Nuove migrazioni e nuove sfide

Nuove migrazioni e nuove sfide

ROMA Ragionare sul futuro dei diritti delle persone in movimento. Questo l’obiettivo da centrare con la quarta assemblea plenaria della conferenza Stato Regione Province Autonome e Cgie in vista della quale si è svolto oggi pomeriggio il secondo incontro preparatorio online. Tema le nuove migrazioni.
Ad introdurre i lavori il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone che ha voluto ricordare la “complessità” di un fenomeno, quello migratorio, “complesso e articolato” e che oggi più che mai ha bisogno di “risposte, strumenti e politiche innovative”.
Con la quarta assemblea plenaria della conferenza – che il Cgie ha fortemente voluto, a 11 anni dalla convocazione della terza – “dovremo andare oltre l’oggi, per delineare, da un lato, il futuro di questo organismo e, dall’altro, seguire l’evoluzione della mobilità”.
Occorre discutere e confrontarsi sui “diritti delle persone in movimento”, sulle “opportunità da cogliere nel Sistema Italia” per “ridurre i flussi e recuperare parte delle competenze uscite dal Paese”. i numeri, d’altro canto, sono quantomeno “significativi”: oltre 6 milioni gli italiani residenti all’estero. Persone che obbligano il Paese a confrontarsi non solo sui servizi e le politiche di cittadinanza, ma anche, con i Paesi di destinazione per “le politiche di accoglienza”, con un “costante monitoraggio” che garantisca il diritto di “integrazione” contro “ogni discriminazione”.
Tanti, ha aggiunto Schiavone, i fronti su cui il Cgie vuole “confrontarsi con le istituzioni regionali e gli enti locali”, perché venga garantita “la libertà di movimento, adeguando le legislazioni regionali e nazionale”, lavorando a garanzia del “mantenimento dell’identità culturale dei figli al seguito delle famiglie migranti” e, come detto, quello “di integrazione nei Paesi di arrivo”, dove i nostri concittadini hanno bisogno di “informazioni e orientamento”, senza dimenticare il supporto all’insegnamento della lingua e alla diffusione della cultura italiana, il ruolo centrale della tutela e “il diritto di reinserimento al loro eventuale rientro in Italia”.
Per farlo, ha concluso Schiavone, tutti gli attori coinvolti dovranno “agevolare l’incontro tra vecchia e nuova emigrazione” attraverso una “visione strategia certamente non episodica”.
Dello stesso avviso il Direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie della Farnesina, Luigi Maria Vignali, che – dopo essersi congratulato con il Cgie “per esser riuscito dopo 11 anni a organizzare l’assemblea” e letto un messaggio di saluto del sottosegretario Merlo, impegnato nei tavoli parlamentari per la risoluzione della crisi di governo – ha indicato in 6 milioni e 275mila il numero ufficiale, al 31 dicembre, degli italiani stabilmente residenti all’estero. Una cifra enorme, che comprende le “varie anime dell’emigrazione italiana”. Tra loro, ha detto Vignali, ci sono “molti giovani, in genere formati e molto preparati”. Persone che “se non tornassero in Italia rappresenterebbero un deflusso importante di capitale umano” e di risorse.
Dunque, ha ribadito Vignali, occorre lavorare alla “circolarità dei flussi” perché “l’emigrazione non è di per sé negativa”, al contrario, può essere un “fattore arricchimento anche per l’Italia”. A patto che chi parte, poi torni per “reinvestire qui” il “patrimonio di esperienze culturali, umane e linguistiche” sviluppato all’estero. Perché questo accada, però, “servono concrete possibilità di rientro” ed è su questo che il Governo, attraverso la Farnesina, intende lavorare con i territori e il Cgie.
Tra i segnali in questo senso, Vignali ha citato gli incentivi fiscali inseriti nel Decreto Crescita, modificati con l’ultima finanziaria che ha “allargato la platea dei beneficiari”, senza fare più distinzione tra i rientrati prima o dopo il 2020.
L’altro fronte centrale, per il Direttore generale, è rappresentato dal lavoro da compiere affinchè questi connazionali mantengano il loro legame con l’Italia: “qui – ha detto – gioca un ruolo fondamentale l’associazionismo”, che negli anni ha rappresentato “una rete di accoglienza e protezione per chi è andato all’estero”.
Su questo tema, ha aggiunto Vignali, “ci sono tante iniziative importanti, come quella che vede il Maeci al fianco del Ministero per il Sud nella creazione di una “Rete di talenti per il Sud”, costituita da migranti di successo che vogliono aiutare le imprese soprattutto meridionali con una sorta di tutoraggio. Abbiamo creato una piattaforma di “talenti all’estero”, che presto condivideremo con un lancio ufficiale”, ha anticipato il Direttore generale.
L’associazionismo, ha proseguito, “ha un ruolo fondamentale anche per contrastare fenomeni di sfruttamento”; attraverso le associazioni ma anche “le reti informali”, i giovani “possono mantenere legami con l’Italia e trovare opportunità di rientro attraverso i collegamenti con l’asse produttivo del Paese”.
Le associazioni italiane censite all’estero sono più di 1.700, vecchie e nuove, che spaziano negli ambiti più vari, dalla cultura all’assistenza. Un patrimonio da “valorizzare”, agevolando “l’evoluzione delle reti” così da “coltivare la creatività e l’innovazione degli italiani all’estero, favorendo collegamenti con il Paese ed eventuali prospettive di rientro”.
Citati alcuni esempi sparsi nel mondo – dal Cap Paris alla Lia di Buenos Aires, dalla Rete Rosa a San Francisco al Coordinamento delle Associazioni italiane nella Cina Orientale a Shanghai – Vignali ha sostenuto che “tutte sono un punto di riferimento fondamentale” non solo per i connazionali ma anche “per gli organismi e le istituzioni che vogliono intercettare chi è partito”.
Dunque, per il Direttore generale, nonostante il Covid, bisogna continuare a lavorare per “attivare questi circuiti di rientro”.
“Direi che occorre una nuova stagione di centralità delle associazioni italiane all’estero”. Su questo “Cgie, Comites, camere di commercio, tutti gli enti, hanno un ruolo importantissimo” perché possono “presentare ai territori le opportunità da cogliere e indicare come mantenere legami con le collettività”.
“Le politiche giovanili non si devono formare ai confini nazionali ma ampliarsi ai giovani italiani all’estero”, ha sottolineato Vignali. “Bisogna far sentire la presenza forte delle istituzioni e dell’Italia all’estero, valorizzare le associazioni, le reti informali di aggregazione”, senza dimenticare “i giovani di seconda e terza generazione”.
“Tutti insieme possono davvero far sì che la mobilità diventi un circolo virtuoso. Credo che con le prossime elezioni di Comites e Cgie si possano accogliere queste nuove energie” che avranno in questi organismi un veicolo “per far sentire la loro voce” e, ha concluso, “contribuire alla ripresa del Paese. Questo è il nostro auspicio”. 

Redazione

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