Australian dreams

Australian dreams

di Daniela Piesco

‘Australian dreams’ e’ stato un film documentario del 2019, che vinse diversi premi internazionali come Il Critic Choice al Druk film festival, nel quale , attraverso la narrazione della storia della famiglia Natale ,si affrontava il tema dell’emigrazione italiana in Australia.

In particolare ,il regista Andrea Natale raccontó la storia della sua famiglia, i Natale ,appunto, che migrarono in Australia alla ricerca di maggior fortuna , vicenda che tra gli anni cinquanta e sessanta riguardó molti italiani e che mise in evidenza i sacrifici fatti nel dopoguerra dalla nostra comunità per non sopperire alla miseria.

L’ho visto di recente in versione streaming televisiva su Amazon Prime video Italia, ( oggi anche sulla piattaforma Shortly,) compiendo così,anche io , quel viaggio simbolico dal passato al futuro, tra i due lontani continenti che mi ha dato l’occasione di svolgere,poi, approfondimenti , riflessioni e ricerca storica.

Di Giuseppe Garibaldi vorrei solo ricordare il suo passaggio per l’Australia, nel 1853, quando toccò le coste dello Stato Australiano del Vittoria con la nave “Carmen” di cui era al comando.Piü nello specifico vorrei partire dai primi italiani immigrati in Australia, dopo la metà del 1800, che erano principalmente missionari, musicisti ed artisti provenienti dalle regioni del nord e che si insediarono soprattutto intorno alla città di Melbourne.

Al primo censimento del 1881 risultavano quasi 2.000 cittadini italiani residenti in Australia, concentrati nel Nuovo Galles del Sud e nello Stato di Victoria, la maggior parte di questi erano minatori o taglialegna.

Della corrente emigratoria italiana, che si era sparsa nel mondo intero, una parte aveva inevitabilmente trovato la via della lontanissima Australia, ma si trattava di una parte piccola e insignificante, rispetto ai venti milioni che avevano lasciato l’Italia a partire dal Risorgimento.

Nel censimento australiano del 1911 si contavano quasi 7.000 cittadini nati in Italia, molti dei quali attratti anche dalla Corsa all’oro vittoriana.

Fu solo dopo il 1920 che il numero di italiani immigrati si fece più consistente. Infatti al censimento del 1921 si registrarono più di 8.000 residenti di nazionalità italiana e nel periodo compreso tra il 1922 ed il 1930 si contarono circa 30.000 nuovi arrivi dall’Italia.

L’immigrazione si ridusse notevolmente durante la seconda guerra mondiale, periodo durante il quale, gli italiani d’Australia furono un po’ guardati a vista e ciò a causa del fatto che l’Australia fosse principalmente inglese, e con gli inglesi l’Italia era in guerra. Venivano, insomma, impiegati soprattutto come contadini o come umini di fatica nelle varie attività.

Finita la guerra, l’immigrazione italiana in Australia riprese in modo massiccio rispetto al passato e, nel periodo che va dal 1949 al 2000,gli italiani,diventarono il terzo gruppo etnico per numero di immigrati dopo britannici ed irlandesi con circa 390.000 persone provenienti da tutte le regioni della penisola, con un notevole apporto dal Veneto, dalla Calabria e dalla Sicilia.

Attualmente la comunità italiana è “perfettamente integrata” in quella australiana ed ha raggiunto elevati livelli socio-economici, specialmente nelle aree urbane .

Certo all’inizio c’erano dei cuori sanguinanti perchè i tempi erano duri per gli immigrati. Ma a partire dagli anni Ottanta gli italiani nuovi o vecchi riuscirono a venire fuori da quel passato, e raggiunsero un confortevole presente.

Tra l’Italia e l’Australia si sono poi sviluppate presto delle relazioni calorose. In Australia si trovano cittadine che portano i nomi di Sorrento, Santa Lucia, Roma, Subiaco, Bronte, Nuova Norcia, Verona, Isola di Capri, San Remo e associazioni di italiani di varie regioni che portano il nome delle stesse.

