Il carnevale,la maschera e la personalità

Il carnevale,la maschera e la personalità

Apostolos Apostolou
Scrittore e Docente di Filosofia

Sul palcoscenico del mondo non siamo altro che miseri attori, e talvolta è utile riuscire a mascherare i nostri tristi ruoli.
Carl William Brown.
La maschera, che è il mezzo essenziale attraverso il quale ci si fa diversi, indica, nella sua origine etimologica longobarda, i fantasmi notturni dei morti e le larve persecutrici dei viventi. A.M. Di Nola

Il termine “persona” deriva dal latino persōna derivato probabilmente dall’etrusco, che nelle iscrizioni tombali riportate in questa lingua indica “personaggi mascherati”.Tale termine etrusco sarebbe ritenuto un adattamento del greco πρόσωπον (prósōpon) dove indica il volto dell’individuo, ma anche la maschera dell’attore e il personaggio da esso rappresentato. Il termine greco di “persona” (προσώπων) compare per la prima volta, nella letteratura cristiana, nella Seconda lettera ai Corinzi redatta da quasi certamente da Paolo di Tarso. Un’etimologia alternativa è stata individuata nel verbo latino personare, (per-sonare: parlare attraverso). Nella psicologia analitica la persona diventa “maschera”. Scrive C .G. Jung “Con ragione si può trattare la questione della dissociazione della personalità anche come un problema di psicologia normale[…] quando un uomo non è propriamente individuale, ma collettivo, cioè in consonanza con le circostanze e le aspettative generali. Se fosse individuale avrebbe, nonostante ogni varietà di atteggiamento, sempre il medesimo carattere. Egli non sarebbe identico con l’atteggiamento assunto di volta in volta e non potrebbe né vorrebbe impedire alla sua individualità di esprimersi in qualche modo nell’una come nell’altra situazione. Di fatto egli è individuale come ogni essere, ma inconsciamente. Attraverso la sua identificazione più o meno completa con l’ atteggiamento del momento egli inganna per lo meno gli altri, sovente anche se stesso, circa il suo vero carattere; assume una maschera, conscio che essa corrisponde da un lato alle sue intenzioni, dall’ altro alle esigenze e alle opinioni del suo ambiente: e in ciò prevale ora l’ uno ora l’ altro fattore. Questa maschera, cioè questo atteggiamento assunto ad hoc, io l’ ho chiamato Persona, dal nome della maschera che mettevano gli attori della antichità”.

La maschera racchiude la forza a produrre la Metamorfosi trasfigurando il mondo nel magico, è oggetto carico di energia segreta e potente, strumento di riti antichi nato come mezzo per interpretare il divino. La maschera (dall’arabo mascharà, scherno, satira) è sempre stata, fin dalla notte dei tempi, uno degli elementi caratteristici e indispensabili nel costume degli attori. Molti dicono che la maschera rappresenta la paura per l’altro. Originariamente era costituita da una faccia cava dalle sembianze mostruose o grottesche, indossata per nascondere le umane fattezze e, nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni. Ma l’uso della maschera si presenta proprio nel Carnevale. Il Carnevale ha radici antichissime e derivano ad feste antichissime, come le dionisiache greche (le antesterie) in onore del Dio del vino, Dioniso (Bacco) che si tenevano all’inizio della primavera per invocare un buon raccolto e un buon andamento dell’allevamento o i saturnali romani, e queste probabilmente erano celebrate anche nella zona del fabrianese. Il gioco di dissimulazione e di finzione, – gioco che esiste nel carnevale – che troviamo alla base del rapporto, apparentemente contraddittorio, fra individui che indossano la maschera e pubblico, si riproduce a vari livelli nella rappresentazione culturale del significato delle maschere. Le maschere, infatti, compaiono frequentemente in queste occasioni, nella rappresentazione e riattualizzazione delle fasi primordiali della storia del mondo, nei momenti di transizione dal mondo umano a un’altrove’ non umano. Come scrive Ottenberg, ciascuno sa, in effetti, che dietro la maschera e il costume cerimoniale è nascosto un essere umano e, in vari casi, gli spettatori sono in grado di riconoscere anche la persona che indossa una certa maschera. Con la maschera esiste il gioco di dissimulazione e di finzione. Secondo Griaule non vediamo le maschere come prodotto artistico, e non vediamo solo la loro qualità di prodotti artistici, quanto piuttosto il ruolo che esse svolgono all’interno di un sistema di simboli e di significati culturali e le relative connessioni con la cosmologia e il patrimonio mitologico.

Il ruolo della maschera non è funzione di un attore all’interno di una compagnia; carattere, tipo di personaggio rappresentato non è funzione in un determinato ambito, influenza esercitata. Quando s’interpreta un ruolo, l’uomo, infatti, si sta interpretando un personaggio, una parte, una funzione. Appoggiamoci all’esempio dell’attore per capire meglio. Sotto la maschera (ed il ruolo che interpreta) non esiste una persona, un essere umano. Con la maschera abbiamo una libertà di ruolo. Questa libertà non è solo libertà di movimento fra i ruoli, ma anche distanza dai ruoli. L’ “altro” con l’ uso della maschera non è più definito dall’opposizione al proprio gruppo secondo la logica primitiva dell’amico – nemico, ma per ciascun membro della comunità statale, l’altro è ad un tempo uguale e diverso. Rompe con altre parole il ruolo tra pseudo individualità e pseudo – normalità, e organizza un’altra identità, un’altra auto identificazione. La maschera nega il regime fondativo dell’organizzazione sociale, cosi come lo vede l’antropologia filosofica del pensiero occidentale che assegna alla nozione della personalità un significato specifico, identificando la persona con io, o coscienza, sotto l’ aspetto morale, e ritenendola costituita dall’ identità con sé attraverso il tempo.

La maschera consentiva all’uomo di uscire dalla propria identità personale e di sottoporsi a una metamorfosi secondo Pernet. Anche la maschera rintraccia le analogie: si tratta dell’incontro-confronto con l’esterno e il diverso (maschera e eroe comico), momenti circoscritti in cui si sperimenta l’eccesso (istituzionalizzato nella festa, oppure trasgressione del singolo su ‘delega’ della collettività) e la violenza viene convogliata (capro espiatorio) in un processo di discolpa della comunità. La maschera fa parte di un “sistema culturale”: che spiega la persona come gioco, ma anche come solidarietà con gli altri e nello stesso tempo spiega la persona pura e unità. La forza diacronica del Carnevale è osservata nella sua capacità di risemantizzare i propri simboli, con la maschera che sono riempiti di nuovi significati, funzionali al nuovo immaginario e al nuovo orizzonte di attesa del pubblico. il Carnevale oggi è “un autentico simbolo della postmodernità: piuttosto che affermarli, nega i valori della tradizione”. Inoltre, manovrato com’è da interessi politici fondati sul profitto, è diventato specchio e illusione effimera di un tempo di godimento senza fine, “una creazione proteiforme che inghiotte ogni memoria per frantumarla, il mirabolante e perfetto totem della insipiente e delirante vacuità dell’uomo contemporaneo”.E come scriveva Alfred Jarry padre della Patafisica. “Vivere è il carnevale dell’Essere”.

Apostolos Apostolou
Scrittore e Docente di Filosofia

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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