Pensatori irredenti e amanti tragici

Pensatori irredenti e amanti tragici

Di Apostolos Apostolou

Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere ma non come vivere.E sicuramente non possiamo pensare questo è il nostro paradosso del nostro tempo. Siamo pagliacci della vita. Il pagliaccio (forse derivato da “omino di paglia”), noto anche con l’inglese clown (derivato dall’islandese klunni), è quel personaggio che ha il compito di divertire, gli spettatori, specie negli spettacoli circensi. Ci sono pagliacci del pensiero? Sicuramente ci sono. La postmoderna epoca è piena di pagliacci del pensiero. Tutti i nuovi pensatori clowns, sono gli orfani dell’ Illuminismo. E’ naturalmente non avevano capito l’errore dell’illuminismo. L’illuminismo ha combattuto le armi dell’avversario, e cosi al posto di Dio immaginario la scienza, al posto della sillogistica comune, immaginario la verifica sperimentale individuale, l’intuizione matematica individuale, le idee innate, le osservazioni individuali, il vissuto indi duale, ecc. Cosi la verità è diventata un egocentrismo assoluto.

I papi del pensiero postmoderno sono Spinoza e Nietzsche. La contraddizione in cui scivola Spinoza la tipica contraddizione in cui son scivolati tutti quei pensatori che, dagli Stoici in poi, hanno negato l’esistenza della libertà a favore della necessità. Spinoza dice che tutto, per definizione, va come deve andare, razionalmente, necessariamente. Nietzsche è l’ultimo signore, crocifisso dalla sua stessa illusione. Nietzsche consacra la permanenza di un mondo gerarchizzato, in cui la volontà di vivere si condanna a non esser mai altro che volontà di potenza. La volontà di potenza diventa il nuovo progetto di politica, Cosi il nazismo (che sosteneva la volontà della storia) è la logica nietzschiana all’ordine della storia.

Cosi l’autorità aristocratica sopravvive in una forma parodistica dell’Illuminismo, come una smorfia d’agonia. Marx, Freud, Stalin, Heidegger, Sartre, sono i bei figli dell’Illuminismo. La divinizzazione della produzione di Marx, il fisicalismo di Freud, la fine nell’autorità di Stalin, il «la poesia mistica e quasi buffonesca» di Heidegger, e le «asinerie esistenziali» di Sartre sono prodotti dell’ Illuminismo. Il dogma dell’Illuminismo era: Forte è lui che si chiama le cose.

La raffinata eleganza stilistica dell’Illuminismo diventerà il patto per il futuro. Cosi i nuovi papi della cultura organizzano una sorta di distributore automatico di spiegazioni preconfezionate e di sentimenti controllati. Jacques Marie Émile Lacan, Bernard – Henri, Lévy, Raphael e André Glucksmann, Slavoj Žižek, Murray Bookchin, Michael Albert, ecc, respirano la vera perdita del pensiero, e disegnano ancora colombaie dell’ Illuminismo. Ricordano una vecchia che si trascina in ginocchio sulla salita stringendo in mano la Bibbia dell’Illuminismo.

Il necromante Lacan dopo Massimo Confessore e Agostino d’Ippona parla di desiderio come un teologo postmoderno e organizza una nuova teologia del Desiderio mistico. Descrive il desiderio come “vita immortale, vita incomprimibile, vita che non ha bisogno di alcun organo, vita semplificata, e indistruttibile”. (C’est la libido, en tant que pur instinct de vie, c’est-a-dire de vie immortelle, de vie irrépressible, de vie qui n’a besoin, elle, d’aucun organe, de vie simplifiée et indestructible. Lacan, Le Séminaire XI, p, 180).

Bernard – Henri Lévy, verso una filosofia “frahionables” o un marketing della filosofia. Nel libro con titolo “Fiducia nell’intelligenza, lo spirito ebraico” Bernard – Henri Lévy scrive: “Nulla di quello che ho fatto l’avrei fatto se non fossi stato ebreo”.Lavora con un Project for a New American Century, come André Glucksmann. André Glucksmann, nel 2009, l’ex maoista ha scritto un fondo Le Monde in difesa dell’intervento genocida di Israele contro Gaza: «Israele ha il diritto di sopravvivere, l’intervento non è stato eccessivo ma “proporzionato ai desideri sterminatori di Hamas» Anche il figlio di André Glucksmann Raphael Glucksmann. la concessione del diritto di abortire le decisioni della maggioranza all’ego sovrano di una minoranza di uno. fa’ la spola fra i circoli chic, libertari-umanitari e mondialisti di Parigi. Bernard – Henri Lévy e Raphael Gluckmann come il suo padre Bernard – Henri Lévy, lavorano sotto la bandiera di internazionalismo ebraico che è l’anima della macchina bellica USA.

Slavoj Žižek, un filosofo «pop», un provocatore, con la tremenda superbia, rivendica un posto nella storia della «filosofia di negatività». Come allievo del postmoderno pensiero Slavoj Žižek, difende il cuore della filosofia che nel Novecento si è concepita come negatività decostruzione, interpretazione auto superamento. Come scriveva Carlo Galli: «Slavoj Žižek, è notevole. Si tratta di un provocatore che vuole essere discusso e si fa discutere; l’interprete molto eclettico di una modalità di decostruzione della tradizione liberal-democratica che mescola varie correnti di pensiero radicale».Mentre John Gray in un articolo con titolo «The Violent Visions of Slavoj Žižek», scriverà che Slavoj Žižek si trova nel Fronte Nero del nuovo ordine mondiale.

Murray Bookchin esprime un anarchico lifestyle (Anarchism Lifestyle) a qualche sistemazione definitiva della faccenda che si chiama anarchismo Murray Bookchin come esteta di teoria di anarchismo difende nell’equazione individuo/comunità, ovvero autonomia /emancipazione, libertà e autonomia. «La concessione del diritto di abortire le decisioni della maggioranza all’ego sovrano di una minoranza di uno.» Con altre parole l’anarchismo deve cambiare ruolo di togliere finalmente la maschera dell’azione. Anarchismo come una teoria lifestyle. Come Michael Albert che organizza una sinistra meta capitalistica, cioè una sinistra in una metafora definitiva come liberalismo.

Ci sono in questo spaventoso scoutismo (dell’Illuminismo) a tutti i livelli degli stereotipi nostrani: martiri, eroi, modelli, genio, pensatori, la collettivizzazione dei ruoli ha rimpiazzato il vecchio potere decaduto delle grandi ideologie.

Apostolos Apostolou
Scrittore e Docente di Filosofia.

Corrispondente Progetto Radici Atene Grecia

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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