I Love Puglia – Taranto e Brindisi

I Love Puglia – Taranto e Brindisi

Taranto, l’antica Taras fondata da alcuni coloni spartani e trasformata dai romani in porto commerciale con lo scopo di farne un supporto per le spedizioni nel mediterraneo e verso l’oriente in particolare. I resti di un tempio dorico del VI° secolo  a.C. ed i reperti conservati nel  Museo Archeologico della Magna Grecia , il museo ellenistico  più conosciuto e meta continua di studiosi e visitatori provenienti da tutte le nazioni del mondo, impreziosito dalla sezione dedicata agli arci famosi Ori di Taranto ed alle rarissime “tanagrine”, declinano in modo inequivocabile la grandezza di questa città, tra le più belle della Puglia. Da visitare il Castello Angioino di Sant’Angelo con i quattro arcigni torrioni cilindrici che si affaccia sul ponte girevole , le isole Cheradi (San Pietro  e San Paolo) , il Duomo di San Cataldo , una delle più antiche chiese romaniche  della Puglia, il ponte in pietra di Porta Napoli  che collega l’isola con la terra ferma, il ponte girevole  e nel borgo antico il labirinto dei “pittaggi”  in cui le viuzze strette  si saldano con le lunghe scalinate  che portano ai palazzi che caratterizzano il cuore di pietra  del centro storico della città  Il mare che compulsa la maggior parte delle attività economiche di questa città in uno con il suo folklore (la processione de i “perdoni” che si svolge nel periodo della settimana santa ed  i prodotti della gastronomia locale conferiscono alla città di Taranto un appeal turistico di grande interesse. Dopo aver percorso un breve tragitto  ci troviamo immersi nella Valle d’Itria con il suo paesaggio ricco di fascino e di magia, è la Valle dei trulli per antonomasia, qui, infatti, si riscontra la massima concentrazione di trulli sparsi: uno scenario da favola e incantevole, un panorama unico e fantasioso. Non è una vera e propria valle, ma un territorio dolcemente ondulato in cui si alternano avvallamenti e colline, poggi e saliscendi carsici. La valle è un susseguirsi di effetti cromatici meravigliosi, un tripudio di colori che vanno dal verde dei piccoli boschi di querce ai secolari ulivi e ai vigneti, al bianco dei trulli e delle masserie sino alla “terra rossa” della campagna.  Il paesaggio della Valle d’Itria è particolarmente singolare e riconoscibile e rappresenta l’esito di una sapiente integrazione tra le componenti antropiche, naturali e fisiche. Le attività dell’uomo (agricole e insediative) si sono adattate alla struttura e forma dei luoghi, assecondando le asperità del suolo carsico e utilizzandone al meglio le opportunità, contribuendo a costruire quella che Cesare Brandi chiama “una campagna pianificata come una città”. La fitta trama agraria è caratterizzata da campi, generalmente di piccole dimensioni; una fitta rete di muretti a secco sottolinea il disegno di questa trama minuta.

Il toponimo “Itria” potrebbe derivare dal culto orientale della Madonna Odegitria (che indica la via ai viandanti) importato dai monaci basiliani che nel 977 si insediarono nel territorio, provenienti dai territori dell’impero romano d’oriente. A metà strada fra Martina e Locorotondo si trova la chiesa di Sant’Antonio ai Cappuccini con la piccola cripta scavata nella roccia, originario luogo di culto per la Vergine Odegitria. Nel cuore della Valle d’Iria ed a farne sentinella incontriamo la città Martina Franca,  con i suoi  435 metri di altitudine è il balcone naturale più alto sulla valle d’Itria; Martina è una città vivace con numerose attività commerciali, agricole (produzione di vini tipici) e artigianali-industriali legate all’abbigliamento. A Martina nell’atrio del settecentesco Palazzo Ducale si tiene in estate il “Festival della Valle d’Itria”, rassegna operistica fra le più importanti d’Europa. Il Palazzo Ducale, dall’elegante e scenografica facciata, custodisce al suo interno pregevoli opere di Domenico Carella. Il centro storico porta l’impronta barocca nei suoi numerosi palazzi, nei balconcini in ferro battuto e nelle chiese, dove trova la sua massima evidenza la Basilica di San Martino (1737).

