I love Puglia. Il Salento

I love Puglia. Il Salento

Continuando il nostro viaggio in questa meravigliosa Terra di Puglia siamo giunti nel Salento, la prima città che si incontra è quella di Otranto. Situata sulla costa adriatica della penisola salentina, Otranto è il comune più orientale d’Italia;  il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, a sud del centro abitato, è il punto geografico più a est della  penisola italiana.

Dapprima centro  grecomessapico e  romano, poi bizantino e più tardi  aragonese,la città di Otranto si è sviluppata attorno all’imponente castello e alla cattedrale normanna. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d’Otranto, che separa l’Italia dall’Albania, e alla Terra d’Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. Nel 2010 il borgo antico è stato riconosciuto come Patrimonio Culturale dell’UNESCO, quale sito Messaggero di Pace. Otranto fa parte del club de “I borghi più belli d’Italia”. Qui sembra di  vivere fuori del tempo , il suo borgo antico protetto dal Castello Aragonese è rimasto ancora un posto ancestrale dove il “ passato non è soppiantato dal presente”; dappertutto si respira un’atmosfera onirica e si avverte il senso di infinito che  non contrasta con il “sogno architettonico poderoso” di una città che ha saputo reagire con coraggio e tenacia ai tanti tentativi fatti per conquistarla, sottometterla e distruggerla.

Nel 1480 un tragico evento rese la città di Otranto celebre nella storia, I soldati turchi di Maometto II° la conquistarono e massacrarono i suoi abitanti, 800 persone furono trucidate perché si rifiutarono  di abiurare la fede cristiana. All’interno della  Cattedrale nell’ abside destra, custodite in apposite teche sono stati ricomposti i resti degli 800 santi martiri giustiziati, diventati da subito  il simbolo universale di una cristianità vissuta senza tentennamenti nella fede e nell’amore. Nello stesso Duomo si può ammirare il più grande e meraviglioso mosaico del mondo; si tratta di un mosaico  pavimentale che come un tappeto ricopre l’intera superficie della chiesa .

Esso fu realizzato  dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165; l’artista realizzò anche  i pavimentali della Cattedrale di Brindisi. Le migliaia di tessere di calcare colorato, poste le une accanto alle altre, disegnano magicamente  l’immagine dell’albero della vita , rappresentazione allegorica della storia della salvezza da Adamo ed Eva fino alla venuta di Cristo. . Sono rappresentate tra i rami di questo albero fantastico: figure allegoriche , i segni dello zodiaco, i mesi dell’anno , alcune scene dell’antico testamento (la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso , il racconto di Noè, la costruzione della Torre di Babele) Alcune location facilmente raggiungibili da Otranto sono i Laghi Alimini, lagune d’acqua dolce comunicanti con il mare; la baia del Mulino ad Acqua, la Baia dell’Orte, la Baia dei Turchi con il suo mare di cristallo; Porto Badisco, sempre accogliente come ai tempi dello sbarco di Enea; la grotta ipogea di Torre Pinta nella Valle delle Memorie. Non meno interessante è l’itinerario che da Santa Cesarea Terme porta a Santa Maria di Leuca tra grotte preistoriche, alte falesie e ville in stile moresco, un tempo residenze di pascià, di nobili dell’alta borghesia locale; tra queste citiamo la sfarzosa villa meglio nota come Palazzo Sticchi.

Tappe d’obbligo lungo il predetto percorso cono la Grotta della Zinzulusa (ricca di stalattiti e stalagmiti; in gergo locale i zinzuli, ossia straccetti appesi); la Grotta Palombara  raggiungibile solo via mare e la grotta Romanelli che conserva ben custoditi preziosi graffiti paleolitici; la grotta verde di Marina di Andrano con le sue magiche e colorate fosforescenze. Giunti fin qui sarebbe un errore imperdonabile non prendere una barca noleggiandola nel porticciolo di Tricase per andare a scoprire delle location di straordinaria bellezza, autentiche poesie di pietra scolpite dal mare e dal vento; tra queste la grotta del Pozzo con il suo laghetto azzurro, le fantasmagoriche grotte del Duomo e quelle delle Mannute.