Nel 1930 Guglielmo Marconi scelse l’Australia come destinazione dei suoi esperimenti radiotrasmittenti ed il 26 marzo di quell’anno accese le luci del Municipio di Sydney con Segnali Radio trasmessi dalla nave-laboratorio “Elettra” ancorata nel Golfo Ligure.

Un bel monumento é stato eretto nei pressi del Municipio di Sydney, per ricordare quello storico evento. Il monumento è stato inaugurato il 29 febbraio 1976 dalla figlia dello scienziato Italiano, Principessa Elettra Marconi Giovannelli.

E nomi italiani sono legati ad imprese, opere di architettura e di scultura in Australia. Le statue bronzee del Monumento Nazionale al Milite Ignoto di Canberra sono state colate in Italia, e dall’Italia provengono pure i mosaici che ornano quello storico monumento. Le sculture del Palazzo delle Poste di Sydney del 1870 portano la firma dello scultore siciliano Giovanni Fontana.

La Torre Aurora di Sydney, é stata progettata dall’architetto italiano Renzo Piano.

Nomi Italiani si leggono nelle liste dei sindaci e dei parlamentari. Frank Sartor è stato per lungo tempo Sindaco di Sydney.

Giorgio Paciullo è stato Ministro della Polizia dello Stato Nuovo Galles del Sud poi Sindaco della cittá di Liverpool.

Franca Arena, è stata Deputato al Parlamento Statale. E se andiamo al mondo dello spettacolo troviamo: Pieta Toppano, Melina Marchetti, Pia Miranda.Nella musica: Tina Arena, Natalie Imbruglia e nel mondo della moda Carla Zampatti, per citare alcuni nomi.

A Sydney abbiamo pure la Societá Dante Alighieri ed il famoso Circolo Marconi.

Benché l’immigrazione dall’Italia sia cessata, ed è difficile immaginare che possa riprendere, vi sono ora in Australia un numero sufficiente di italiani che hanno sufficiente potere e prosperità tale da suggerire che essi abbiano anche una storia.

Ma la possiedono davvero?

I resoconti italiani tradizionali sull’Australia spesso sono giunti alla conclusione che la differenza più importante fra il «continente nuovissimo» e il loro paese è che l’Australia nel suo insieme non possiede una storia. Da un lato, questo rappresenta una lettura completamente distorta del passato australiano perché geologicamente, l’Australia è la più antica, e non la più nuova, fra le masse terrestri, e le ricerche più recenti datano la storia dell’insediamento aborigeno a cinquantamila anni fa.

Tuttavia, i primi commentatori italiani avevano ragione, nel senso che la storiografia australiana si sviluppò lentamente. Fu solo nel 1927 che il primo corso di storia australiana venne tenuto presso la University of Melbourne da Ernest Scott18; e fu solo negli anni Sessanta e Settanta che la storiografia locale giunse veramente a essere indipendente.

Negli anni Cinquanta R.M. Crawford, il più importante docente di storia della sua generazione in Australia, aveva segnalato: «La storia dell’Australia è un capitolo nella storia delle migrazioni: sette mari possono dividere l’emigrante dalla sua patria, ma egli non ne scuoterà mai completamente la polvere dai suoi piedi’.

Pertanto, l’equazione «storia delle migrazioni/storia nazionale» non ha ancora molto senso nel trattare la storiografia della presenza italiana in Australia.

Solo quando saranno state scritte alcune storie di miglior qualità sull’immigrazione italiana, ci si potrà aspettare che gli storici australiani riconoscano un fatto sicuramente vero: che alcune storie delle Italie esistono sul «nuovissimo continente» così come esistono nella penisola italiana.

A quel punto, anche l’Italia potrebbe giungere a riconoscere, più seriamente di quanto non faccia ora, che una parte della sua storia ormai risiede in Australia.

Di Daniela Piesco Vice Direttore Radici

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