Una vita oltre confine

Una vita oltre confine

Di Sabrina Galasso

Perché scrivere dalla Finlandia, sulla Finlandia? La risposta é alla base della mia collaborazione, vorrei far conoscere una terra che mi era totalmente sconosciuta e che ora mi affascina. Ed é anche la testimonianza di quanto si possa essere contaminati da una cultura differente e di quanto sia bello passare il ponte e aggiungere un mattone al nostro mondo.
Vivere in un paese che non é il nostro (di origine) credo sia, per quello che mi riguarda, un processo di arricchimento. E´ una espansione del nostro modo di vedere, la possibilitá di uscire dai nostri confini culturali, la chance di mettere in discussione quello che abbiamo registrato come unico modo possibile di concepire l´ambiente nel quale ci muoviamo ed accogliere modalitá non familiari.
Questo mio percorso di crescita (lo considero tale) é iniziato tanti anni fa con il primo espatrio e non si é arrestato. In ogni paese in cui ho vissuto ho lasciato che il mio io interagisse con quello che mi circondava, che rilevasse gli aspetti negativi e positivi del sistema per poi selezionare quei comportamenti e pensieri che potessero essere in me inglobati. Chi sono ora é il risultato di questo cammino e mi accorgo di aver aggiunto nuovi tasselli durante il mio girovagare.
Quando tre anni fa abbiamo conosciuto la nostra destinazione futura, Finlandia, per me é stato uno shock. Ci saremmo spostati parecchio al Nord e il primo pensiero é stato verso il grande freddo e soprattutto il buio.
Considerando che per me il sole e la luce sono fonti di energia, la paura di esserne privata é stata forte. Ma non mi sono lasciata scoraggiare e ho affrontato il nuovo trasferimento con grande curiositá.
Una parentesi sulla posizione geografica é doverosa, anche perché é stato il motivo di tanta preoccupazione: come avrei superato il gelo, il freddo, la neve senza averlo mai veramente sperimentato.
Giá pensare che una zona della Finlandia, la Lapponia, si trova sopra il Circolo Polare Artico e che le temperature siano sotto lo zero a due cifre, é bastato a terrorizzarmi. Leggere poi che l´inverno puó durare anche da ottobre ad aprile e che l´estate, se si é fortunati, puó consistere in un paio di settimane, non ha reso il trasferimento piú facile.
Ma ció che mi ha letteralmente intristito é stato pensare al periodo di buio, giornate corte e poca, anzi pochissima luce. Vivendo ad Helsiniki (sud della Finlandia) non ho sperimentato ció che viene definito kaamos – che si verifica nella parte piú a nord del paese, inclusa la Lapponia – periodo di oscuritá, il sole che non sorge mai. Da queste parti si traduce in una presenza della luce per poche ore, un tardivo sorgere del sole (anche intorno alle 9:30) e un precoce tramonto (verso le 15:00 nei momenti piú bui). Questo vuol dire uscire per andare al lavoro o a scuola, ad esempio, col buio e rientrare a casa col buio.
Essere privati del sole, della luce influisce sul benessere della persona, puó infatti rallentare la produzione di vitamina D (con aumento di dolori muscolari e articolari), influenzare il sonno (disturbi legati al rilascio di melatonina). Una delle conseguenze piú preoccupanti é la depressione (SAD) che determina perdita di energia, stanchezza, sbalzi di umore, ansia. Per rimediare a tutto ció é consigliata l´assunzione di vitamina D regolarmente, che quotidianamente seguiamo. Nei casi piú gravi, che si rilevano nei paesi nordici in alto numero, ci sono terapie specifiche da osservare.
Ma come giustificare il gran numero di persone che nonostante il freddo (tipo quest´anno -22 anche ad Helsinki, con percezione termica di anche 8 gradi in meno) escono, fanno attivitá all´aperto?
