La libertà che guida le donne

La libertà che guida le donne

Di Daniela Piesco Vice Direttore

Www.progetto-radici.it

La Libertà che guida il popolo è un dipinto a olio su tela del pittore francese Eugène Delacroix, realizzato nel 1830 e conservato nel museo del Louvre a Parigi.

La donna che si pone come protagonista della scena, è Marianne: lei è la personificazione della Francia e soprattutto rappresenta la Libertà.

La donna, in una mano stringe la bandiera francese, mentre nell’altra, una baionetta, suggerendo la sua attiva partecipazione nel conflitto; i suoi piedi sono nudi mentre attraversa il campo di battaglia, ha il seno scoperto e sulla testa ha un berretto frigio, il quale era il simbolo della repubblica tanto agognata dai rivoluzionari nel 1789.

Marianne volge lo sguardo verso gli altri cittadini, incoraggiandoli a combattere.

Le donne rappresentano la metà della popolazione umana: il loro status e la loro posizione possono essere un valido criterio per valutare il livello di progresso di ogni società e cultura. Esse hanno un ruolo importante nello sviluppo e nell’evoluzione della loro collettività e sono determinanti nella crescita della qualità della vita nella stessa.

Anche se oggi ,molte ,vivono l’endemica violazione dei loro diritti fondamentali come persone e come cittadine, riescono ,comunque,come Marianne , a far pesare la loro importanza come protagoniste nei processi di mediazione nei conflitti.

La più grave discriminazione verso la donna è stata compiuta dal governo dei talebani in Afghanistan, ora deposto, che aveva negato ogni diritto umano alle donne.

Eppure proprio in quel contesto , così avverso di Kabul ,si è creato l’” Afghanistan’s women’s national cycling team” proprio a combattere per la libertà.

Un gruppo di 40 donne afgane appassionate di ciclismo e facente parte della nazionale femminile ha cercato di infrangere le barriere delle tradizioni del loro paese. Ha voluto veicolare il messaggio che anche le donne potessero fare sport liberamente, un’attività considerata non adatta per una società conservatrice come quella dell’Afghanistan.Ha rappresentato, attraverso la bicicletta , la libertà nella sua accezione basica: l’essere in grado di muoversi e viaggiare.

L’Afghanistan ,come è notorio, è quasi sempre agli ultimi posti nelle classifiche dei paesi che rispettano i diritti delle donne. Per tradizione le donne nubili appartengono ai padri e quelle sposate ai mariti. I matrimoni combinati sono frequenti, e spesso le ragazze sono costrette a sposare un cugino o un altro parente. Nelle campagne le bambine sono vendute come spose a uomini più anziani. Ci sono ancora i delitti d’onore: donne uccise da parenti maschi perché hanno avuto contatti non autorizzati con uomini estranei alla famiglia. Le protezioni offerte dalla costituzione afgana e da un’importante legge del 2009 sui diritti delle donne non sempre sono applicate con rigore.

Ecco perché l’istinto umano di pedalare a Kabul diventa così prezioso per le afgane.Un istinto più forte della religione e della tradizione che ha bisogno di comunicare, condividere, amare e stabilire un contatto visivo con altre persone.Che vuole allenarsi in strade polverose e lontane dal centro, per non essere visto quasi come un animale ferito ;che brama gioia, divertimento e felicità;che vuole combattere per ottenere ciò che gli spetta.

Dopo la caduta del regime taliban nel 2001, le nuove autorità hanno incoraggiato quegli istinti: le ragazze e le donne di Kabul hanno potuto frequentare scuole e università, lavorare a fianco degli uomini nelle aziende private e nella pubblica amministrazione, e perfino vivere da sole o con amiche in appartamenti. La costituzione attualmente in vigore riserva alle donne 68 seggi (almeno due elette in ognuna delle 34 province) sui 250 del parlamento. La necessità di tutelare queste conquiste è uno dei temi più discussi della capitale.

Le donne afghane avrebbero bisogno di norme sociali più evolute, che accettino la diversità degli obiettivi di una donna che vive nel 2021 , ma soprattutto ne avrebbero bisogno perché da sempre sono catalizzatori di cambiamento quando si dà loro l’accesso all’istruzione diventando attiviste, facendo politica e lottando strenuamente, pur consapevoli di rischiare la vita, per creare cambiamento.

Sono fermamente convinta che il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership: è alle donne che spetta, infatti, il compito più arduo, ma più costruttivo tutti e cioè quello di inventare e gestire la pace.

E mi ritorna alla mente una grande donna tanto minuta quanto energica, il cui monito risuona come una speranza per il futuro: «Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” (…) e coltivare il coraggio di ribellarsi”.(Rita Levi Montalcini)

Un primo coronamento degli sforzi e delle lotte è arrivato quando il comitato per gli affari legali del gabinetto, ha accettato la proposta per cambiare la legge sulla definizione di identità.
La nuova identità comprende il nome della persona, il cognome, il nome del padre, il nome della madre e la data di nascita.

La presenza del nome materno implica un riconoscimento reale e giuridico, spalanca le porte per le rivendicazioni dei diritti e ha risvolti positivi e concreti nella vita quotidiana.

Stampando il suo nome, la madre, ha un potere e la legge le conferisce determinate autorità per essere una madre che può, senza la presenza di un uomo, ottenere documenti per i suoi figli, iscrivere i suoi figli a scuola, e viaggiare

D’ora in poi, i nomi delle madri verranno stampati accanto al nome dei padri.

E bisognerebbe riflettere su come mai gli “spazi di libertà”, che appaiono così scontati per ogni uomo e donna ,li ,in quella realtà avversa si aprano così lentamente.

Tante potrebbero essere le azioni necessarie per migliorare la loro situazione ma bisognerebbe partire dal farla conoscere, dal denunciarla e dal dare ragioni di speranza per il futuro a tutte le donne del mondo dovunque si trovino.

Kabul ammette smentite ma resta immobile.

Domani sorgerà un nuovo sole con sogni d’intraprendere perché l’ audacia ha del genio, del potere e della magia.

Daniela Piesco Vice Direttore

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