Il Portogallo è il primo a presentare il proprio Recovery Plan

Il Portogallo è il primo a presentare il proprio Recovery Plan

Ora la Commissione ha due mesi di tempo per validare il progetto che verrà poi sottoposto al Consiglio che avrà un ulteriore mese per approvarlo e dare via allo stanziamento della prima tranche.

Il Portogallo apre le danze del Next generation Eu: ha bruciato sul tempo gli altri Stati e ha presentato, per primo, alla Commissione europea il suo piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Lisbona compie così il passo fondamentale per poter accedere alla sua fetta dei 750 miliardi di euro stanziati per la ripresa dalla crisi post pandemia. Ora la Commissione ha due mesi di tempo per validare il progetto che verrà poi sottoposto al Consiglio che avrà un ulteriore mese per approvarlo e dare il via allo stanziamento della prima tranche di fondi di Recovery, il 13% dei 13,9 miliardi di euro per cui è stato elaborato il piano portoghese.

“Accolgo con favore il piano di ripresa e resilienza per il Portogallo, che è il primo ad essere ufficialmente presentato alla Commissione”, ha affermato la presidente Ursula von der Leyen, in una nota stampa. “Il nostro obiettivo resta quello di adottare tutti i piani entro l’estate”, per poter effettuare i primi esborsi, ha ricordato. “La Commissione attende con impazienza di valutare il piano portoghese, che si concentra su resilienza, clima e transizioni digitali e comprende progetti in quasi tutti i settori ‘bandiera’ europei”, ha spiegato la presidente.

“Per poter effettuare i primi pagamenti, è necessario che tutti gli Stati membri abbiano ratificato la decisione sulle risorse proprie”, è la precisazione che ricorre in questi giorni. “La presentazione del piano portoghese di ripresa e resilienza segna l’inizio della prossima fase per ricostruire meglio la nostra economia dell’Unione europea”, ha sottolineato il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni. “Nelle prossime settimane riceveremo e valuteremo i piani di quasi tutti i paesi dell’Ue: Next Generation Eu si trasforma in realtà”.

Recovery: primo arrivato, primo servito 

Il 30 aprile resta la scadenza, indicativa, fissata dalla Commissione europea per la presentazione dei piani nazionali. Oltre al Portogallo venivano dati in testa anche Spagna, Francia e Grecia. L’ordine di arrivo non è mera tecnicalità: la quota di prefinanziamento (il 13% del totale del piano) sarà distribuita dalla Commissione, si spera già a luglio, sulla base dell’ordine di consegna.

Nella sostanza, primo arrivato, primo servito. Altri Paesi sono invece più in difficoltà. In particolare, Paesi Bassi e Finlandia hanno già lasciato intendere che probabilmente non saranno puntuali alla scadenza di fine mese. L’Italia, che con il governo di Mario Draghi, ha rivisto tutto il piano è impegnata in una corsa contro il tempo. Il presidente del Consiglio ha tuttavia assicurato, nei giorni scorsi, che il Pnrr sarà pronto per il 30 aprile. Ciò che però realmente preoccupa Bruxelles è la ratifica delle decisioni sulle risorse proprie. Senza questa, che deve avvenire in tutti i ventisette Stati membri, l’Ue non può indebitarsi. E quindi addio ai 750 miliardi.

Finora 17 membri hanno completato la ratifica. Ne mancano dieci: Germania, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Ungheria, Austria, Romania, Estonia, Lituania e Irlanda. Un importante ostacolo alla ratifica della Germania è stato rimosso rimosso solo ieri con la decisione della Corte costituzionale di respingere un ricorso che contestava il meccanismo europeo del debito comune. Ora gli occhi sono puntati sulla Polonia dove la ratifica è bloccata per questioni politiche.

La coalizione di governo, Destra Unita, alleanza già sotto stress, si sta lacerando proprio sul Recovery. Destra unita è formata dal partito Legge e giustizia (PiS) con altri due partiti minori, tra cui Polonia unita che è riluttante ad accettare di aumentare l’indebitamento dell’Ue e non ha alcun intenzione di partecipare al rimborso dei debiti altrui. Per uscirne, serve una nuova maggioranza oppure un ritorno alle urne. 

AGI

Redazione

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