La Basilica presenta un imponente prospetto rococò affacciato su piazza Plebiscito. Tra i tanti monumenti che adornano la città segnaliamo i Portici, uno splendido porticato in stile neo classico in passato  punto di ritrovo per il commercio. Il territorio comunale, oltre che in Valle d’Itria, si estende su una vasta zona collinare delle murge sud-orientali con pascoli e boschi di querce, lecci e roverelle.  Legato alla naturalità del paesaggio un prodotto tipico di Martina e della Valle d’Itria “il capocollo”, un insaccato ottenuto dai maiali allevati in boschi di fragno; questo prodootto per la sua bontà e squisitezza ha ottenuto anni orsono la DOC- Denominazione di Origine Controllata. Ma la Murgia martinese, questo intatto ambiente naturale, è anche il luogo di nascita di due preziose razze equine: il cavallo murgese e l’asino martinese.  Nel territorio di Martina la “Riserva Naturale Regionale Bosco delle Pianelle”  è uno dei boschi più estesi della Puglia (1.205 ettari) abbarbicato sulle ultime colline murgiane prima della scarpata che scende nella piana di Taranto. Il Bosco delle Pianelle nasconde tracce di antichi percorsi della transumanza, masserie, jazzi, muretti a secco e ripari. La flora del bosco è rappresentata da alberi di leccio, fragno, roverella, carpino nero, olmo, orniello e da numerose specie arbustive della macchia mediterranea.

Da visitare  in questo hinterland la città di   Cisternino, posizionata su una collina domina la Valle d’Itria, è un comune di 13.000 abitanti, raccolto intorno al suo piccolo ma grazioso centro storico, definito uno dei “borghi più belli d’Italia”. “Un grande capolavoro di architettura senza architetti” (Hidenobu Jinnai). Cisternino è un capolavoro di architettura mediterranea, un puzzle architettonico formatosi nel tempo, tutto rigorosamente imbiancato dal latte di calce. Un labirinto di strade dove è bello perdersi per sbucare in piccoli slarghi, dinanzi a un’antica fontana, attraversando archi di passaggio che conservano sempre nicchie sacre con fiori e ceri accesi. Nel bianco nucleo antico, molto bella e da visitare la Chiesa Madre dedicata a San Nicola e la Torre Normanna Sveva o di Porta Grande, principale ingresso al paese in epoca medievale. Dai numerosi balconi naturali e dalla villa comunale, bellissimi i panorami, con lo sguardo si può ammirare tutta la Valle d’Itria con i  sui fianchi collinari.  A tre chilometri dalla cittadina sorge la chiesetta romanica della Madonna d’Ibernia, costruita intorno al 1100 nel periodo della nascita del casale di Cisternino. Secondo la tradizione sarebbe stata proprio la Madonna, durante un’apparizione, ad indicare con l’impronta del suo piede il luogo in cui desiderava le fosse dedicata una chiesa.  La venerazione della Madonna d’Ibernia è legata alla fertilità e all’abbondanza, per questo il Lunedì dopo Pasqua “A Pasquarèdde”, per antica tradizione,   viene portato in dono alla Madonna un dolce caratteristico con uova sode  (una specie di scarcedde come direbbero i baresi doc) per garantirsi l’abbondanza e la felicità. Cisternino nel 2010 si è aggiudicata la ‘Bandiera arancione’, prestigioso riconoscimento che il Touring Club Italiano (Tci) assegna ai Comuni dell’entroterra con meno di 15.000 abitanti, riconoscendo loro il rispetto di rigorosi parametri di una offerta turistica di qualità

