Mentre il Covid impera gli appalti corrono

Mentre il Covid impera gli appalti corrono
Un uomo come Draghi potrebbe davvero imporre finalmente un codice appalti semplice ed efficace, credo avrebbe anche l’umiltà di copiarlo e dirlo chiaro a tutti.

Fiorenzo Da Ros 

E’ la nuova formulazione dell’antico proverbio “quando il gatto non c’è i topi ballano”.

Tutta l’attenzione dei media e della stampa è concentrata sul Covid, sui controlli sulle mascherine marchiate CE o Tiè!, se è migliore il vaccino con  RNA o quello con chi lo sa, mentre in ogni canale TV  appare almeno un virologo che antepone “stima al collega professore” che lo ha preceduto,  per poi sparare bordate contro le sue tesi vuoi da aperturista o da sfigatissimo oscurantista, mentre tutto ciò occupa quasi totalmente i media, gli appalti corrono e detto fra noi, già dall’oggetto se ne comprende la puzza.

Si è passato dalla filosofia del vecchio ANAC, cartacce a iosa, vi allego una foto del plico di documenti presentati da un concorrente, pena l’esclusione, in un appalto di un paio d’anni fa, plichi scaricati con carrello elevatore noleggiato all’ultimo momento dall’ente impreparato agli effetti del proprio burocratismo, al nuovo ANAC, che non si sa bene che ruolo abbia.

Date un’occhiata al sito, leggete le risposte ai quesiti posti dai poveri partecipanti alle gare d’appalto, provate ad interpretare l’Italiano criptico o geroglifico, vedete voi, di questi funzionari che in tutta evidenza hanno frainteso il loro ruolo: chiarire, semplificare, rendere la vita più facile alle imprese e più difficile alle mafie, che nell’oscuro interpretativo sguazzano allegre a spese delle imprese oneste.

Non parliamo poi dei costi, ove i costi di progettazione sono ribaltati sulle imprese, non una, ma tante volte quanto è il numero dei partecipanti.

Denari, costi che pesano sui bilanci delle imprese oneste e che ingrassano le mafie, che spesso questi progetti li hanno già pronti.

Qualcuno presume di “beccare” un mafioso obbligando tutti alla presentazione di certificati su certificati, timbri firme, white list, ecc.?

Figuriamoci, ci sono liste di prestanome candidi come gigli pronti all’uopo e poveri disgraziati esclusi per motivi che nulla hanno a che fare con l’imbroglio, ma semplicemente per cecità burocratica, scollegamento con la realtà delle imprese e anche di peggio.

Ora tutti riportano a gestioni alla “Ponte di Genova”, un commissario ogni opera, ma in quel caso l’impresa è un colosso, il progettista pure, non tutto il mondo delle opere pubbliche è “liofilizzabile” su Genova.

Salvini che forse avrà letto un bando di gara in tutta la sua vita vuole il liberi tutti, Fratoianni rivorrà Cantone e alla fine, non conoscendo l’argomento si affideranno ai burocrati dei ministeri che aggregheranno il solito testo frutto dei mille compromessi tra lobby e tutto rimarrà  come prima o peggio, come è stato dagli anni novanta ad oggi, tanto da farci rimpiangere Giolitti!!!

La responsabilità va assegnata in toto ad una classe politica impreparata e poco umile.

Dico io, direbbe Totò, basta copiare.

Si prenda il codice appalti Tedesco, Olandese, Danese, sono uno meglio dell’altro, lo si traduca e alla faccia di tutte le lobby diventi legge Italiana.

Certamente si tratta di leggi fiduciarie, ma prevedono quello che il vero male degli appalti nostrani: progetti perfetti, ben pagati e chi sbaglia paga e controlli postumi ferrei su ogni componente l’appalto, dalle dichiarazioni di “verginità” al collaudo delle opere e anche qui chi sbaglia paga. Se trovi un nonno di 99 anni in poltrona in casa di riposo potrai sospettare che sia un prestanome? Se CEO di un’azienda che fattura decine di milioni è un giovanotto accampato al bar da mane a sera portai sospettare che sia un prestanome? Mancano i controlli reali.

Qualche buon controllo anche sulle multiutility di diritto pubblico: hanno bilanci da record, stipendi dei dirigenti da record, ma nel 2020, anno di crisi nera per la maggioranza degli Italiani come hanno agito? Hanno messo mano ai costi o ai prezzi delle bollette.

Nella certezza della sanzione, pochi giorni, non anni di perizie e controperizie, il numero dei bari calerà vertiginosamente.

Non è più un sogno, senza santificare Drago Draghi, ma  sto maturando l’idea che sia la persona giusta: ha dato del dittatore ad un dittatore, ha scandito chiaro il 25 aprile “noi Italiani non fummo tutti brava gente”, senza  le solite distinzioni politiche preconfezionate, si è espresso in modo ironico contro gli inglesismi dei saputelli, vuoi vedere che siamo ad un punto di svolta?

Un uomo così potrebbe veramente imporre finalmente un codice appalti semplice ed efficace, credo avrebbe anche l’umiltà di copiarlo e dirlo chiaro a tutti.

Concludo con una frase di Guido Carli abusata in questi giorni: “rischiare sulla speranza non è mai sbagliato”. Speriamo.

Fiorenzo Da Ros

Antonio Peragine

Antonio Peragine

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