Una pratica che va contro tutto quello che i miei genitori mi hanno fatto credere come giusto: copriti tanto, non uscire, non prendere freddo e cosi via. Qui vedo neonati in carrozzina quando piove o nevica, bimbi che giocano al parco giochi quando io con due paia di guanti ho perso la sensibilitá della mano, runners che praticano la corsa su terreni ghiacciati, famiglie che spensieratamente organizzano escursioni di hiking con pranzo a sacco (e quindi picnic) quando il vento soffia forte e il tepore di un camino é il tuo unico desiderio. Vedo persone di ogni etá muoversi in bici anche durante una tormenta. Perché immergersi nell´acqua ghiacciata?
Ammetto che dopo il primo momento di confusione, in cui mi sono sentita persa, ho cominciato ad osservare, a chiedere ai miei amici finlandesi cosa li spingesse fuori nonostante le temperature polari e un meteo improbabile.
Quello che ha colpito la mia attenzione non sono state le loro spiegazioni, bensí l´espressione dei loro volti, ho sentito su di me il loro smarrimento: perché non dovremmo farlo? Ho capito che c´era qualcosa in piú di un comportamento socialmente accettabile, forse la vera essenza di questo fantastico popolo.
E ho fatto la conoscenza del sisu, parola impossibile da tradurre e che si riferisce a qualcosa di “interno, che é dentro”.
Secondo la scrittrice Joanna Nylund (autrice del libro Sisu: the Finnish Art of courage) il concetto va indietro di 500 anni e si identifica con stoica determinazione, coraggio, resilienza, tenacitá. Il Sisu é una filosofia di vita, uno stato mentale, é l´energia e la determinazione dinanzi le avversitá.
Questo approccio alla vita rende i Finlandesi capaci di non lasciarsi condizionare da un clima complicato, difficilmente attraente; di porsi davanti agli ostacoli ed equipaggiarsi per superarli.
Ed ho lasciato che questo sentimento, distante da quella che é la mia natura, mi catturasse e ho aspettato il cambiamento. Che é avvenuto. E quindi ora attendo con trepidante attesa la neve (per avere un pó di luce); nonostante le temperature polari di quest´anno ho caricato gli sci in macchina (e non li tolgo, sono sempre pronti) e mi reco sulla pista di cross country (praticamente dietro casa) per un piacevole quanto faticoso allenamento; con giornate grigie ed uggiose sono andata a fare hiking e mi sono divertita. Ho imparato che se ci si copre bene si puó uscire sempre (non esiste un cattivo tempo ma solo abiti sbagliati). Ho imparato a non lasciare che i miei limiti fossero la chiave del mio muovermi, ma a governarli. Da sempre terrorizzata del ghiaccio mi sono ritrovata a provare una fortissima attrazione per una camminata sul mare ghiacciato ed ho gioito nel fare island hopping a piedi, sul ghiaccio. Sono riuscita a sentirmi parte di qualcosa di profondo e lo sento ora mio.
Questo nuovo modo di essere l´ho applicato anche alla vita di ogni giorno, alle mie sfide. Sono riuscita a sfidare i miei limiti, ho abbandonato la mia zona di conforto, ho ricercato quella forza che sentivo di avere ma che era assopita.
Non é spingersi sempre oltre noi stessi in un pericoloso vortice, é comprendere quale sia l´ostacolo e come superarlo, é non lasciarsi abbattere ma prepararsi.
Al mio terzo inverno in Finlandia ho compreso quanto io sia cambiata, quanto io abbia modificato la mia percezione di clima ostile, di ció che posso e non posso fare. Non a caso ho ritrovato quest´anno una grande vitalitá, una forza che per un pó mi aveva abbandonato. La Finlandia rappresenta per me la svolta, il passaggio intorno alla boa per continuare la mia traversata.

Sabrina Galasso corrispondente Progetto Radici Helsinki ,Finlandia

Redazione@progetto-radici.it

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