Il pericolo di essere diversi

Il pericolo di essere diversi

Di Daniela Piesco

Vice direttore www.progetto-radici.it

Ph Harry Greb street artist

Ribellarsi è pura follia per milioni di persone che hanno una paura totale di qualunque cambiamento, piccolo o grande che sia. Sono tutti molto bravi a condividere il discorso di Steve Jobs sull’essere folli e affamati. A parole sono tutti sostenitori della libertà di essere, pensare e realizzarsi.

La realtà è ben diversa.

Centinaia di milioni di persone ,sopratutto donne, subiscono in silenzio discriminazioni nel mondo proprio per il loro modo di essere e questo preoccupante fenomeno non solo viola i diritti fondamentali umani ma ha anche conseguenze rilevanti dal punto di vista economico e sociale. Difatto le discriminazioni soffocano opportunità e sprecano il talento naturale necessario per il progresso economico , accentuando le tensioni sociali e le disuguaglianze.La lotta alla discriminazione dovrebbe,invece,essere parte essenziale della promozione di un mondo dignitoso.

Spesso chi subisce una discriminazione resta silente e non segnala il fatto. Questo accade per molteplici ragioni: talvolta la discriminazione viene riconosciuta ma la persona prova vergogna, paura , teme di subire ritorsioni ,non sa a chi rivolgersi,altre volte l’episodio non viene riconosciuto come discriminatorio ma viene considerato normale.

Eppure,a ben riflettere ,un mondo normale , di uguali, sarebbe terribile e riporterebbe ai totalitarismi che hanno caratterizzato l’Europa della prima metà del 1900, a quel nazismo crudele che uccise i deboli e i diversi. Più di ottant’anni fa, precisamente il 17 novembre del 1938, venivano promulgate le leggi razziali in Italia dal partito fascista di Benito Mussolini secondo le quali, per la difesa della razza italiana, erano necessarie disposizioni volte a discriminare la comunità ebraica in tutti i settori della società, attraverso persecuzioni e razzismo.

Allora per non ripetere gli errori del passato la domanda da porsi sarebbe quella di chiedersi se bisogna sempre obbedire ad una legge, anche se ingiusta.

Il problema non è di poco conto, tanto che giuristi e filosofi hanno a lungo dibattuto sul tema. Davvero occorre sempre rispettare la legge, anche quando impone un comportamento moralmente sbagliato? Ci si può rifiutare di applicare la legge? Se una legge è ingiusta, disobbedire è un dovere? Quesiti che si pongono a metà tra il diritto e la morale.

Eppure la risposta era scontata per Sartre e Ottolenghi sostenitori della ribellellione giusta ;piuttosto la lotta contro il potere fu considerata sempre corretta da Pasolini a Erri De Luca ; non da meno Stéphane Hessel, autore di” Indignatevi “(Add editore, 2011) sostenne che non si rispettano regole sbagliate e che l’educazione non deve essere solo trasmissione di sapere, ma anche di valori, deve stimolare lo spirito critico. E non solo: deve far sviluppare il senso di responsabilità per le azioni concrete.

Ebbene nel ’38 ,un’azione concreta sarebbe stata quella di non rispettare le leggi razziali. Coloro che si ribellarono ad esse in Italia o all’insorgere del nazismo in Germania, coloro che si ribellarono alla caccia alle streghe maccartista in America e alla rivoluzione culturale di Mao ,furono una minoranza intellettuale che avevano una consapevolezza, una visione, un’etica oltre alla capacità di accettare le conseguenze della loro scelta.

Ma sappiamo tutti che chi cerca la giustizia se non era già povero ci diventa in seguito alle persecuzioni.

La giustizia cresce, evolve e involve nel tempo, in base al senso morale delle persone, delle civiltà, e delle generazioni.

Ma solo la storia riesce a mostrare sempre chi ha ragione: avevano ragione gli antifascisti italiani, avevano ragione i liberali americani, avevano ragione gli oppositori di Mao.

E se avessero ragione anche i sognatori?

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore (Vasco Rossi)

Daniela Piesco

Vice Direttore www.progetto-radici.it

Daniela Piesco

Daniela Piesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *