Google potrebbe fermare il contagio. Ma non lo fa

Google potrebbe fermare il contagio. Ma non lo fa

di Michele Mezza

Gli spagnoli sembrano non curarsi eccessivamente delle misure di contenimento degli spostamenti se i loro trasporti registrano una flessione solo del 4% rispetto al periodo precedente al lockdown.  Gli Italiani invece appaiono più disciplinati e arrivano a registrare un calo sensibile dei movimenti attorno al 65 %. Ci sono poi città più ligie e altre più indifferenti. In ogni città quartieri più responsabili e altri meno. Addirittura si può arrivare ai condomini e poi alle singole abitazioni. 

 Ma chi è in grande fratello che si permette tale discrezionalità nello spiare i nostri movimenti? Chi lo ha sempre fatto ed ora riesce anche a ricavarne soldi in gran quantità .I Padroni dei nostri telefonini, e delle nostre mail, e delle nostre app. “Questi rapporti saranno disponibili per un periodo di tempo limitato, ossia finché i funzionari della sanità pubblica li riterranno utili per la loro attività finalizzata ad arrestare la diffusione della malattia COVID-19”. Così Google  cerca di confondere la sua intrusività nelle nostre vite travestendola addirittura da un cadeau  al mondo.  

In piena emergenza pandemia, con una cadenza di vittime e ricoverati sempre più frenetica in ogni paese , Il motore di ricerca rende accessibile alle autorità sanitarie   una versione purgata e anonimizzata, viene precisato, dei dati  in suo possesso sulla mobilità dell’Umanità (https://www.google.com/covid19/mobility/

COVID-19 Community Mobility ReportsAs global communities respond to COVID-19, we’ve heard from public health officials that the same type of aggregated, anonymized insights we use in products such as Google Maps could be helpful as …www.google.com

.La frase finale che informa che le tabelle pubblicate sono a disposizione delle autorità sanitarie di tutti i paese, ci dice che persino a Mountain View è forse venuto il dubbio che quella infinita pioggia di dati che il gruppo Alphabet , proprietario anche di Google, con le sue infinite soluzioni, da Crome ad Android che controlla l’80 % dei sistemi dei telefonini del mondo e via via tutte le singole app collegate ai server del gruppo, raccoglie quotidianamente scandendo ogni nostri gesto potrebbero essere di una qualche utilità a chi sta sputando sangue per capire come si muove il virus. Siccome la miglior difesa è sempre l’attacco, ecco  che viene pubblicato  questo report periodico.


Si tratta di una vera enciclopedia degli spostamenti universali, paese per paese, dall’Afghanistan a Zanzibar, con un dettaglio impressionante. Viene infatti documentata ogni tipo di mobilità: pedonale, automobilistica, autoferrotranviaria, ferroviaria e aerea, urbana e extraurbana.  Nel report si precisa che “Google Maps utilizza dati aggregati e anonimi per mostrare quanto sono affollati determinati luoghi, così da identificare per esempio gli orari di punta di un negozio: le autorità sanitarie ci hanno detto che questo stesso tipo di dati aggregati e anonimizzati potrebbe essere utile per prendere decisioni critiche nella lotta a COVID-19.” Inoltre si precisa che “ogni Rapporto sugli spostamenti della comunità è suddiviso per località e mostra il cambiamento relativo alle visite di luoghi quali negozi di alimentari e parchi. Ulteriori informazioni sui dati. Ci stiamo adoperando per aggiungere altri paesi, aree geografiche e lingue nelle prossime settimane. Si tratta di una versione preliminare e i rapporti verranno aggiornati regolarmente.”


Dinanzi a una mole così imponente di dati, e così granulare, decentrata e precisa, in un momento in cui epidemiologi e medici  reclamano come il Santo Graal  l’accesso a informazioni territoriale analoghe, per poter almeno , contestualmente al diffondersi del virus, riuscire ad afferrarne dinamiche e cause, come questo rapporto permetterebbe, non possiamo  non chiederci come sia possibile che Google raccolga ed esibisca tutto quanto è indispensabile ad un’azione preventiva contro il contagio e che gli stati non hanno?  Come è possibile che dopo un anno di terribile passione per la pandemia in tutto il mondo , milioni di vittime, centinaia di milioni di positivi e ricoverati, dinanzi ad ondate  sempre più implacabili di recrudescenza delle infezioni, indotte tutte regolarmente da spostamenti e relazioni annunciate con i movimenti programmati da ogni individuo, non si sia ancora posto il tema di come interdire la circolazione del virus interpretando e prevenendo i flussi di mobilità ? Esattamente quello che Google ci dice che fa ora per ora per ogni giorno che il buon Dio manda sulla terra.


