A Dawson,New Mexico, c’è un cimitero abbandonato con centinaia di lapidi italiane

A Dawson,New Mexico, c’è un cimitero abbandonato con centinaia di lapidi italiane

DI ILARIA M. P. BARZAGHI E MATTEO MANFREDINI

“Nelle sconfinate praterie del Nuovo Messico giace una città fantasma, una delle tante che costellano il west americano. Terra di frontiera, di paesi sorti attorno a fortune improvvise e poi altrettanto rapidamente abbandonati, lasciati alla mercé del tempo. Ma questa città ha una storia tutta particolare. Circa cento anni fa, era addirittura arrivata ad ospitare quasi 9.000 persone. Il suo nome è Dawson. Era stata costruita in seguito alla scoperta di un importante giacimento di carbone, che nei primi del Novecento attirò migliaia di minatori. Tanto che il centro vantava un ospedale, un teatro, un campo da baseball e un giornale, il Dawson News. Oggi non resta nulla dei fasti di un tempo, solo un grande cimitero, dove si leggono ancora tanti cognomi italiani: Antonelli, Bruno, Caldarelli, Corazzi…Molti con la stessa data di morte”. Ne scrivono Ilaria M. P. Barzaghi e Matteo Manfredini in questo articolo pubblicato su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Stefano Vaccara.
“C’è una spiegazione al mistero. Infatti, questa località fu teatro di uno dei più grandi disastri minerari della storia americana.
Nel primo pomeriggio del 22 ottobre 1913, nella Miniera 2 avvenne un terribile scoppio. Una lingua di fuoco di 50 metri uscì dal tunnel principale e tutti gli edifici della città tremarono per alcuni secondi. Fu un incidente terribile, causato dalla carente sicurezza e che fece 263 vittime (inclusi due soccorritori). Tra loro ben 140 italiani, molti dei quali emigrati dall’Appennino modenese.
I funerali delle vittime andarono avanti per giorni, tanto che il cimitero cittadino dovette essere ampliato in tutta fretta.
La vita economica della città tuttavia continuò a fiorire, le locomotive americane alla conquista del West e le grandi fabbriche chiedevano sempre più carbone per funzionare e Dawson arrivo a produrne 4 milioni di tonnellate l’anno.
Ma la storia non finisce qui. Nel 1923, si verifica un altro incidente: ancora un incendio devastante, questa volta nella Miniera 1.
123 i morti, tra cui 20 italiani. Molte delle vittime erano i figli di quelli che erano rimasti uccisi dieci anni prima. Numerose vedove, che avevano perso i propri mariti nel ‘13, ora perdevano anche i loro figli.
Solo nel 1950 le miniere chiusero definitivamente, non per motivi di sicurezza, ma semplicemente per il calo della domanda. In pochi mesi Dawson venne svuotata e abbandonata.
La vicenda cadde nel dimenticatoio fino agli anni ‘90, quando due fratelli scoprirono per caso il cimitero diroccato, suscitando l’interesse del governo locale, che iscrisse il sito nel National Register of Historic Places. In seguito, il ricercatore Alessandro Trojani, studiando le lapidi, si rese conto dell’importante coinvolgimento di immigrati italiani.
I ruderi della ghost town si trovano a un centinaio di chilometri a nord est di Santa Fe, in una zona isolata. Oggi è possibile visitare il cimitero, dove più di 350 croci bianche ricordano le vite aspre e faticose di chi abitato questa terra. Molte delle quali testimoniano il contributo di un pezzo d’Italia alla sconfinata storia del West

Redazione

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