Il tempo di riprendersi da emozioni così intense e siamo già a Santa Maria di Leuca, la “città bianca come la luce”, là. dove le acque dell’Adriatico si incontrano con quelle dello Ionio; siamo al sud del sud, alla punta estrema dello stivale; la città viene simbolicamente identificata con la bianca Torre Ottagonale del maestoso faro che sorge su un promontorio roccioso proprio a ridosso del Santuario di Santa Maria di Leuca, costruito sulle vestigia di un antico tempio pagano eretto in onore della dea Minerva. Qui il paradiso è ancora una volta a portata di mano ; un antico detto popolare , infatti, garantisce a quanti visitano  e  pregano  nel Santuario  uno speciale salvacondotto  per tale ambita destinazione. Da punta Ristola e punta Malazzedda si percorre un breve tratto di costa, spettacolarizzato dalla presenza di stupende grotte marine scavate nei secoli dalle tempestose mareggiate invernali e dall’accesso impervio che le rende ancora più misteriose.

Siamo così  giunti alla Marina di Leuca dove tra ville ottocentesche costruite sul mare e circondate  da  uliveti argentati e secolari, palazzi padronali di grande interesse storico ed architettonico, a ridosso di fondali marini pescosi ed una posizione geografica di grande impatto scenografico ci si può abbandonare agli ozi rilassanti di una vacanza di sogno. La Marina di Leuca è diventata meta di un turismo d’elite, privilegata da turisti provenienti da tutte le parti del mondo con in pole position gli americani ( pazzi per la Puglia, per il suo mare e per il Salento in particolare) e poi  tedeschi ed inglesi. Ma la vera regina   dello Ionio è  Gallipoli ( la Kalè-polis, la città bella degli antichi greci).Per arrivarci si segue  un percorso con connotazioni paesaggistiche cangianti , le scogliere di questo tratto di costa diventano più basse, meno scoscese e si alternano  con lunghi ed ampi arenili sabbiosi, mentre tutto il territorio è caratterizzato dalla presenza di numerose Torri di avvistamento  costruite nel Medioevo  per difendere le coste e le città del primo entroterra dalle feroci e sanguinarie  incursioni  dei Saraceni e dei pirati di passaggio Le Torri venivano  costruite su scogliere molto alte in modo da formare una rete fortificata sul mare in grado di fermare  al primo impatto il tentativo di invasione; in questo ampio tratto costiere si possono ancora oggi visitare , in considerazione del loro buono stato di conservazione, le Torri  di Vado, Porto Miggiano, Sant’Isidoro, Uluzzo.

Preceduta dalla Baia verde, per il colore verde – azzurro del su mare e da una delle più belle oasi naturalistiche dell’intero hinterland la città di Gallipoli disvela tutto il suo fascino orientale, con le case bianche di calce molto simili nell’aspetto urbanistico a quelle delle isole greche. Il borgo antico della città sorto intorno ad un possente Castello Angioino , impreziosito da un torrione circolare cinquecentesco è situato su un isolotto collegato alla terra ferma da un ponte; nelle sue viuzze strette e tortuose  sono nascosti alcuni stupendi tesori architettonici come la fontana ellenistica, i palazzi barocchi, la cattedrale dedicata a Sant’Agata, la Chiesa del Canneto nella quale i pescatori si raccolgono in preghiera prima di avventurarsi in mare per invocare una pesca abbondante in modo da assicurare ai numerosi ospiti della città alcuni piatti tipici della città e della tradizione pugliese.

Siamo  ormai  nel cuore della Magna Grecia di cui la città di Taranto ne fu la maggiore espressione storico culturale; prima di giungervi si percorre una costa merlettata caratterizzata dalla presenza di scogliere basse di pietra calcarea   che invitano alla balneazione per poi  all’improvviso impennarsi  fino a 40 metri trasformandosi in bastioni rocciosi  ed imponenti  nei pressi della riserva  naturalistica di Porto Selvaggio  per ridiventare blanda nei pressi del Parco Marino di  Porto Cesareo. Di qui tra baie, lagune, dossi di sabbia, lande carsiche , isolotti e scogli protetti  da una lunga fascia di macchia mediterranea  con tamerici, salvia, ginepri e pini d’Aleppo  si giunge al Parco naturale dell’Isola Grande  nel quale vengono conservate e protette  ben 200 specie di piante tipiche della flora mediterranea, alcune rarissime; siamo ormai a Punta Prosciutto, Torre  Colimena, Torre Castelluccia. Ad un tiro di schioppo  si trova Saturo, dove sono stati rinvenuti  i resti di alcune ville romane, ed a poca distanza  in una baia troviamo il tempio della dea Satyria eretto in epoca ellenistica  quasi di fronte  alla città di Taranto, l’antica Taras  fondata da alcuni coloni spartani e trasformata dai romani in porto commerciale per assicurare un utile supporto alle spedizioni nel mediterraneo ed in genere verso i Paesi dell’Oriente.

(Segue La Puglia e le province di Brindisi e Taranto)

Giacomo Marcario

Redazione www.progetto-radici.it

Redazione

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: