S O G N O – da “il tessuto dell’anima”
di Rossella Cerniglia
Non ricordava d’aver sofferto altro che un senso improvviso di gioia al vederlo. Era stato un breve istante in cui, essendo dietro di lei, egli l’aveva salutata, e lei si era girata appena, l’aveva guardato in viso e aveva risposto al saluto.
A ripensarci non sapeva dire perché quello era stato un attimo di piena gioia, un attimo tale che aveva sentito il bisogno di ribadirlo a se stessa, dicendosi: “ l’ho visto! “ Dunque desiderava di vederlo? Sì, desiderava di vederlo, ma non immaginava tanto, da provare una simile gioia e una simile leggerezza nel rapportarsi, poi, alle cose.
Sentiva di poter fare gioiosamente quanto le era richiesto, così aveva sbrigato in fretta e senza uggia le faccende della mattinata. Aveva consegnato il certificato richiestole dal suo datore di lavoro, era andata a fare la spesa come di consueto e aveva assolto ogni altra piccola incombenza senza fatica.
Tornata a casa aveva cercato una pausa di distensione, e in quella aveva ripensato, con una sensazione insolitamente intensa, a quanto le era occorso nella mattinata. Aveva rivisto quel viso e chiuso gli occhi per udire le profonde risonanze del cuore che si estendevano coi loro echi infiniti.
Non lasciò che si insinuasse sgomento in quella dolcezza inopinatamente ritrovata, dopo che le pareva che secoli l’avessero ghermita dal mondo per toglierla ai suoi piaceri e relegarla nella buia soffitta dell’essere, dove resisteva nell’abbandono con i dimenticati e gli inutili di questa terra.
Com’è che in modo tanto imprevedibile ora stava pensando a lui? E perché una tale dolcezza l’aveva invasa? L’aveva, forse, evocata? Ma non le importava niente per ora, niente se non quella dolcezza che alleggeriva la sua anima e le metteva le ali.
Cosa aveva fatto che lei, di tanto in tanto, pensasse a lui? Che l’aveva portata, anche quella mattina, a desiderare di vederlo? Solo perché lo incontrava ogni tanto e lui la salutava, e se era di spalle non faceva come gli altri finta di non vederla? Era perché, molto tempo prima, quando era ancora nuova di quel lavoro, l’aveva incontrato fuori di lì, per strada, e anche allora lui l’aveva salutata, stupendola di tanta buona memoria?
In quale dei loro incontri, quasi tutti brevi e rarissimi, i loro occhi e i loro sensi erano andati più in là a leggere messaggi ignoti, segnali dei quali neppure essi erano consapevoli?
Una volta gli aveva sentito dire una frase che aveva reputato molto bella. Poteva una frase, una semplice brevissima asserzione, essere responsabile di un simile sconvolgente sentimento, generare un universo in espansione cui non si vuole porre confine?
Poi seppe da sé che non era lecito sognare, primo perché certi sogni è necessario farli in due perché abbiano un minimo di fondamento. Secondo perché, a volte, troppe cose nella realtà ci dividono e ci assegnano a mondi definitivamente paralleli. Terzo perché coltivare i sogni senza la speranza è coltivare illusioni, e nostalgie e inutili rimpianti.
Rossella Cerniglia redazione@progetto-radici.it
