In Cile più giovani che anziani in intensiva

In Cile più giovani che anziani in intensiva

La situazione attuale del Cile potrebbe raffigurare un’anticipazione della dinamica della pandemia da Covid-19 a livello mondiale. Nel paese sudamericano, che ha messo in campo una massiccia campagna vaccinale che ha consentito di coprire un gran numero di persone anziane ma dove al contempo si stanno propagando i ceppi mutati della malattia, ormai più giovani che over 70 sono ricoverati in terapia intensiva. Addirittura, i pazienti sotto i 39 anni che necessitano di un letto in rianimazione sono più numerosi degli ultrasettantenni, in quello che le autorità sanitarie definiscono un “cambiamento radicale” dalla prima ondata di coronavirus.

“Si registra una costante diminuzione del numero di pazienti ricoverati di età superiore ai 70 anni, una stabilizzazione dei pazienti tra i 60 ei 70 anni e un aumento sostenuto e preoccupante nel gruppo sotto i 59 anni”, dichiara il Segretario di Stato per la Salute Alfredo Dougnac, affermando che ora “il gruppo di meno di 39 anni supera quello di più di 70 anni”. Come detto, si ritiene che la vaccinazione di massa, iniziata in Cile il 3 febbraio e che ha permesso di somministrare almeno una dose di vaccino a 7,2 milioni di persone, legata alla diffusione delle nuove varianti, in primis quella brasiliana, spieghino un tale “cambiamento generazionale” dei casi gravi.

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Redazione

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