Perché banalmente Immuni non può basarsi sulla stessa dettagliata precisione di Google? almeno per scongiurare una moltiplicazione di vittime e di terapie intensive che ora stanno colpendo tutte le fasce d’età. Ora addirittura di più i giovani perché sono quelli che si muovono di più. Un rapporto delle Nazioni Unite spiega che circa l’80% delle vittime della pandemia risiedeva nelle aree occidentali del mondo- Europa e Americhe-, dove vive solo il 23% della popolazione globale. Perché  questa maledizione ?  per il semplice fatto che quelle sono le aree in cui ci si muove di più. Lo spostarsi  è una delle cause primarie, la principale della circolazione del virus. Dunque raccogliere e gestire i dati sulla georeferenzazione di ogni abitante vale non meno del vaccino per la sicurezza globale.

Google li ha, li ha in real time e li ha nominativi, permettendo, incrociandoli con i dati sanitari, di individuare predittivamente i possibili focolai di una prossima infezione virale.
Ma la privacy? La domanda che proprio Google usa per nascondere il suo monopolio al riparo di una garanzia pubblica viene frantumata da questo report. Come scrive proprio Google, per assicurare  che i dati forniti sono stati depurati da ogni indicazione nominativa “le informazioni presenti in questi rapporti sono basate su set di dati aggregati e anonimizzati degli utenti che hanno attivato l’impostazione Cronologia delle posizioni, che è disattivata per impostazione predefinita. Gli utenti che hanno attivato la Cronologia delle posizioni possono decidere di disattivarla in qualsiasi momento dal proprio Account Google e possono sempre eliminare i dati della Cronologia delle posizioni dalla sezione Spostamenti.”.


Chi scrive non ha particolari abilità per destreggiarsi nella programmazione dei tools che Google mette a disposizione per gestire la privacy, ma ritiene di avere un uso corrente della lingua italiana e una dose ordinaria di senso comune. La combinazione di queste di opzioni mi permette di capire che quando Google precisa di avere “anonimizzato” i dati intende che prima del trattamento  per renderli pubblici gli stessi non erano tali. Dunque che qualche operatore di Google, vincolato immagino dal più rigoroso segreto professionale, diciamo del tipo almeno analogo a quello che vincola le nostre autorità sanitarie, sia entrato in contatto con gli stessi dati pubblicato non ancora anonimizzati. Del resto, qui entra in funzione la dose di senso comune ordinario, come potrebbe essere altrimenti se i dati raccolti da Google provengono anche dal sistema operativo Android che governa la stragrande maggioranza degli smartphone del mondo e che ogni 20 minuti scarica nei server della propria azienda tutti i dati di ogni singolo operatore?


Dunque dovremmo ritenere che il report pubblicato è la versione trattata di un altro libro digitale in cui ogni singolo individuo del pianeta abbia un proprio grafico che ne descrive minuziosamente i movimenti, sia individuali che comunitari, nella propria famiglia, nel proprio condominio, nel proprio quartiere, nella propria città. Lo stesso vale per Apple, che punta sul vivo dalla competizione del suo concorrente sul mercato mobile ha fatto sapere che anche la sua piattaforma pubblica dati significativi e anonimizzati.
L’unico che non sa niente di tutto questo , per quanto riguarda l’Italia, è Immuni, che rimane nel suo placido autismo di non parlare e non ascoltare niente e nessuno. Con Immuni a dir la verità non sanno niente nemmeno il nostro governo, il cui premier qualche sospetto sulla potenza dei sistemi di profilazione dovrebbe averla ricavata dalla sua densa e prestigiosa carriera finanziaria, come nulla sembra sospettare il generale Figliolo che mobilità truppe e vaccini, ma che continua a non comprendere come la curva dei contagi non si appiattisca, nulla sanno i presidenti delle regioni che reclamano aperture ma non riescono a mappare i movimenti dei possibili positivi, e cosi i sindaci, i presidi delle scuole, i gestori delle linee di trasporto, e soprattutto medici e dirigenti degli apparati sanitari che continuano semplicemente ad attendere i malati in ospedale, finché c’è posto.


Ma fino a quando ? quanti morti ancora sono necessari per aprire questa maledetta black box di Google e Apple? I dati ci sono, i modelli di elaborazione pure, persino le procedure per renderli comunque ancora meno invasivi di quanto gli stessi Google e Apple facciano. Ma come si fa a non capire che nei prossimi mesi e anni senza una bussola sensibilissima che sostenga le ricorrenti campagne  di vaccinazione e renda possibili gli indispensabili ricorsi a testing e tracing di massa questo vaccino continuerà ad infestare le nostre città ?

Redazione

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