Il momento della speranza nel coraggio e nella serietà di un italiano all’estero.

Il momento della speranza nel coraggio e nella serietà di un italiano all’estero.

 

 

Di Alessandro Butticè

BRUXELLES – Vivendo all’estero e seguendo con immenso amore, ma anche con non inferiore tristezza e preoccupazione, le vicende del nostro Paese, come solo gli emigrati, ancorché di lusso come me, possono sentire per la propria Patria lontana, da qualche giorno ho un sentimento di rinata moderata speranza. Che da tempo avevo quasi completamente perso.
La speranza, che condivido con tanti altri connazionali, mi è stata data dalla saggezza del nostro Presidente della Repubblica, che ha conferito l’incarico di formare un governo di unità nazionale (o comunque lo si voglia chiamare) a Mario Draghi. Personalità di cui ho grande fiducia. Per quattro ragioni fondamentali.
La prima, è che si tratta di un uomo la cui competenza, serietà e professionalità (tra tanti nani e ballerine che affollano la cronaca politica nazionale) sono fuori discussione e riconosciute a livello globale. Anti-stereotipo dell’italiano medio.
La seconda, è che è libero dalle smisurate ambizioni di tanti personaggi in cerca d’autore: ha l’età per esserlo ed ha già il suo nome nei libri di storia per avere salvato l’Euro e l’Europa.
La terza è la certezza che avrebbe solo da perdere per la sua grande reputazione se (pur non potendo fare miracoli che nessuno ha il diritto di attendersi) il suo governo non rappresentasse l’inizio di una risalita del Paese dal fondo toccato da troppo tempo.
La quarta – last but not least, come direbbero gli inglesi – è che Mario Draghi nella sua vita ha dimostrato di avere ciò che pochi politicanti hanno: il coraggio. Che gli permetterà di dire no a pretese suicide di tanti pifferai magici che abitano il nostro parlamento e la scena politica italiana.
Coraggio che, pur diverso dalla temerarietà, ha confermato al mondo, solo di fronte alla Germania, quando era Presidente della BCE. E che è stato anche oggetto di un suo significativo ricordo pubblico:
“a cavallo tra le due guerre, in Germania, mio padre vide un’iscrizione su un monumento. C’era scritto: se hai perso il denaro non hai perso niente, perché con un buon affare lo puoi recuperare; se hai perso l’onore, hai perso molto, ma con un atto eroico lo potrai riavere; ma se hai perso il coraggio, hai perso tutto”.
Non ci resta quindi che avere il coraggio di sperare. Ed io ci spero davvero.
Sperando anche che, dopo le ubriacature di questi anni, l’onestà (tanto invocata e sbandierata da alcuni in urla di piazza e da osteria) non venga considerata più titolo di merito eccezionale per un governante. Del Paese, di una Regione o di una città. Perché vorrei sognare di poter essere cittadino di un Paese dove per qualsiasi politico e civil servant, l’onestà sia data per scontata. Condizione necessaria ma non sufficiente per servire la cosa pubblica.
È la ragione per cui da troppo tempo vorrei sentire urlare nelle piazze la parola “serietà”. Perché è ciò di cui il nostro Paese ha in questo momento più bisogno.
E Mario Draghi è un esempio di serietà italiana nel mondo. Che molti però vedono ancora come un’eccezione. Perché contraddice lo stereotipo (spesso non ingiustificato, purtroppo) dell’Italiano furbastro, ammaliatore, autocelebrativo, corrotto e assolutamente inaffidabile.
Approfittiamo quindi della faccia personale che Mario Draghi ha generosamente accettato di mettere sul nostro Paese. E facciamo di tutto, ognuno nel proprio piccolo, per non fargliela perdere a causa nostra e dei personaggi circensi che hanno sinora abitato la vita pubblica nazionale. Troppo spesso specchio di quella privata degli italiani che hanno permesso loro di rappresentarli.
Non sarà facile, dobbiamo saperlo, prima di lasciarci andare ad ubriacature di facile entusiasmo. Senza attenderci facili miracoli dall’ennesimo “uomo della provvidenza”. Saranno tempi duri, difficili e di impegno per tutti. Manteniamo tuttavia la consapevolezza che, solo se ci sarà l’aiuto e la serietà di tutti, guidati da una personalità mondiale come Mario Draghi e di coloro che, ne sono certo – malgrado i tentativi di inserimento di tanti saltimbanchi e sistemisti vari (Palamara docet) – lo assisteranno, potremo sperare di cominciare a risalire lentamente la china.
Con l’impegno di tutti! Che è un dovere di serietà senza appello che abbiamo nei confronti dei nostri nipoti e pronipoti. Se non vorremo essere da loro maledetti per sempre.

 Alessandro Butticé

Redazione

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