Italia: tre misteri buffi e democrazia

Italia: tre misteri buffi e democrazia

La disputa fra Conte e Grillo porta allo scoperto la opacità della vita interna ai partiti. E la nostra democrazia si fonda su partiti che democratici non sono al loro interno.

Nicola Cariglia |

Si parla e si scrive molto in questi giorni di un mistero buffo, che travaglia la vita del Movimento 5 Stelle, ed è la disputa sullo statuto. E’ singolare che l’aspirante segretario del movimento, Giuseppe Conte lo abbia scritto e che il fondatore abbia dichiarato di non averlo nemmeno letto. Fino a quando, venutone a conoscenza, ha dato di matto rendendo noto che non lo condivideva affatto. I Cinque stelle, allora, si sono divisi come tutti sanno. Ma nessuno, dal semplice militante ai parlamentari, sa esattamente su cosa si è diviso essendo il detto statuto, almeno all’inizio, conosciuto in esclusiva soltanto dal Fondatore e dall’aspirante segretario. Purtuttavia nessuno si è ribellato e sembra normale aspettarsi che la questione venga sbrigata fra i due, come si trattasse di un semplice bisticcio per futili motivi.

Ma il mistero buffo dei Cinque Stelle, rivelatore dell’assenza di democrazia interna, non è una esclusiva e nemmeno una invenzione del partito di Grillo. Perché da tempo la vita interna dei partiti italiani non conosce questa qualità. Nomine, candidature e quant’altro rispettano la concezione personalistica, talvolta addirittura proprietaria, dei nostri partiti. E questo ci porta dritti ad un secondo mistero: come faccia a tenersi in piedi una democrazia come la nostra, basata su partiti che non applicano la democrazia al loro interno.

Infine, è buffo e altrettanto misterioso, che grande stampa e televisione tacciano su questa enorme anomalia che risale ai tempi precedenti alla nascita dei Cinque Stelle se non l’ha addirittura provocata. Se la qualità della democrazia in Italia è così scemata, in grandissima parte lo si deve proprio alla degenerazione interna dei partiti che della democrazia dovrebbero essere i pilastri. Giustamente i nostri padri costituenti vollero preservare i partiti da qualsiasi ingerenza e garantire loro la più ampia autonomia. Ma condizionare a regole interne ispirate a trasparenza e democrazia la concessione di finanziamenti o rimborsi elettorali sarebbe cosa saggia.

Nicola Cariglia

Redazione

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