Giordania: complotto contro Abdallah, accuse al fratellastro del re

Giordania: complotto contro Abdallah, accuse al fratellastro del re

 Stati Uniti e Arabia Saudita hanno espresso “solidarieta’” e “sostegno” al re di Giordania, Abdallah II, all’indomani della raffica di arresti che hanno coinvolto la cerchia del fratellastro del monarca, Hamza bin Hussein, accusato di aver orchestrato un colpo di Stato e ora confinato nella sua dimora. Le autorita’ di Amman non hanno riferito il numero delle persone arrestate ne’ la loro identita’, ad eccezione di Bassem Awadallah, ex ministro delle Finanze ed ex capo di gabinetto della Corona, e Sharif Asan bin Zaid, membro della famiglia reale. Secondo il Washington Post, sono venti i soggetti imprigionati, tra cui diversi agenti dei servizi segreti.PUBBLICITÀ

La solidarietà di Washington e Riad 

“Seguiamo con attenzione le informazioni e siamo in contatto con le autorità giordane”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ned Price, “il re Abdallah e’ un alleato chiave degli Stati Uniti e ha tutto il nostro appoggio”. La corona saudita, attraverso una nota pubblicata dall’agenzia stampa Spa, ha espresso il suo sostegno alle “decisioni del re di Giordania Abdullah II e del principe Hussein bin Abdullah per proteggere la sicurezza e la stabilita’ del Paese contro ogni tentativo di sabotaggio”. “Solidarieta’” e’ stata infine manifestata dalla Lega Araba in un altro comunicato. 

Il principe Hamza, “sono agli arresti domiciliari”

Il principe Hamza ha girato ieri un video, pubblicato dalla Bbc, nel quale ha affermato di essere stato costretto ai domiciliari nel suo palazzo e di non poter più comunicare con l’esterno. Il fratellastro di Abdallah II ha confermato che le persone arrestate sono suoi amici e ha negato di essere parte di un complotto. Hamza ha sottolineato pero’ che il regno hashemita “è piagato dalla corruzione, dal nepotismo e dal malaffare” e che a nessuno è consentito criticarlo.

Le smentite di Amman

La stampa ufficiale, però, continua a negare non solo l’arresto di Hamza, interrogato sabato dalle forze di sicurezza, ma anche il suo coinvolgimento nel complotto. Il quotidiano Al-Rai, espressione della monarchia, ha avvertito che “la sicurezza e la stabilita’ della Giordania sono una linea rossa che non deve essere varcata e nemmeno avvicinata”. “Alcune persone stanno cercando di creare l’illusione di un tentato colpo di Stato e di implicarvi il principe Hamza nelle loro fantasie malate”, si legge nell’editoriale pubblicato in prima pagina da Al-Rai, “tutto ciò che è avvenuto è che alcune azioni del principe sono state utilizzate per prendere di mira la sicurezza e la stabilità della Giordania”.

Parole che riecheggiano quanto dichiarato dal capo di Stato Maggiore, il generale Yousef Huneiti, che aveva negato l’arresto di Hamza, spiegando che gli era stato solo “chiesto di interrompere alcune attività che avrebbero potuto essere usate per colpire la stabilità e la sicurezza della Giordania”.

“Una cospirazione di vasta portata”

Fonti di intelligence locali hanno invece riferito al Washington Post di una “cospirazione complessa e di vasta portata” che avrebbe coinvolto, oltre a esponenti della famiglia reale e dei servizi segreti, alcuni leader tribali fedeli a Hamza. Privo di incarichi ufficiali, Hamza, 41 anni, è il primogenito della regina Nur, quarta moglie del defunto re Hussein, che aveva concepito Abdallah II con la seconda moglie, la principessa Muna. Hamza era stato nominato principe ereditario nel 1999 in linea con le ultime volonta’ di Hussein ma nel 2004 Abdallah II lo aveva privato del titolo per assegnarlo al figlio maggiore, Hussein bin Abdullah.

Agi

Redazione

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