul primo quadrimestre del 2020 e +12% sullo stesso periodo del 2019), dei prodotti chimici (+10,2% e +7,1% a pari periodo sul 2019) e degli apparecchi elettrici (+31,6% rispetto allo stesso periodo del 2020 e +8,2% sul 2019).
Tra le Regioni italiane, quelle che hanno meno sofferto nel 2020 sono state Molise (+26% sul 2019), Basilicata (-4,4%); Abruzzo, Toscana (entrambe -6,2%) e Liguria (-0,7%); mentre, tra quelle che hanno sofferto di più, abbiamo Sardegna (-40,6%) e Sicilia (-24,2%). Queste ultime hanno fortemente subito la contrazione delle esportazioni di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-43,8%), che pesano per il 53% dell’export insulare.
Considerando, inoltre, la crescita dell’export nel primo quadrimestre di quest’anno, è verso la Cina che le esportazioni italiane hanno registrato la maggior crescita (55.3% rispetto allo stesso periodo del 2020), seguita dai Paesi europei (nell’ordine: Paesi Bassi e Polonia, +32,9% rispetto al 2020; Francia, +23,2%; Spagna, +23%; Germania, +22,6%; Belgio, +14%), dalla Svizzera (+20%) e dagli Stati Uniti (+4,5%). Solo verso il Regno Unito (+2,6%), fra i maggiori mercati, si registra un andamento più rallentato, ma l’accumulo di scorte pre-Brexit può esserne ragione transitoria.
Il valore doganale delle esportazioni di beni e servizi dell’Italia, nel 2020, è stato di 509 miliardi di euro ed esse hanno rappresentato il 29,5% del Pil del Paese. Infine, la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di beni nel 2020 (2,85%) è rimasta stabile rispetto all’anno precedente.
L’avanzo della bilancia commerciale per 63,6 miliardi di euro è il più elevato dal 2012, in riflesso di una flessione delle importazioni superiore a quella delle esportazioni.


LE PREVISIONI


Le prospettive di ripresa del commercio mondiale sono solide. La presente edizione del Rapporto rivede la stima ICE-Prometeia sull’andamento delle importazioni mondiali, in rialzo al +8.9% per quest’anno e +6.4% per il 2022, a prezzi costanti, confermando il recupero dei livelli pre-Covid entro fine anno. Le stime di crescita maggiori si avranno per l’Asia orientale (+14.5% nel 2022/2019), l’Asia Orientale (+11,1%), l’America centro-meridionale (+9,4%), l’Oceania (+9,2%), l’Asia centrale (+8,9%) e l’Unione Europea (+8,2%).


I QUATTRO QUADERNI TEMATICI


Il Rapporto si completa con quattro quaderni tematici che mettono l’accento su quattro punti d’attenzione per il nostro Paese. Il quaderno “La Competitività dell’Italia nell’attuale quadro economico secondo il Global Attractiveness Index”, un indice-Paese redatto da The European House Ambrosetti, misura l’attrattività di 144 economie mondiali secondo quattro macroaree: Apertura, Innovazione, Efficienza e Dotazione. Nell’edizione 2020 dell’Indice, l’Italia si posiziona al 18° posto complessivo, tra Danimarca e Belgio stabile rispetto all’anno precedente. La capacità di innovazione risulta essere uno dei punti di forza del nostro Paese, mentre l’efficienza, con un particolare riferimento al tasso di disoccupazione, risulta il principale punto di debolezza.
Dal quaderno “Effetti del Covid-19 e strategie di reazione delle imprese esportatrici” emerge che queste hanno un dinamismo strategico – misura del grado di resilienza durante la crisi e di reazione al cambiamento nella ripartenza – mediamente superiore a quello delle imprese che non esportano.
Il quaderno “Le startup italiane alla prova: dalla crisi pandemica Covid-19 alle opportunità del next generation EU”, si focalizza sulle dinamiche del settore delle startup e del finanziamento all’innovazione post crisi pandemica. I dati più recenti in questo campo rivelano un aumento delle startup innovative nonostante l’emergenza pandemica.
Con la scorsa edizione del Rapporto, ICE Agenzia ha avviato una riflessione sull’export e sulle potenzialità del Mezzogiorno – che anche nel 2020 ha rappresentato solo il 9.9% dell’export nazionale – e che vuole ogni anno proseguire con approfondimenti regionali. Il quarto quaderno “Le esportazioni della Campania: struttura e potenzialità” è, appunto, dedicato a un focus dell’export della Campania che, con oltre 12 miliardi di euro in esportazioni, è la regione meridionale che ha il maggior valore di export. Lo studio della Fondazione Masi stima in 8 miliardi di euro il potenziale di crescita dell’export campano e lo declina per mercato di destinazione e per settore, ad uso degli operatori.
La XXXV edizione del rapporto si compone di tre parti, per facilitarne la fruibilità per le imprese: 1) il booklet del Rapporto, che ne riassume gli elementi di sintesi, in forma di highlight e di infografica;2) Quattro quaderni tematici dedicati all’attrattività del nostro Paese, all’innovazione e alle startup, alle strategie di reazione delle imprese esportatrici e all’export della regione Campania, disponibili anche in formato “podcast” sul sito www.ice.it, redatti da: The European House Ambrosetti, Fondazione Masi, il professor Alberto Dell’Acqua dell’Università Bocconi e il dottor Roberto Monducci, Professional Affiliate dell’Istituto di Economia della Scuola superiore S. Anna di Pisa e advisor ICE in tema di studi ; 3) l’Annuario Istat-ICE “Commercio estero e attività internazionali delle imprese” e un suo compendio “portatile” delle principali tavole a nostra cura. (aise) 

Redazione

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