Sanremo. Luci e ombre della 71^ edizione

Sanremo. Luci e ombre della 71^ edizione

Conclusa l’edizione segnata dalle limitazioni causate dalla pandemia e dai molti nuovi volti della canzone italiana

di Claudio Gentile

Sanremo è Sanremo. Visto da molti, criticato da tanti, sulla bocca di tutti.

Come ogni anno, dal 2 al 6 marzo scorsi, si è celebrato il rito nazional-popolare italiano per eccellenza, con le solite polemiche che lo precedono, lo accompagnano e lo seguono.
A condurre la 71esima edizione del festival della canzone italiana per il secondo anno consecutivo è stato Amadeus, coadiuvato dall’amico e battitore libero Fiorello e da una donna diversa per ogni sera: l’attrice Matilda De Angelis, la cantante Elodie, la modella Vittoria Ceretti, la giornalista Barbara Palombelli ed altre ancora.
Si è notata l’alchimia tra i due vecchi amici Amadeus e Fiorello, in assenza della quale un’altra coppia, nello stesso contesto e unita solo per questa occasione, sarebbe presto “scoppiata”.
Se molti, forse troppi, erano i cantanti in gara – ventisei “big” più i giovani-, tantissimi sono stati gli ospiti, tutti italiani vista la difficoltà di farli arrivare dall’estero: fissi ogni sera l’attaccante del Milan Zatlan Ibrahimovic ed il cantante Achille Lauro con i suoi controversi “quadri”, e poi Diodato, Loredana Bertè, Laura Pausini fresca di Golden Globe, i Negramaro, Gigi D’Alessio, Gigliola Cinquetti-Fausto Leali-Marcella Bella, Emma ed Alessandra Amoroso, Mahmood, il Volo, Ornella Vanoni, Francesco Gabbani, Umberto Tozzi, Michele Zarrillo-Riccardo Fogli-Paolo Vallesi.
Ora che si sono spenti i riflettori che edizione è stata questa?
Sicuramente è stata un’edizione coraggiosa e di questo va dato atto ad Amadeus e agli organizzatori. Non era assodato (e non lo è stato fino all’ultimo) che il Festival si facesse e non è stato facile organizzarlo, date le forti limitazioni che la pandemia ha imposto, la prima delle quali
è stata l’assenza del pubblico – e si è notata – in sala. Non era affatto semplice tenere alto il morale e far dimenticare per qualche ora le difficoltà quotidiane a chi da un anno vive la pandemia tra lockdown, chiusure, morti, malati, crisi economia e disoccupazione.
Sicuramente è stata un’edizione storica, già solo per il fatto di essere andati in onda con il teatro vuoto. Ovviamente gli ascolti, seppur alti, hanno risentito di questo quadro generale e sono stati più bassi rispetto agli anni precedenti, anche perché non è mancata una forte “controprogrammazione” quale il campionato di serie A o i talk politici, infarciti delle solite polemiche, dei drammatici dati sulla pandemia che ricomincia a galoppare, dei dibattiti sui vaccini e non ultimo dalle polemiche sulle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del PD.
Come ha giustamente scritto Enrico Mentana in un suo post sui social non è possibile fare paragoni con le edizioni precedenti: “il pubblico non è un optional. Quando si citano i “tempi teatrali” si intende anche il riscontro del pubblico, la sua reazione, il suo umore, il suo rumore. Il pubblico “in presenza” (locuzione che considero un dannocollaterale del Covid) è indispensabile per i dialoghi, i duetti, per la possibilità di ammiccare e di cercare la complicità di chi guardi e ti guarda dalla platea, guida comportamentale e termometro anche per il pubblico da casa, oltre che per chi è in scena. Banalmente, per capire se lo sketch funziona, se sa battuta era centrata, se il monologo ha toccato o commosso. A poltrone vuote tutto questo è impossibile, e l’unica accortezza che si può avere è riproporre quel che è già patrimonio comune “da prima”, quel che sai che funzionava e quindi dovrebbe funzionare ancora”.
Il Festival, comunque lo si giudichi, è stata una parentesi di leggerezza in un momento pesante per via del Covid, che era sempre lì ad incombere, dalle battute sul palco alle 75 pagine di dettagliatissimo protocollo sanitario da rispettare, dall’esibizione registrata di Irama, subito messo
in quarantena perché un suo collaboratore è risultato positivo, all’assenza di giornalisti, programmi televisivi e radiofonici e della folla per le vie della città, dichiarata zona rossa per evitare
assembramenti pericolosi.
Momento di leggerezza, ma anche di speranza di tornare alla normalità. Per l’Italia e per il mondo della musica e dello spettacolo, i cui lavoratori da mesi sono a braccia conserte.
Concentrandoci sul Festival in sé, a parte l’abnorme durata delle singole puntate che terminavano a notte inoltrata, c’è da dire che, a differenza degli anni precedenti, non c’è stato un vero mix di stili ed “epoche”.
Tranne poche eccezioni, i cantanti in gara avevano quasi tutti nomi stranieri o “strani” e molti erano sconosciuti ai più e comunque giovanissimi (8 su 26 sono nati dal 2000 in poi). Forse solo i millennials ed i fruitori dei moderni social avevano qualche contezza sui volti e gli stili presenti quest’anno. D’altro canto è vero che il Festival serve anche per far conoscere al grande pubblico i nuovi nomi e quest’anno gli autori hanno pescato a mani basse tra le novità del mercato, forse anche per la mancanza di coraggio dei cantanti noti a partecipare alla gara, per di più in questo anno particolare.
La vera gara non è più tra le canzoni, che presto dimenticheremo (e sicuramente non saranno oggetto di cover nelle prossime edizioni), ma tra chi è più eccentrico nel modo di vestirsi e truccarsi. Ben può dirsi che la vera trasgressione oggi è mettersi una giacca o una gonna “normale”.
Anche chi non è un esperto di musica si è sentito un po’ a disagio nel sentire molti cantanti, moderni urlatori, “steccare” e usare i moderni mezzi di correzione automatica della voce. Una delle poche eccezioni è stata Orietta Berti, che alla sua età ha avuto un inaspettato successo sui social proprio per la professionalità con cui ha cantato.
A parte tutto, lodi alla Rai e ad Amadeus, che hanno ostinatamente voluto organizzare questo “evento nazionale” che tanto bene fa al mondo dello spettacolo italiano (“abbiamo rimesso in moto un mercato morto” ha detto il Direttore di Rai1), lodi alla musica italiana, che sta cambiando pelle,
lodi a Gaudiano, talento foggiano vincitore della categoria giovani, che ha dedicato la vittoria al padre recentemente scomparso e a cui auguriamo una splendida carriera, lodi ai Maneskin, che con il loro rock hanno vinto questa edizione e rappresenteranno l’Italia all’Eurovision Song Contest, lodi (e lunga vita) al Festival di Sanremo, una delle vetrine italiane più conosciute all’estero.

Redazione

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