Cibo italiano,parla l’ambasciatore Del Chiara

Cibo italiano,parla l’ambasciatore Del Chiara

 L’Ambasciatore d’Italia in Messico, Luigi De Chiara, è stato intervistato il 31 marzo scorso dallo chef messicano Mariano Sandoval durante la puntata di “Italia para el mundo”, nel suo programma La sabroZona. Nel corso dell’interessante conversazione sono stati affrontati temi legati alla cucina del Bel Paese, tra cui l’origine e alcune caratteristiche di uno dei suoi contributi più importanti alla gastronomia mondiale: la pasta. E a riportare le parole del diplomatico italiano ci ha pensato anche “Punto d’Incontro”, portale bilingue attivo in Messico diretto da Massimo Barzizza, in un articolo pubblicato in questi giorni.


“D. Si dice che la pasta sia stata “importata” dalla Cina da Marco Polo, ma altre teorie suggeriscono che esistesse già nella penisola italiana sin dai tempi degli Etruschi e dei Romani. Qual è la versione corretta?
R. Quando si parla di cibo in generale, e di pasta in particolare, noi italiani diamo per scontate alcune cose e la pasta ha sempre fatto parte della nostra vita, quindi in genere non ci chiediamo da dove viene e com’è stata portata. Tuttavia, ho fatto le mie ricerche e posso dirti che quello che dici è corretto. È vero che Marco Polo ha portato gli spaghetti dalla Cina, ma riferendoci alla forma della pasta, cioè i “noodles” che sono poi diventati famosi in tutto il mondo.

In realtà, la pasta come risultato del processo di miscelazione della farina di cereali con l’acqua e poi cotta è esistita praticamente in tutte le civiltà. Per quanto riguarda l’Italia, è corretto dire che alcune forme di questo alimento risalgono alla cultura dell’Etruria e della Magna Grecia, per cui possiamo affermare che il processo era conosciuto nella penisola fin dall’antichità e che ciò che portò Marco Polo dalla Cina fu un formato di pasta a base di farina di riso che venne successivamente adattato in Italia utilizzando farina di frumento.


D. È meglio la pasta fresca o la pasta secca?
R. Per cominciare, sarebbe necessario definire a quale tipo di pasta fresca si riferisce la tua domanda, poiché può essere preparata con o senza uova. Ma, in generale, l’utilizzo di queste diverse tipologie è dovuto all’evoluzione dello stile di vita nel corso degli ultimi decenni. La pasta di mia nonna era sempre fresca, perché esisteva quell’usanza e c’era tempo per prepararla in casa. Il successo della pasta secca, prodotta industrialmente, è dovuto ai ritmi accelerati della vita odierna che rendono praticamente impossibile elaborare la pasta prima di cuocerla. Inoltre, alcune paste corte possono essere fatte solo in forma secca. Le due tipologie hanno le loro virtù e ricette particolari, quindi si può dire che non c’è una preferenza generale tra l’una e l’altra.


D. È vero che esistono più di 100 tipi di pasta?
R. Probabilmente molti di più. La pasta in Italia è diventata anche una chiave di lettura storica. Durante il periodo del fascismo e delle guerre coloniali, ad esempio, ogni volta che veniva conquistato un territorio si celebrava anche producendo un tipo di pasta nuova. Per questo motivo alcune forme oggi sono considerate “politicamente scorrette” e —sebbene famose— hanno un’origine che deriva dal colonialismo. I diversi formati sono dovuti anche a ragioni commerciali e strategie di marketing, poiché in media ogni italiano mangia ogni anno 25 chili di pasta, un dato che moltiplicato per 60 milioni di abitanti del Bel Paese descrive un mercato indubbiamente attraente in cui i produttori cercano di ottenere l’attenzione dei consumatori”. 

Redazione

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