La mala educación

La mala educación
Se Mario Draghi si mette in gioco per sbrigliare la stessa matassa che proprio queste forze politiche hanno ingarbugliato, probabilmente la risposta più ovvia doveva essere: siamo a disposizione, ci dica cosa dobbiamo fare e facciamolo più velocemente possibile.

Giacomo Vivarelli 

La metafora più attinente che viene in mente, seguendo le consultazioni di Draghi, è che sembra di assistere ad un colloquio sulla lingua Italiana tra Dante Alighieri e Francesco Totti, dove Totti pone condizioni e vuole indicare la via da seguire.

Mi fa rabbrividire che tutte, tutte, le formazioni politiche si permettano di porre veti di partecipazione al governo; di pretendere che alcuni provvedimenti non siano rivisti; di dare la disponibilità solo nel caso se ne attuino altri; di chiedere poltrone, ministeri o alte cariche.

Come sempre in Italia si perde d’occhio la causa che ha portato il presidente Mattarella a calare l’asso più prestigioso che aveva nella manica. 

Se Mario Draghi si mette in gioco per sbrigliare la stessa matassa che proprio queste forze politiche hanno ingarbugliato, probabilmente la risposta più ovvia doveva essere: siamo a disposizione, ci dica cosa dobbiamo fare e facciamolo più velocemente possibile.

Perché in tempo di guerra funziona, o meglio, dovrebbe funzionare così. 

Invece stiamo assistendo al solito squallido teatrino dei politicanti per professione, che stanno facendo gli spocchiosi con l’alunno più bravo per dimostrare che non c’era bisogno del suo aiuto.

Ma la politica va fatta fare a chi la sa fare! 

Mi sono rotto le palle di questa incompetenza, di questa arroganza, di questo parlare da un pulpito troppo alto, di questo odio nei confronti dell’avversario, di questo voler dare lezioni di civiltà, di questo trattare gli Italiani  da bambini disubbidienti, di questo continuo compromesso per far passare qualunque provvedimento, di questo modo maleducato di attaccare chi la pensa diversamente, di questa becera e perenne campagna elettorale, di questa totale mancanza di arte oratoria, di questo continuo rimando delle cose basilari da fare perché non si trova un accordo, di questo continuare ad affermare cosa vogliono gli Italiani arrogandosi il diritto di parlare per tutti, di queste sceneggiate immorali per mantenere la poltrona e lo stipendio, di questa falsa compassione nei confronti di chi soffre, di questa assoluta mancanza di coerenza, di questi monologhi deliranti sui social, di questa mancanza totale di umiltà, di questa avversione totale all’ammettere di aver sbagliato o fallito, di questa mancanza assoluta di moralità! 

Vorrei ricordare a questi “poco” onorevoli signori, che sono loro che dovrebbero essere al servizio del cittadino! E per questo sono lautamente pagati proprio dai cittadini.

Ma qui purtroppo nasce l’eterno dilemma dell’uovo e della gallina. 

È questa classe politica che è l’espressione accentuata del popolo o è il popolo che si è fatto plasmare da questa classe politica?

Non ho la risposta! 

Il fatto è che ci siamo trovati a questo punto. 

Spero vivamente che un minimo di senso civico faccia si che Mario Draghi possa traghettarci fuori da questa palude e si possa ripartire utilizzando una fetta importante dei famosi fondi europei per la scuola.

Perché solo iniziando dall’istruzione e dalla cultura le future generazioni potranno contare su una classe politica capace, efficiente e giusta. E che i Mario Draghi siano la regola per fare politica, e non l’eccezione

Giacomo Vivarelli

Redazione

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