Divieto di viaggio in Thailandia per i sauditi:colpa un raro diamante blu

Divieto di viaggio in Thailandia per i sauditi:colpa un raro diamante blu


Connessioni a cura di Valeria De Carlo


Il passaporto saudita non permette di viaggiare dappertutto.
I cittadini dell’Arabia Saudita non possono viaggiare ovunque. Questo è un concetto nuovo per molti, probabilmente, ma di fatto possedere un certo passaporto piuttosto che un altro ha un grande potere e rilevanza e, soprattutto, porta con sé alcune conseguenze.
I Paesi a cui i sauditi non possono entrare, in realtà, non sono molti e tutto sommato non proprio luoghi di viaggi per turismo. Per motivi di natura geopolitica ci sono in lista Libano, Afghanistan, Israele, Iran e Pakistan e questo per decisione dello stesso regno saudita. Fino a pochi mesi e a partire dal 5 giugno 2017 anche il Qatar era un paese non oltrepassabile. La tensione tra Arabia Saudita e Qatar, in quegli anni ha coinvolto anche altri paesi del golfo; all’inizio del 2021, un po’ a sorpresa, grazie anche all’intermediazione del Kuwait, i contrasti si sono appianati e il divieto di passare il confine tra Arabia Saudita e Qatar è stato ritirato.
Esiste comunque un unico Paese in cui i sauditi non possono viaggiare e che rimane certamente tra le mete turistiche più gettonate del Mondo: la Thailandia. Bangkok con i suoi templi, Phuket e le sue isolette così come il nord della Thailandia rimangono un miraggio per chi ha la cittadinanza saudita, a meno di avere un visto per lavoro. Questa rappresenta l’unica eccezione.
È interessante ed intrigante il retroscena che sta alla base del divieto che “colpisce” i sauditi verso la Thailandia. Era il 1989 quando un giardiniere thailandese al servizio del Principe dell’Arabia Saudita riuscì a rubare da una cassaforte del palazzo a Riyadh circa 90 chilogrammi di gioielli, nascondendoli inizialmente in un’aspirapolvere. Il principe saudita e sua moglie erano, infatti, in vacanza per tre mesi e il giardiniere ha colto l’attimo per mettere a segno il furto. L’uomo, Kriangkrai Techamong, era cosciente che, se scoperto, sarebbe stato punito con l’amputazione ma volle comunque adoperarsi rubando gemme e gioielli preziosi che inviò tramite cargo in Thailandia. In realtà non ci volle molto a risalire all’uomo in questione che fu arrestato nonostante fosse fuggito in Thailandia.
Buona parte della refurtiva, almeno quella non venduta, fu ritrovata ma poi si è appurato che era quasi tutta falsa. Tuttavia, è stata la scomparsa di un pezzo in particolare a causare costernazione: un raro diamante blu da 50 carati. Secondo Alan Hart, CEO della Gemmological Association della Gran Bretagna, solo 1 diamante su 10.000 ha un colore così distinto e ancora di più solo una piccola minoranza è blu, il che significa che sono tra i più rari e preziosi al mondo.
Negli anni molti professionisti dell’Intelligence araba e non solo si sono avvicendati in Thailandia alla ricerca del famoso diamante blu senza alcun risvolto positivo. Ad onore del vero l’indagine ha preso una svolta sanguinosa perchè si sono verificati diversi incidenti e omicidi proprio a danno delle persone incaricate della ricerca del diamante blu. All’inizio di febbraio 1990, due funzionari della sezione visti dell’ambasciata saudita a Bangkok furono uccisi. Erano in macchina quando furono attaccati da uomini armati. Alcune settimane dopo, un uomo d’affari saudita, Mohammad al-Ruwaili, inviato a Bangkok per indagare sul tesoro scomparso, fu rapito e, sebbene il suo corpo non sia mai stato trovato, si ritiene che sia stato assassinato. Esistono molte teorie sugli omicidi e il caso sarebbe potuto finire con Kriangkrai imprigionato ma questa storia, che sembra un po’ lo scenario di un film, ha avuto negli anni una serie di conseguenze sociali e politiche incrinando seriamente i rapporti diplomatici tra Arabia Saudita e Thailandia fino al divieto pe i sauditi di viaggiare verso questo Paese.
A tutt’oggi, in Arabia Saudita, si continua a parlare della maledizione del diamante blu.

Valeria De Carlo
Corrispondente Arabia Saudita per www.progetto-radici.it

Redazione@progetto-radici.it

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