Sogni di un uomo

Sogni di un uomo

Di Soumaila Diawara


La prima volta che mi sono trovato a scrivere queste poesie ed esternare il mio modo di comunicare la situazione a cui stiamo assistendo oggigiorno nel mondo, consideravo che si trattasse quasi di un bisogno personale.
L’iniziativa di denuncia vera e propria è arrivata quando ho capito che una comunicazione diffusa avrebbe potuto comportare delle conseguenze positive o negative, che avrebbe potuto smuovere qualcosa all’interno delle persone forse ancora troppo lontane da queste vicende. Ѐ stato allora che ho pensato di raccoglierle in un libro le mie riflessioni partorite nel corso della vita, affinché possa dare accesso e cercare di far capire una realtà nascosta.
Da due anni e mezzo vivo in Europa dove, dopo un lungo viaggio, ho trovato una terra in cui posso ritenere salva la vita e continuare la mia strada lavorando nell’ambito che mi appartiene, sia a livello politico che più in generale,umanitario. In Occidente ho avuto la possibilità di capire l’ignoranza dell’umanità che, a mio avviso, non fa altro che dilagare velocemente a causa di una manipolazione politica poco captata dai più. Non ci rendiamo conto che i vari popoli del mondo sono sempre più oppressi, poco stimolati ad una conoscenza del prossimo e sempre più prosternati ad asservire gli interessi egoistici dei politici e della loro brama di potere e di ricchezza, esternata attraverso le multinazionali, baluardo del potere economico.
La popolazione è manovrata, sfruttata, a sua insaputa, e indotta a pensare che la sofferenza sia causata da elementi che in realtà procurerebbero ricchezza. Parlo, ad esempio, di questo nuovo fenomeno, l’immigrazione, che in realtà, esiste da sempre, ma che solo adesso, o meglio soprattutto adesso, viene avvertito come un problema. La vera incognita tuttavia è come non sia percepito quanto tutto ciò possa pregiudicare la dignità di una determinata categoria, quella appunto dei migranti e ancor di più, dei clandestini, gli
“inesistenti”. Una popolazione disinformata sulla realtà del mondo insieme ad un atteggiamento scaltro della maggior parte dei politici di rilievo internazionale, può determinare guerre che, seppur costruite su menzogne, costringono interi popoli a fuggir via, tanto dal Medio Oriente quanto dall’ Africa o dall’America. Attraverso questi famosi “accordi bilaterali” tra Paesi, che si rivelano sempre più a favore di quelli occidentali, i contadini perdono le loro terre, forzati a partire in cerca di una vita migliore e un futuro più limpido. A far da sfondo, la consapevolezza di individui senza pietà che con l’appoggio degli stessi Stati occidentali, finti pacifisti, mettono in ginocchio la “massa”, generando dittature, lotte, fame e odio. Tutto ciò infonde razzismo come tendenza psicologica o politica, in grado di assurgere spesso a teoria legittimata dalla legge, la quale, fondata sulla presunta superiorità di una razza o categoria che dir si voglia, favorisce determinate discriminazioni sociali, esprimendosi di fronte al diverso ritenuto la causa di tutti i mali. Non in molti si rendono conto che in realtà siamo tutti vittime di uno stesso sistema che impone le sue leggi controllando le genti sia a livello nazionale che internazionale. Guardare queste situazioni mi incute tristezza; “migrare” deve essere un diritto per tutti, non si può parlare di frontiere nel momento del bisogno. Mi viene da chiedermi perché quando un occidentale vuole fare un viaggio verso il Sud del mondo, per lui è facile, quasi un’avventura da raccontare; se invece a voler viaggiare è una persona che vive in quello chiamato “Terzo Mondo”, allora la situazione cambia; la terra in cui chiedere riparo diventa difficile da raggiungere, un posto arrivabile solo attraverso mani indegne di trafficanti che mettono in pericolo vite altrui senza scrupolo alcuno.
Non si tratta di alzare muri ma di abbatterli! Le persone hanno diritto in quanto esseri umani all’accoglienza ed all’integrazione, ove possibile, tanto culturalmente che professionalmente, senza porre attenzione alla razza o al colore della pelle. Non ci si avvede che l’inclusione, piuttosto che l’esclusione, agevola la società, consentendo vantaggi a sé stessi e agli altri; impedendo di cadere vittime di un sistema sbagliato e
corrotto, che inconsapevolmente non facciamo altro che alimentare.
Bisognerebbe darci la mano e cercare di cambiare tutto questo, con la cognizione di trovarci tutti su di una stessa barca e cercare soluzioni prima che questa affondi definitivamente. Con queste poesie voglio quindi far capire quanto la celebre frase de << l’unione fa la forza>>, in realtà non sia così banale ed anzi, secondo il mio pensiero, rappresenti un modo di trasformazione della storia, ormai troppo forzatamente incastrata tra le logiche di un sistema imperialista che promuove un egemonico predominio quale elemento generativo di lotte.

Soumalia Diawara per Progetto Radici

Redazione@progetto-radici.it

Redazione

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *