Il vino biologico delle Marche degustato in oriente

Il vino biologico delle Marche degustato in oriente


Roma – I vigneti biologici italiani rappresentano un quarto degli ettari vitati bio nel mondo con un’estensione che, nell’ultimo decennio, è aumentata di oltre il 100%. In questo settore le Marche rappresentano una delle regioni più bio in Europa in rapporto alla superficie vitata. Infatti, hanno una fortissima identità green e occupano la terza posizione tra le regioni italiane a maggior concentrazione bio in vigna (34% sul totale vigneto), dietro a Calabria e Basilicata.

“Rappresentiamo un quarto degli ettari vitati bio nel mondo con un’estensione che nell’ultimo decennio è aumentata di oltre il 100%, ma ancora non abbiamo una banca dati sul settore per osservare il fenomeno a partire dai suoi fondamentali, legati a produzione, confezionamento e vendita” spiega il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) e rappresentante dei consorzi italiani al Comitato vini presso il Mipaaf, Alberto Mazzoni.

“A oggi – ha aggiunto Mazzoni – i consorzi italiani non sono in grado di monitorare il trend di un modello produttivo sempre più strategico, né di assecondarne l’evoluzione attraverso maggiori punteggi nei bandi europei, nazionali e regionali. Le Marche, tra le regioni più bio in Europa in rapporto alla superficie vitata, hanno da poco siglato il Patto per il distretto biologico unico che, grazie alla partecipazione della Regione e di tutte le sigle del comparto, diventerà la più grande area europea attenta allo sviluppo di una pratica sostenibile e alla salute dei consumatori”.

Secondo una recente indagine svolta dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor i vini biologici del Bel Paese, assieme a quelli sostenibili, saranno quelli che cresceranno maggiormente nei consumi in Germania, Regno Unito, Giappone, Australia e Stati Uniti, ben più di altre tipologie di tendenza, come i vini a basso contenuto di alcol o i vini rosé. Tra le storiche famiglie vitivinicole marchigiane spicca l’azienda agricola Villa Bucci che si occupa di agricoltura fin dal 1700.

Originaria di Montecarotto, uno dei castelli di Jesi, ha oggi la sua sede ad Ostra Veterea. L’azienda anconetana esporta i suoi vini in oltre 30 paesi, in particolare verso i mercati orientali e coltiva sei ettari di vigne di uve rosse Montepulciano e Sangiovese, che rientrano nella Doc del Rosso Piceno, e 25 ettari di vigne che producono un Verdicchio dei Castelli di Jesi, per il quale Villa Bucci è conosciuta in tutto il mondo. Un primato raggiunto grazie al lavoro di Ampelio Bucci che, negli anni Settanta, ha iniziato a puntare su questo vino quando nessuno lavorava sui vitigni autoctoni, realizzando il suo primo Verdicchio nel 1982 e il suo primo Verdicchio “Riserva” l’anno seguente.

L’azienda, che ha puntato sul bio già da un ventennio, produce circa 70-80mila bottiglie di Verdicchio Classico all’anno, più 15-20mila di Riserva Verdicchio Docg (solo nelle annate speciali), 20mila bottiglie di Tenuta Pongelli (Rosso Piceno Doc, 50% Montepulciano, 50% Sangiovese) e 5-8mila bottiglie di Rosso Piceno Doc con prevalenza di Montepulciano. Inoltre, ha anche una superficie di circa 360 ettari con una produzione diversificata a grano duro, grano tenero, piselli, girasole, bietole, prodotti da seme.(9colonne)

Redazione

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