Chi vuole distruggere il turismo italiano?

Chi vuole distruggere il turismo italiano?

Un mio conoscente che vive in Germania, all’inizio della scorsa settimana si è messo in contato con la propria banca per rinnovare qualche investimento che aveva e con sua grande sorpresa gli hanno suggerito, di investire in azioni di società alberghiere che oggi sono ai minimi, ma che “passata la pandemia” potrebbero risalire alla grande anche grazie all’acquisizione di molti asset di prestigio che nel frattempo saranno falliti e all’apertura di nuove strutture utilizzando il patrimonio storico ormai messo all’asta. Dove sono questi asset? Nell’Europa meridionale  gli è stato vagamente risposto. E allora tutto appare più chiaro: le false riaperture con vaccino o tampone peraltro contrastate da insensati inviti a continuare nelle chiusure totali  sono funzionali a dare il colpo di grazia al turismo e alla svendita per quattro soldi della maggior parte delle attività più rilevanti. 

In realtà noi sappiamo due cose certe: 1) che , come dicono gli stessi produttori, con il vaccino si può continuare ad essere infettivi e per di più la copertura, anche ammesso che ci sia, dura pochi mesi per cui chi si è vaccinato a gennaio  sarà già scoperto a giugno; 2)  come asseverato dall’Oms i tamponi non costituiscono un valido strumento diagnostico, anzi dopo le 30 amplificazioni che tuttavia sono di solito il minimo utilizzato perché la norma va da 35 a 40, perdono totalmente di senso e sono utilizzati solo per modulare gli allarmi e gonfiare il numero di positivi. Ne discende – purtroppo bisogna fare come con i bambini tonti – che le aperture condizionate alla vaccinazione o al tampone semplicemente non hanno alcun senso e sono soltanto misure da una parte volta a “costringere” alla vaccinazione  come forma di obbedienza e dall’altra a fingere di voler venire incontro ad albergatori e ristoratori con provvedimenti che ne segneranno la definitiva uscita di scena. Ci sono, almeno dalle informazioni che ho messo assieme grazie alle conoscenze, circa 130 miliardi pronti ad assorbire le imprese turistiche italiane solo nel Nord Europa e il buon governo del vile affarista non farebbe mai uno sgarbo agli speculatori tentando di sottrarre loro l’osso, anzi si vuole accertare che ci sia attaccata quanta più carne possibile. Non è in fondo una novità; capitali avvoltoio sono stati messi insieme in Germania per conquistare il turismo croato dopo la dissoluzione della Jugoslavia, mentre la stessa cosa è accaduta nel corso della vicenda greca. E di certo Draghi farà di tutto per rendere facile la svendita del patrimonio turistico: in pratica si potrebbe dire che è nato per questo tipo di operazioni tanto che la stessa Casa depositi e prestiti sta già assistendo grandi gruppi internazionali a fare incetta di asset. 

Ormai nemmeno più mi chiedo come si possa dare credibilità a misure di confinamento che da un anno a questa parte si sono rivelate inutili e hanno dovuto essere reiterate sempre nella proclamata speranza che il sacrificio serva ad evitarne altri che però si rendono regolarmente necessari e per giunta sempre più stringenti. Evidentemente a molte persone piace essere prese in giro. Ma ad ogni modo a partire dal prossimo anno il nostro turismo – dopo un’altra estate di buco – sarà completamente eterodiretto da gruppi esteri sia di gestione  che di proprietà e dunque i profitti prenderanno altre strade, privandoci di una buona fetta di pil reale. Insomma ci sarà un processo ti terzomondizzazione di una delle attività economiche più rilevanti del Paese: i famosi “giacimenti” di cui si narrava saranno sfruttati da altri, mentre le attività più spicciole saranno spazzate via dal crollo dei redditi o al massimo vivacchieranno in maniera miserevole.   

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Redazione

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