Grottaglie, in provincia di Taranto, è una tappa obbligatoria tra gli  itinerari turistici pugliesi. Grottaglie (dal latino Cryptae Aliae – molte, diverse grotte), città collinare dell’hinterland tarantino (a 19 km da Taranto), è famosa nel mondo per la produzione di ceramiche D.O.C.  Il quartiere dei Figuli o Camini (li Camenn’re), un unicum urbanistico che ricorda un villaggio d’altri tempi e che circonda la città vecchia ad anello, con le circa 50 botteghe scavate in grotta, costituisce a Grottaglie un esempio unico di continuità produttiva, trovando la sua cornice naturale in una delle gravine di cui è ricca la zona: la millenaria gravina di S.Giorgio alle falde del trecentesco Castello Episcopio, sul limitare del borgo antico. Il maniero, simbolo della potestà feudale che gli arcivescovi di Taranto esercitarono sulla città per lunghi secoli, fino a quando la baronia laica si affiancò a quella ecclesiastica, è realizzato in tufo zuppigno con una superficie di 6.150 mq. Qui, in anni recenti, là dove erano le antiche stalle, hanno trovato collocazione le sale museali aperte gratuitamente al pubblico tutti i giorni dell’anno e che custodiscono ceramiche provenienti da collezioni pubbliche e private, con diverse sezioni: archeologia; ceramiche tradizionali; ceramica contemporanea; maioliche; arte presepiara.  Notevole, nel borgo antico di Grottaglie, il patrimonio artistico/religioso: dal Santuario che i grottagliesi dedicarono al Santo concittadino Francesco De Geronimo nel 1838, un autentico gioiello sorto sulla casa natale del santo e che ne custodisce le reliquie, alla piccola Chiesa barocca del 1476, mirabilmente conservata grazie all’impegno della confraternita del SS. Nome di Gesù, intitolata a San Mattia e oggi dedicata alla Madonna del Lume. Pregevole e degno di nota il presepe in pietra del 1530 di Stefano da Putignano, custodito nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, mentre nella piazza Regina Margherita la facciata della chiesa Matrice, uno degli ultimi esempi di arte romanica in Puglia, ultimata nel 1379 dal m° Domenico De Martina, domina l’ agorà cittadino.  Nello splendido scenario naturale delle  Cave di Fantiano, poco fuori dal centro abitato,  si svolge ad Agosto, ogni anno, il Festival Musica Mundi, mentre nelle sale “nobili” del Castello Episcopio  – quelle al primo piano – si svolgono i due più grossi eventi legati al mondo della ceramica: la Mostra della Ceramica, nel periodo estivo, e la Mostra del Presepe nel periodo natalizio. Se poi ci si dovesse trovare in zona alla fine di Gennaio si potrà assistere, per la processione di San Ciro, co – patrono della città , insieme a San Francesco De Geronimo e alla Madonna della Mutata, ad un fenomeno che appassiona gli studiosi di antropologia. Nel culto religioso si inserisce, infatti, una sottile vena di profano in perfetto equilibrio col sacro e che rende questa tradizione uno spettacolo di grande impatto emotivo e suggestione sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista laico. 

Sempre nella provincia di Taranto, meta turistica d’ obbligo è la visita alle splendide gravine dell’Arco Jonico. Le gravine corrispondono all’alveo di antichi fiumi che un tempo hanno solcato le Murge, collegando, da un punto di vista idrografico, le aree più interne allo Jonio. Si tratta di canyon, oltre 60, distribuiti su due semiarchi ideali affacciati sul Golfo di Taranto, posti a diversa altitudine; le pareti sono più o meno strette e profonde sino a 200 metri. Sulle rupi calcaree troviamo le specie più significative della flora pugliese con numerose orchidee. Ma la stupore che suscitano le gravine non si ferma al ricco corredo naturalistico, perché al proprio interno troviamo preziose testimonianze della civiltà rupestre, risalente ai nostri più antichi avi. Parliamo del diffuso patrimonio di beni artistico-culturali con la presenza di chiese, cripte, santuari e l’impronta della civiltà contadina con masserie, trulli, muretti a secco, che, in armonia con la rete dei campi coltivati e degli ambienti naturali, definiscono un paesaggio di forte identità, unico. Un paesaggio tempestato da grotte e cunicoli, che costituiscono interi villaggi di una volta, i famosi insediamenti rupestri, dotati di tutte le infrastrutture necessarie: sentieri, scalette, terrazzamenti, sistemi di raccolta e distribuzione di acqua piovana e di provviste alimentari.

I Love Puglia (segue)

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione Radici  

Tags: Puglia, Taranto, Brindisi

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