Poeti e scrittori italiani nati in Grecia

Poeti e scrittori italiani nati in Grecia

di Apostolos Apostolou*

Nella storia della letteratura italiana ci sono tre importanti autori che non sono nati in Italia. Vediamo chi sono:

Niccolò Ugo Foscolo (1778-1827) nasce a Zante, una delle isole dello Ionio allora sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Le lingue che parlava erano l’italiano e il greco. Ugo Foscolo imparerà correttamente l’italiano solo dopo il suo arrivo a Venezia, dove nel 1793 raggiungerà la madre che, dopo la morte del padre avvenuta nel 1788, l’aveva lasciato con i nonni sull’isola greca. Foscolo non ha mai dimenticato l’isola di Zante che amava profondamente. Il rapporto con l’isola natale è rimasto immutato con il passare del tempo. A legare il grande poeta alla Grecia anche il suo grande amore con Isabella Theotoki, a testimoniarlo le lettere scritte in greco (Se agapao poli, sebbene voi den me agapas tipotes. Cioè “ti amo, ma tu?”). Isabella Theotoki discendeva da una nobile famiglia di Corfù. Zio paterno era il conte Spiridione, Commendatore di S. Giovanni di Gerusalemme, principe e preside della Repubblica settentrionale. Zante rappresentò sempre per Ugo Foscolo la Patria ideale, il luogo dei ricordi infantili e degli affetti familiari, era un sogno dentro sogno. Scriveva in un sonetto:

A Zacinto (Zante)

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Secondo Ugo Foscolo ogni luogo rivendica un posto nella nostra storia. Cosi l’ isola Zante per Ugo Foscolo era il passato che ha presupposto il suo futuro. L’ isola Zante era il sogno dentro il sogno.

Arturo Graf (1848–1913) è stato un poeta, aforista e critico letterario italiano. Nacque ad Atene ai piedi dell’ Acropoli nell’ anno fatidico della rivoluzione, il 1848, da padre norimberghese e luterano e da madre anconetana e cattolica discendente da una famiglia fiorentina. Non ha mai dimenticato la Grecia ed Atene. Secondo Arturo Graf non ci sono intempestivi congedi nella vita. E questo perché la memoria è il tempo segreto della vita. La memoria non si vendica della vita, la inneggia. Se l’uomo secondo Arturo Graf ha una forza l’ attinge proprio dalla memoria.

Cosi Arturo Graf ha scritto un soneto per la patria che nacque:

La città dov’io nacqui

I
La città dov’io nacqui è in Orïente,
Tra un gran monte di marmo e la marina,
E mira di lontan, vasta, fulgente,
Spandersi dell’Egeo l’onda turchina.

Ebra d’aria e di sol, tacitamente
Sogna un’antica visïon divina,
E fra le rose, e fra gli ulivi sente
Fremer non morta la sua gran rovina.

La città dov’io nacqui ebbe più lieti
Giorni, e invitta regnò sul mar profondo,
E di sé popolò remote arene;

E fu d’eroi, di saggi e di poeti
Madre feconda, e fu maestra al mondo:
La città dov’io nacqui ha nome Atene.

II
Sorgea la dolce casa, ove il primiero
Vagito io diedi e apersi gli occhi al sole,
Del clivo al piè, sulla cui cima altero
Il Partenon drizza la sacra mole.

Avea presso un giardin, triste e severo,
Benchè di rose pieno e di vïole,
E un gran cipresso, avviluppato e nero,
Aduggiava di fredda ombra le ajuole.

V’era, pien d’acqua, e di figure adorno,
Un sarcofago antico, alla cui sponda
Veniano a ber le rondini dal cielo.

Alto silenzio empieva l’aria intorno,
E nella pace estatica e profonda
Non si vedea crollar foglia nè stelo.

III.
Placide veglie e di dolcezza piene,
Protratte al lume delle amiche stelle,
Oltre il costume sfavillanti e belle
Nel puro ciel che ti ricopre, Atene!…

Oh, dalle labbra di canute ancelle
Udir ricordi di gioje e di pene,
E ritornelli blandi e cantilene,
E d’orchi e di malie lunghe novelle!

E udir Demetrio, il vecchio montanaro,
Che ancor mostrava sulla fronte bruna
Profondo un solco d’ottoman cangiaro,

Narrar Lerna e Corinto e il fato atroce
Di Missolungi e, sulla mezza luna,
Vittorïosa la risorta croce!

IV.

O in dïafani cieli adamantini
Albe serene e radiose aurore;
nell’orïental vasto nitore
Marmoree balze e culmini turchini;

Mar di vïola che nel ciel sconfini;
Mar sulle cui lucenti onde sonore
Saettan via le rondini in amore
E mansueti scherzano i delfini;

Valli d’ulivi e di cipressi ombrate,
Ov’io fanciul le tenere querele
Degli usignuoli innamorati appresi;

Care memorie, imagini beate.
Vi serberò nel cor puro e fedele
Fin ch’avrò vita e viver più mi pesi

V.

Fioriva il mese tenero e giulivo
Ch’empie di canti le foreste ombrose,
E d’un ardore incognito e furtivo
Scalda il petto alle vergini ritrose.

Tutto di bianche e di vermiglie rose
Ridea nel lume mattinale il clivo,
A fresca neve sulle zolle erbose
Simili quelle, e queste a sangue vivo.

Era tutta una luce e una fragranza
L’aria e tra i densi allori una canora
Esultanza di zefiri errabondi.
Oh dolcissimo sogno! oh rimembranza!
Come, degli anni trïonfando, ancora
Di letizia e d’amore il cor m’inondi.Il quartiere in cui visse il poeta  Arturo Graf ad Atene

Il quartiere in cui visse il poeta Arturo Graf ad Atene

Questo sonetto è stato tradotto in greco dal grande poeta greco Kostìs Palamàs. Kostìs Palamàs è stato un poeta e giornalista greco che scrisse il testo dell’Inno olimpico. è considerato una delle figure centrali della letteratura greca moderna. Verso la fine del XIX secolo lavorò come giornalista. Pubblicò la sua prima collezione di versi, “I canti della mia patria”, nel 1886. Chiamato informalmente poeta “nazionale” della Grecia, era strettamente associato alla lotta per liberare la Grecia moderna con la lingua “purista” e con il liberalismo politico. Dominò la vita letteraria greca per più di trent’anni e influenzò fortemente l’intera politica e il clima intellettuale del suo tempo.

La scrittrice Matilde Serao e il poeta greco Kostìs Palamàs sono nati nella stessa casa, a Patrasso. Matilde Serao nacque (Patrasso Grecia 1856) dal matrimonio di un esule napoletano, l’avvocato Francesco Serao con la greco –italiana Paolina Borely, una nobile decaduta. Secondo Wikipedia “Suo padre Francesco, avvocato e giornalista di fede antiborbonica, era sfuggito nel 1848 alle persecuzioni poliziesche nascondendosi in Grecia, dove aveva trovato un modesto lavoro come insegnante. Qui conobbe e sposò Paolina Borely, la madre patrizia greca, colta, intelligente, angelica che sarà il vanto e il mito della giovane Matilde. Come una sorta di gioco continuo, sul filo della memoria, Matilde mescolò in tutte le sue opere i ricordi e le sue più intime esperienze con uno spirito di osservazione ed una sensibilità eccezionale. La vita sociale della prima adolescenza di Matilde fu spensierata e serena, ma non altrettanto si può asserire per quel che riguarda il suo amore per le lettere; infatti il suo talento non fu affatto dei più precoci. Malgrado gli sforzi della madre, ad otto anni ancora non sapeva “né leggere né scrivere”. Imparò più tardi, solo in seguito alle vicissitudini economiche e alla grave malattia della madre.”

Matilde Serao con E. Scarfoglio – che aveva sposato nel 1884 – fondò il “Corriere di Roma” e “Il Corriere di Napoli”. Separatasi da Scarfoglio, diede vita nel 1904 a “Il Giorno”, altro quotidiano napoletano che diresse fino alla morte. Narratrice

copiosissima ha scritto oltre quaranta volumi di romanzi e racconti. Il suo periodo più felice è il primo, ispirato ai modi del verismo meridionale, ma potenziato da uno stile visionario e spettacolare. Sul finire del secolo si lasciò attrarre dalle nuove correnti spiritualistiche, misticheggianti, cosmopolite, ponendo la sua facile vena al servizio di idealità alquanto astratte e convenzionali, sviluppando i temi del segno e del mistero. La scrittrice Matilde Serao ha visto il verismo come la nuova narrativa, incontrando il passaggio di un nuovo realismo: la narrazione dentro la poesia del reale. Il mondo infine è sempre alla mercé della verità più potente.La casa natale di Matilde Serao e di Kostìs Palamàs a Patrasso

La casa natale di Matilde Serao e di Kostìs Palamàs a Patrasso

Nella stessa casa dove nacque la scrittrice Matilde Serao, a Patrasso, nel 1859 è nato il greco poeta Kostìs Palamàs. Egli divenne un simbolo per gli scrittori di tre generazioni in Grecia. La poesia di Kostìs Palamàs è la voce nel sogno, è la prontezza creativa della vita, la necessità di dar forma alla sua forma più profonda, la preparazione dell’amore e il desiderio di esprimere il soffio invisibile.


*Scrittore, docente di filosofia, critico letterario ad Atene.

Corrispondente Progetto Radici Atene Grecia

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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