Migranti gettati in mare dai trafficanti: almeno 20 morti al largo del Gibuti

Migranti gettati in mare dai trafficanti: almeno 20 morti al largo del Gibuti

Di Lillo Montalto Monella  

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) denuncia la morte di almeno 20 migranti, gettati in mare da trafficanti durante la traversata dello stretto che separa il Gibuti dallo Yemen.

Dopo circa 30 minuti di navigazione, i criminali hanno gettato in mare 80 persone, scrive OIM. Ad un certo punto, i contrabbandieri hanno iniziato a urlare: ci sono troppe persone a bordo, e li hanno spinti fuori bordo.

La barca che trasportava 200 migranti, inclusi minori, aveva lasciato le coste del Gibuti mercoledì. Finora sono stati recuperati cinque corpi, mentre i restanti sopravvissuti sono in cura in Gibuti.

“Ogni giorno migliaia di giovani africani, tra cui minori, cercano di raggiungere i paesi del Golfo attraverso lo Yemen, in cerca di lavoro”, dice Yvonne Ndege, portavoce regionale dell’OIM. “Molti muoiono in questo modo, o rimangono intrappolati nello Yemen”.

Le mete ambite sono l’Arabia Saudita e i ricchi Paesi del Golfo. La pandemia di coronavirus e la chiusura delle frontiere ha fatto diminuire i flussi migratori ma non li ha arrestati del tutto.

Non è immediatamente chiaro da quali paesi provenissero i migranti coinvolti in quest’ultimo, tragico episodio, ma in generale si tratta perlopiù di eritrei, etiopi o somali.

Non si tratta della prima tragedia di questo genere. Lo scorso ottobre sono morti annegati almeno otto migranti, costretti a buttarsi in acqua dalla barca su cui viaggiavano dagli scafisti.

Nel 2017, 50 migranti provenienti da Somalia ed Etiopia vennero “deliberatamente annegati” al largo della costa dello Yemen. Nel 2018, almeno 30 persone trovarono la morte nel naufragio di una barca rovesciatasi al largo dello Yemen. I sopravvissuti hanno parlato di colpi d’arma da fuoco sparati dai trafficanti.

OIM
Sopravvissuti all’atto criminale del marzo 2021 assistiti al centro migranti OIM di Obock, GibutiOIM

“I contrabbandieri e i trafficanti di esseri umani devono essere puniti per i loro crimini, e devono essere stabiliti nuovi percorsi migratori per permettere alle persone di perseguire opportunità di lavoro all’estero in modo sicuro, legale e dignitoso”, ha detto il capo missione OIM in Gibuti, Stephanie Daviot.

Dopo la chiusura delle frontiere tra l’Arabia Saudita e lo Yemen nell’aprile 2020, centinaia di migranti provenienti dal Corno d’Africa sono rimasti bloccati in Yemen.

Ad ottobre 2020 si stimava che ce ne fossero 14.500, perlopiù etiopi. Le condizioni di vita nel Paese, dilaniato dalla guerra, sono difficili e mancano i servizi più basilari; e così molti di loro, che hanno perso il lavoro nel Golfo nel 2020, hanno deciso di tornare a casa, facendo il viaggio al contrario e trovando rifugio nelle strutture di quarantena di OIM in Gibuti

Il Gibuti, piccolo Stato incastrato tra Eritrea, Etiopia e Somalia, è al centro di una delle rotte migratorie più pericolose al mondo.

Nel 2019, indica OIM, hanno tentato la traversata 138mila persone, un numero in netto calo nel 2020 (37.500). Nel gennaio 2021, oltre 2.500 migranti hanno raggiunto lo Yemen dal Gibuti. Il timore è che, con l’allentamento delle restrizioni, i migranti in attesa di attraversare lo stretto colgano l’occasione per farlo, aumentando la possibilità di simili tragedie in futuro.

Per arrivare in Gibuti, con la speranza di imbarcarsi per lo Yemen, gli etiopi percorrono centinaia di chilometri a piedi dai loro villaggi d’origine, sfidando il deserto, temperature che possono arrivare ai 50°C e ogni tipo di pericoli per la loro incolumità. Spesso cadono vittima di trafficanti o vengono rapiti per ottenere un riscatto.

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