L’impegno della Farnesina nella giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

L’impegno della Farnesina nella giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

ROMA – In occasione della Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, che si è celebrata come ogni anno il 6 febbraio, l’Italia ha ribadito il suo “impegno incondizionato per l’eliminazione di questa odiosa forma di violenza che ha conseguenze gravissime e irreversibili sullo sviluppo fisico e psicologico delle bambine e ragazze che ne sono vittime e costituisce un enorme ostacolo nel processo verso l’eguaglianza di genere e l’empowerment femminile delle società in cui tali pratiche sono presenti”.
Secondo i dati dell’ultimo Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite lo scorso luglio, almeno 200 milioni di donne e ragazze al mondo sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili e più di 4 milioni di ragazze ogni anno sono a rischio di subirle.
“Il contrasto ad ogni forma di violenza contro le donne e le bambine rappresenta una delle priorità del nostro attuale mandato in Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite”, ha dichiarato in una nota il Ministero degli Affari Esteri italiano. “Lavoriamo in tal senso, sia nell’ambito delle organizzazioni internazionali competenti, a cominciare dai negoziati in Assemblea Generale e in Consiglio Diritti Umani, sia nelle relazioni bilaterali con i Paesi terzi interessati, sia sul campo, con i progetti della Cooperazione Italiana. Siamo infatti tra i principali Paesi donatori impegnati su questo fronte e la legislazione italiana sulla prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile è considerata una buona pratica a livello internazionale”.
La Farnesina è convinta che “per combattere questo fenomeno sia necessario un approccio onnicomprensivo e multidisciplinare, che tenga conto del legame tra queste pratiche inaccettabili e la disuguaglianza di genere, e che non si limiti al divieto ma promuova anche politiche integrate – che includano la sensibilizzazione e la responsabilizzazione dei Paesi e delle comunità locali interessate – affinché tale odioso fenomeno non venga più tollerato a livello sociale”.

Redazione

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